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La festa di San Giorgio domenica 26 aprile




La Modica di Enzo Belluardo




SCONVOLTI NELLE EMOZIONI ANNICHILITI NELLA RAGIONE

Ci sono avvenimenti, come la recente catastrofe d’immigrati, che sconvolgono le emozioni, che generano identificazione e lasciano annichiliti. Ci sono poi, subito dopo, dichiarazioni e prese di posizione da parte di politici e governatori che sconvolgono la ragione, che, oltre a fare annichilire per la sfacciataggine, offendono per la pochezza culturale e assumono il potere di sconfortare e far disperare per il futuro dell’umanità.

Già sappiamo che la vita sulla terra è in serio pericolo perché consumiamo più di quanto la terra produce, già fa tremare i polsi l’immobilismo dei politici verso l’inversione di rotta da questa china fallimentare.

Sappiamo, perché lo predicano gli scienziati, che il modo in cui l’economia viene condotta, sotto l’egida del capitalismo e del liberismo deregolarizzato, rischia di far surriscaldare il pianeta mettendo a rischio l’esistenza del pianeta e della vita su di esso in tutte le sue forme, già temiamo perché non vediamo compiere un minimo passo verso una messa in discussione di questa rotta folle.

Vediamo cinismo, indifferenza, sordità o forse impotenza verso le catastrofi umane di proporzioni bibliche, come quella dell’immigrazione che si riversa sul Mediterraneo, dove una parte d’umanità decisamente criminale fa affari con la merce umana in forma più atroce della tratta degli schiavi dei tempi medioevali.

Nella modesta posizione di semplici cittadini all’oscuro degli elementi di realtà presenti nelle zone dell’esodo non ci sentiamo di condurre analisi esaustive sulle strategie da seguire per evitare che esseri umani, certamente sofferenti, certamente sconvolti nella loro esistenza, facciano questa misera fine.

Tuttavia non meritiamo di essere presi per i fondelli dai vari apparenti saputelli che balbettano soluzioni semplici per un problema complesso, trascurato da tutti, da troppo tempo, tanto da essersi trasformato in cronico ed endemico.

Soprattutto non meritiamo di veder prospettare soluzioni ai problemi confacenti alla campagna elettorale sulla pelle di vite innocenti sacrificate sull’altare del cinismo.

Una forma di elementare buonsenso ci dice che la soluzione non si trova perché neanche la si cerca, perché la si pretende semplice ed economica, cioè la moglie ubriaca e la botte piena.

Un’elementare forma di sfiducia e di diffidenza verso chi oggi dovrebbe occuparsi del destino del mondo e dell’umanità ci porta a pensare che in fondo sacrificare l’umanità che giace alla base della piramide venga vista come una pratica di disinfestazione.

Questo pensiero malevolo purtroppo ci viene confermato dal fatto che quando i fenomeni diventano inarrestabili si risponde sempre allo stesso modo: con la guerra. Con la più imbecille e la più inutile delle risposte di fronte alle difficoltà. La guerra è come il diserbante, uccide l’infestante per un po’, poi le erbacce ricompaiono.

Il problema è complesso e complessa e sfaccettata dovrà essere la soluzione. Tutti quelli privi di potere capiamo che per sottrarre gli innocenti ai criminali che lucrano sulla disperazione bisogna organizzare, a livello di Nazioni Unite, dei cordoni umanitari che individuino in loco quelli che hanno diritto allo status di rifugiato politico ed attivare una via di fuga legale e protetta. Insomma ai trafficanti bisogna togliere la materia prima.

Questa umanità perseguitata, se ancora vogliamo dirci civili, va tutelata, accolta dignitosamente dal punto di vista materiale e poi piano piano va integrata. Perché ciò possa realizzarsi bisogna pianificare, investire, e, cosa non secondaria, bisogna organizzare.

Non può essere solo il paese costiero degli sbarchi a farsi carico di questo esito di proporzioni bibliche, bisogna farsene una ragione, il fenomeno è inarrestabile, la Comunità Europea la deve smettere di essere una contraddizione in termini, deve comportarsi da comunità, deve smetterla col gioco infantile degli egoismi nazionali, altrimenti il fenomeno finisce col ritorcersi contro le singole nazioni.

Non è possibile lasciare i sindaci da soli ad affrontare la questione, non è tollerabile che alcuni comuni vengano stravolti dal peso eccessivo della presenza di sfollati ed altri se ne lavino le mani. La densità di presenza deve avere un’incidenza percentuale sostenibile ed essere equamente distribuita. Altrimenti è fallimento per chi accoglie e per chi è accolto. Il Governo centrale italiano deve intervenire fissando criteri. Basta propaganda, basta passerelle per esibire muscoli, piuttosto umiltà ed umanità, materia prima che ai politici proprio manca.

Un’altra cosa è colpire la criminalità che lucra sulla sofferenza e sulla morte. Alcuni studiosi conoscitori del problema dicono trattarsi di una forma di commercio criminale secondo per ampiezza solo a quello della droga, organizzato, fatto di gente capace, lucida, cinica, con senso spiccato degli affari e senza scrupoli.

Se si vuole combattere su questo fronte si devono cercare gli organizzatori e non gli scafisti che, se pur complici, sono solo pesci piccoli. Su questo versante ci vogliono idee strategiche, risorse, pianificazione internazionale in strategie giudiziarie, insomma volontà politica, tempo, leggi e risorse umane specializzate.

Se poi si vuole aiutare questi miserabili a rimanere a casa propria come afferma l’esponente della lega Salvini, allora bisogna dirgli che non basta la sua arroganza da bullo capace solo di fare propaganda elettorale, e neanche basta la guerra guerreggiata che generebbe il suo ipotetico agire, sempre che sia consapevole di quello che dice.

Per raggiungere l’obiettivo di aiutare questi poveracci a non emigrare bisogna cambiare le regole del gioco del capitalismo, bisogna cambiare modello di sviluppo, bisogna estromettere dall’Africa le multinazionali che sfruttano il continente e non permettono che i poveri del mondo possano sfamarsi coltivando la terra perché l’hanno occupata per i propri fini che non sono certo quelli dello sviluppo locale.

Il fenomeno immigrazione è un fenomeno di proporzioni epocali ed è inarrestabile, è il risvolto delle diseguaglianze sociali sempre crescenti, è il risvolto della globalizzazione non governata pensando agli individui ma organizzata esclusivamente per accumulare profitti. L’immigrazione massiccia è una forma inedita di rivoluzione che purtroppo si riversa solo su altri poveri

L’umanità nel suo misero abbandono non sopporta più la disparità di misura usata tra le merci e l’uomo, non sopporta più di vedere l’attenzione massima verso le merci e il denaro che ha generato il mercato mondiale. Non sopporta più la globalizzazione a scapito dell’indifferenza totale verso gli esseri umani a cui viene negata anche la transnazionalità.

Non appare tollerabile che si curino con scrupolo i trattati commerciali e si ignorino totalmente le ragioni di elementare sussistenza degli individui inermi.

L’immigrazione di massa è un sintomo, è la febbre di una malattia che affligge il pianeta, è una metastasi di un male che si chiama cupidigia, è una forma di crescita esponenziale delle cellule cancerogene generate dal dio denaro. Si manifesta sotto forma di indifferenza verso il destino dell’umanità, per questo l’unica terapia che si pensa di praticare è la guerra, una sorta di chemioterapia che conduce inesorabilmente a morte ma fa fare profitti agli azionisti delle multinazionali che fabbricano armi.

Stiamo vivendo (per così dire) come se fossimo l’ultima generazione sulla terra, dobbiamo accaparrare il più possibile (per farne cosa poi?). Non ne abbiamo nessun diritto, abbiamo invece il dovere di lasciare un pianeta vivibile alle generazioni future e una terra capace di perpetuarsi nel suo prodigio.

Carmela Giannì




ITALIANI BRAVA GENTE?

E così, oltre che ad essere un popolo di navigatori, poeti, inventori e quant’altro, siamo anche un popolo di torturatori. Ce lo dice l’Europa riguardo ai fatti del G8 di Genova alla scuola Diaz.

Non che noi non si avesse il sospetto che ogni tanto a qualche tutore dell’ordine o a qualche militare in “missione di pace” potesse scappare la mano ma, in assenza di una legge che definisce e punisce come reato la tortura, pensavamo, in linea di massima, di essere ignari mali cioè candidamente ignoranti, per cui, da noi, la tortura non esiste. Ennesima ipocrisia italiota, in linea con certi eufemismi politically correct per cui chi si occupa di spazzatura non è più definibile spazzino ma deve essere chiamato operatore ecologico oppure chi è zoppo diventa diversamente abile: nei fatti, ciascuno è quello che è ed ha gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti. Piuttosto, a chi fa lavori particolarmente utili anche se considerati umili e disagiati, o a chi per mala sorte si trova in condizioni psico-fisiche difficili, deve essere dato tutto il rispetto e la considerazione che merita.

Il tempo che ci separa da quanto accaduto alla Diaz – quindici anni! – e il fatto che se ne debba parlare ancor’oggi a causa di una tardiva e risibile recente sentenza, ci conferma nell’idea che il sistema giudiziario italiano sia profondamente ingiusto per l’eccesso di formalismi, per i troppi gradi di giudizio, per la farragine di leggi che consentono scappatoie e cavilli capaci di rallentare il corso della giustizia, quasi sempre a vantaggio dei rei e a svantaggio di chi è senza colpa. Si pensi quanti personaggi soliti noti hanno evitato la galera per prescrizione del reato e quanti invece si sono fatti anni di pena ed hanno avuto la vita spezzata da innocenti, riconosciuti tali oltre ogni tempo massimo concepibile: il recentissimo caso di Bruno Contrada è un tristissimo esempio di quanto la giustizia italiana possa diventare aguzzina.

lpdnp




BELL’ITALIA

Ennesimo crollo di un viadotto in Sicilia. Stavolta la cosa è più grave perché interrompe l’autostrada Palermo-Catania. Disastro, pare, annunciato: da dieci anni si sapeva di una frana in movimento e nulla è stato fatto per evitare danni. Dopo un inverno di piogge continue, la frana si è smossa e ha provocato lesioni gravissime ad una delle carreggiate che si è appoggiata all’altra. Dato che siamo in Italia, urge speculare sulla faccenda:

1 – L’area franosa ha un fronte di circa mille metri. I sistemi per evitare che una frana faccia danni ci sono: si approntano sistemi di contenimento oppure si evita di farci passare un’autostrada. Domanda: cui prodest? La mafia aveva interessi sul terreno o su quel tracciato in particolare? Quali funzionari del Genio (si fa per dire…) Civile non hanno fatto il loro dovere? Chi ha preso la mazzetta?

2 – Siamo sicuri che il cemento usato per la realizzazione del viadotto non sia “depotenziato”? Chi ha rubato, stavolta? Siamo certi che i pilastri non siano indeboliti dalla presenza nel loro interno di cadaveri di vittime di lupara bianca?

3 – Per completare le poche decine di chilometri che per tanto tempo hanno impedito ai siciliani orientali di poter andare a Palermo senza fare giri pazzeschi ci sono voluti più di vent’anni, oltre a parecchie cerimonie-farsa di inaugurazione preelettorali. Adesso si dice che l’autostrada rimarrà chiusa almeno per un decennio: tra gare d’appalto truccate, consulenze, subappalti e favori agli amici degli amici, ci si può credere. Ma fino a quando saremo in grado di sopportare questo andazzo?

4 – Invece di invitare le solite imprese o le oramai sputtanatissime cooperative rosse, proviamo a chiamare quei giapponesi che, alla faccia dello tsunami e del disastro nucleare di Fukushima, hanno rifatto un tratto di autostrada distrutta in 6 (diconsi sei!) giorni. Volere è potere.

lavinia paola de naro papa




IL M5S SULLE BOLLETTE PAZZE

Riportiamo integralmente un comunicato del M5S sulle bollette pazze dell’acqua che non possiamo fare a meno di condividere.

Se in un periodo normale è assolutamente scorretto e da condannare procedere alla richiesta del pagamento di una qualsiasi tassa (comunale o no che sia) che non corrisponda a quanto realmente dovuto dal cittadino per il servizio usufruito, durante una crisi come quella che gli italiani stanno vivendo diventa criminale. Se ci sono funzionari che non sanno o non hanno voglia di svolgere correttamente il proprio lavoro, che si prendano provvedimenti, che si sostituiscano anziché scaricare gli errori di un’amministrazione sugli amministrati che si sentono sempre più sudditi, privi di quei diritti di cittadinanza inalienabili in uno Stato democratico. Se accade (e non dovrebbe accadere!) che il computer che elabora queste bollette abbia un guasto, nel momento in cui ci si rende conto dell’errore, se si è ancora in tempo si potrà rifare daccapo il lavoro, altrimenti, se le bollette sono già state recapitate, si dovrebbe immediatamente provvedere con la comunicazione di non pagare quella bolletta errata e di attenderne una ulteriore stavolta corretta. Invece si recapitano le bollette pazze e si aspetta: sia mai che qualche cittadino fessacchiotto ci caschi e paghi…

 

“Ancora bollette pazze? Questa pratica barbara deve finire!

Cari concittadini, anche quest’anno vediamo riaffiorare le ormai ben note bollette pazze dell’acqua. La cosa che più ci fa rabbrividire è la dicitura: “Il consumo addebitato è relativo alla media storica della Sua Utenza”. Peccato che nella bolletta non si riesca a trovare né la lettura precedente, con tanto di mc (metri cubi) e data dell’ultima lettura, né la lettura presunta dell’utenza medesima, ma soltanto un numero messo lì a caso e la relativa cifra da pagare. Ora, complice il caldo di questi giorni e complice l’avvicinarsi l’approvazione del bilancio preventivo, ecco che il solito computer ‘impazzisce’ creando disagi e stress alla cittadinanza. Pertanto, invitiamo tutti i cittadini a verificare le proprie bollette per comprendere se anche loro sono incappati nel medesimo sbaglio. Siamo stanchi di essere trattati in questo modo poco rispettoso, costretti a stazionare per ore davanti al Comune in attesa del proprio turno per far correggere le bollette pazze. Questa pratica barbara deve finire! A tale scopo sollecitiamo il sindaco Abbate a prendere seri provvedimenti nei confronti del dirigente che non ha vigilato sul “mal funzionamento del computer” (se così si può dire) e a ridurre, in fase preventiva di bilancio comunale, l’introito a seguito dell’emissione di queste bollette errate. Auspichiamo anche che tali errori non debbano più verificarsi, anche perché, tantissime famiglie non riescono neanche a pagare le bollette regolari, figuriamoci quelle pazze.

Movimento 5 Stelle Modica”




CERCASI CONTE DISPERATAMENTE

La Contea di Modica, di cui noi siamo gli ultimi, indegni, eredi, non esiste più come entità giuridica da diversi secoli. Regnum in regno, contendeva ai re di Sicilia il primato sull’isola. Della sua gloria ci facciamo vanto noi modicani, anche se non siamo stati capaci di dedicare a Manfredi Chiaramonte o al conte Mosca o alle famiglie Enriquez e Cabrera neanche un vicolo, magari strappandolo agli imperanti ed onnipresenti Savoia che tanto danno e disdoro hanno portato all’intera nazione.

La Contea aveva Modica per capoluogo, ma si estendeva nel Val di Noto e in larga parte anche negli altri due Valli: a Palermo, in piazza Marina, si erge fiero il Palazzo dei Chiaramonte, lo Steri, e tanti sono i castelli dei conti di Modica sparsi per la Sicilia.

Poco tempo fa è morta la vecchia duchessa d’Alba, la donna più titolata del mondo: tra i tanti blasoni, anche quello di contessa di Modica. Ufficialmente esiste un nuovo conte, nella persona del figlio maggiore di Cayetana Fitz-Roy Stuart, Carlos, attempato elegantissimo gentiluomo sivigliano che, probabilmente, non ha mai messo piede a Modica e che, se va bene, ne conosce appena il nome.

Tutto ciò per dire che, per come stanno andando le cose in Sicilia, e in specifico modo nell’ex Contea, sarebbe bello poter avere un giovane e baldo conte capace di raddrizzare le cose storte che non vanno e di riportare dalle nostre parti almeno un poco dello splendore passato.

Nonostante le tante belle parole, le dicharazioni d’intenti e le roboanti promesse, dai governi tutti – tanto da quelli passati e, spiace dirlo, anche da quello attualmente al potere – siamo stati considerati cittadini di serie C. Un po’ alla volta ci stanno togliendo tutto, non solo beni e servizi ma anche dignità.

Con la scusa del taglio dei “rami secchi” ci hanno privati della ferrovia. Non solo non è stato fatto nulla per rinvigorirla, essendo il mezzo di trasporto di massa più ecologico ed efficiente, ma addirittura oramai chi volesse insistere a prendere il treno, mettiamo da Roma a Siracusa, può andare in Frecciarossa a caro prezzo fino a Napoli, scendere coi bagagli, aspettare l’Intercity che comincia a fermarsi a Salerno, a Sapri e poi, via via, per tutta la lunghissima Calabria a Paola, a Lamezia fino a Villa s.Giovanni dove, a piedi e coi bagagli, potrà prendere il ferribotte fino a Messina Marina, dove prenderà un treno urbano per Messina Centrale; finalmente, a bordo di una littorina antidiluviana, raggiungerà Siracusa in poco meno di dodici ore, se è ancora in vita.

Il giovane conte potrebbe pretendere, lasciando per ora perdere il ponte sullo Stretto, bello e impossibile, almeno il ripristino dei treni a lunga percorrenza, dei quali almeno due rapidi. Il baldo ragazzo saprebbe poi appropriarsi di tutta la rete regionale e recuperare i rami secchi trasformandoli in efficienti collegamenti diretti tra i capoluoghi e, da questi, in metropolitane di superficie: pendolari, merci e turisti se ne avvantaggerebbero con una ricca ricaduta economica e occupazionale.

Chi ha una certa età ricorderà con un po’ di nostalgia la vettura diretta Roma-Vittoria, i confortevoli wagon-lit della Freccia del Sud o le carrozze pullman del Peloritano, il vagone ristorante o almeno il bar… Adesso, alla faccia dell’incremento del turismo quale unica industria non troppo inquinante, chi deve scendere in Sicilia in treno sappia che il servizio sarà degno delle tradotte militari anteguerra: ci aspettiamo quanto prima i vagoni piombati stile Auschwitz, magari con la scusa che tanto in treno ci viaggiano solo i migranti scampati all’annegamento nel Canale di Sicilia che, com’è noto, a stare scomodi ci sono abituati!

Ancora sui trasporti: è di qualche giorno fa la notizia che il raddoppio della Catania-Ragusa non compare più nell’elenco delle infrastrutture previste dal governo. Il comparto degli Iblei, già penalizzato dalla incompiuta autostrada Siracusa-Gela e privo di collegamenti decenti con Palermo, continuerà ad essere mantenuto in isolamento nonostante sia il più produttivo della regione: ma, cari terroncelli, siete o no a sud di Tunisi? Non vi dice niente il fatto che da voi crollano i viadotti appena costruiti e collaudati?

Altro tasto dolente: l’energia. Il nostro sottosuolo viene regolarmente sucato dalle compagnie petrolifere, che pretendono ulteriori sondaggi e altre piattaforme a mare. Loro si fanno i bei soldi, e a noi lasciano mare e terra devastati, scorie di raffinazione e malattie, per non dire della beffa di avere i carburanti alla pompa tra i più cari d’Italia. Le fonti di energie rinnovabili sono state occasione di ulteriori speculazioni, in gran parte anche mafiose, grazie alla politica degli incentivi statali: tutti paghiamo in bolletta un’addizionale a favore delle rinnovabili che però è a vantaggio di pochi. Visto che la Sicilia produce molta più energia elettrica del suo fabbisogno, questa viene esportata in Continente in cambio di… niente! Ricordiamoci che in occasione del grande blackout nazionale, causato qualche anno fa dalla caduta di un albero su una linea alpina, la nostra corrente fu mandata al nord lasciandoci al buio per quasi due giorni. Equità vorrebbe che chi produce un bene a costo di sacrifici e di rischi, fosse almeno compensato con tariffe favorevoli o con servizi migliorati: non solo non godiamo di privilegi economici, ma gli impianti sono vecchi e basta un temporale per mandare in tilt tutta la baracca! Le nostre città, anche quelle che fanno parte del patrimonio dell’umanità, e le nostre pittoresche campagne continuano ad esser bruttate da impianti e tralicci obsoleti che, nonostante le proteste e le petizioni dei residenti, l’ENEL non si cura di togliere, forse pensando che stanno lì da tanto di quel tempo che si potrebbero anche considerate “barocche”, e come tali, da tutelare per i posteri.

Quanto lavoro avrebbe da fare il conte di Modica!

Saprebbe costringere Roma a rispettare il blocco del MUOS. Riuscirebbe a riportare a Modica il Tribunale, che ha un ampio parcheggio e locali nuovi rispetto a quello di Ragusa, e che è costato un sacco di soldi ai contribuenti, o a completare ed aprire completamente l’Ospedale Maggiore, facendone un policlinico di eccellenza a livello interprovinciale. E poi finire tutti i lavori pubblici insabbiati da anni di scartoffie burocratiche… l’elenco potrebbe continuare a lungo.

AAA Cercasi giovane volontario capace tenace determinato carismatico per governare antica Contea. Assicurasi scarso reddito molti nemici molto onore. Astenersi perditempo politici profittatori.

Di tipi così non se ne trovano facilmente. Però un conte in gamba l’abbiamo: consoliamoci tenendoci stretto il giovane olimpionico Giorgio Avola, schermidore d’oro, nominato Conte di Modica honoris causa a furor di popolo nel 2012.

ldnp




Fisco e previdenza: chiarimenti per il cittadino (a cura di Giovanni Bucchieri)

“L’Italia è fuori dalla recessione”. E’ quanto dichiarato pubblicamente dal ministro delle Finanze Padoan il 22 aprile scorso.  Il presunto tesoretto da 1,6 miliardi di euro dovrebbe essere utilizzato per accelerare il riequilibrio dei conti pubblici. Questo è stato riferito, sempre mercoledì 22, dal direttore generale di Banca Italia, Signorini. Ma per il ministro dell’Economia Padoan è invece una dote per le riforme. Bankitalia ribadisce che il quadro non è esente ancora da rischi e l’Istat rimarca che la pressione fiscale è ancora alta.  A questo si aggiunge l’analisi della CGIA di Mestre che afferma che “il tempo perso dalle imprese italiane per pagare le tasse a loro carico supera i 30 giorni l’anno”. Ed è un vero record in Europa. Al solito siamo la maglia nera nell’Unione Europea. Come ha evidenziato in maniera dettagliata nell’indagine della CGIA di Mestre “si tratta in totale di 269 ore l’anno, pari a 33 giorni lavorativi, contro le 165 ore di media nell’UE”. Infatti nell’Unione Europea fanno peggio solo i portoghesi, mentre il paese migliore da punto  di vista del tempo speso per pagare le tasse è il Lussemburgo, con 55 ore all’anno. A seguire l’Irlanda con 80 ore, l’Estonia con 81 ore e la Finlandia con 93 ore.  Più scoraggiante di così! E’ veramente un dramma.

In merito ai dirigenti delle Entrate decaduti gli atti sono nulli. – Da Milano arriva la prima sentenza, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale con cui sono stati decapitati i 767 funzionari dell’Agenzia delle Entrate promossi senza concorso, che annulla l’avviso di accertamento fiscale firmato dal funzionario di “falso dirigente”. La Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con una sentenza (n.3222/25/15 pronunciata il 31.03.2015 e depositata in segreteria il 10/04/2015), resa pubblica giovedì 23 aprile alla stampa, che potrebbe definirsi storica, non tanto per la novità del principio affermato quanto per il fatto che, coraggiosamente, è la prima che sconfessa le tesi del  Fisco e del Ministero dell’Economia. In particolare i giudici tributari meneghini hanno dichiarato la nullità di un avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico.

– Secondo una recentissima circolare dell’INPS la n. 72/2015, non versa i contributi all’INPS, ma sempre alla Cassa di previdenza competente per la sua categoria, il professionista che svolge un’attività genericamente riconducibile alla professione riservata agli iscritti all’Albo.

– Anche se smentito dall’Agenzia delle Entrate, i precompilati del 730 sono pieni di errori. Da un’indagine di Italia Oggi e del Sole 24 Ore di questi giorni il 60% dei dati sui mutui inseriti dall’Agenzia delle Entrate nel 730 precompilato e il 57% dei dati sulle assicurazioni non sono corretti. Quindi i poveri contribuenti saranno costretti a provvedere alla loro correzione rendendo così sempre più complicata la compilazione dello stampato fiscale.

– Il prestito vitalizio ipotecario è diventato legge. Con la nuova misura s’intende raggiungere un duplice obiettivo: da un lato contrastare il marcato rallentamento del credito alle famiglie e dall’altro favorire lo sviluppo del mercato immobiliare.

 




Fabulas (di Sascia Coron)

Padre Padrone e Padrino

A qualcuno capita di non essere inteso quando dica pane al pane e vino al vino e, per essere più chiaro, ricorre a parabole che sono le stesse “parole”, “buttate avanti” diversamente. Avendo constatato di essere risultato oscuro usando termini precisi, mi proverò ad esprimere concetti con parabole (favole).

Una famiglia, composta di padre, madre e numerosi figli, coltivava il fondo di un padrone, inviso quest’ultimo, poiché pretendeva la decima sul raccolto e soprattutto perché voleva metter bocca sulle coltivazioni.

Vero è che, se decideva di far coltivare lupini, se poi i lupini andavano a male, il padrone si assumeva le spese del danno, ma la famiglia non riusciva a tollerare che un ignorante in materia dovesse avere il potere di condizionare la conduzione del fondo, con il trascurabile pretesto di esserne il proprietario.

Il padre conobbe alla fiera un Padrino, tanto caro e gentile che quello fu indotto a raccontargli per filo e per segno la sua insopportabile condizione.

Il Padrino, con la pacatezza derivatagli dall’autorità che gli riconoscevano tutti gratuitamente, suggerì i sistemi per far disgustare il padrone, senza che la famiglia si mettesse dalla parte del torto.

In breve tempo, in effetti, il padrone dovette rendersi conto che la conduzione del fondo non era più redditizia e che gli conveniva venderlo. Il Padrino suggerì al padrone che il caso più vantaggioso per lui era di venderlo all’affittuario e così avvenne.

La famiglia contrasse un mutuo con una banca suggerita dal Padrino ed acquistò il podere per un prezzo veramente ottimo.

Il padrone si trasferì a Roma e, con i soldi ricavati dalla vendita, aprì una fabbrica di preservativi, che vanno sempre di moda, perché sono una medicina che non rovina lo stomaco.

La famiglia restò eternamente riconoscente al Padrino per i suoi buoni uffici e per non avere preteso neanche una lira a compenso della sua mediazione.

Il podere andava che era una bellezza, anche se il mutuo bancario era maggiore della decima pretesa dal padrone. Nell’euforia del momento, padre e madre si lasciarono andare ed arricchirono felicemente la prole, incrementando il numero dei figli.

Il Padrino persuase i membri della famiglia che, essendo cambiato il loro ruolo in seno alla comunità, dovevano cambiare anche il loro tenore di vita.

Gli scellerati gli diedero ascolto e contrassero un altro mutuo per costruire una villetta moderna al posto del casale che li aveva protetti confortevolmente fino a quel momento. La banca concessionaria era sempre la stessa suggerita dal Padrino. Dopo quello della casa, i genitori stipularono altri mutui, per l’automobile (in realtà un pulmino, vista la numerosa prole), un trattore e tutte le attrezzature moderne per coltivare il fondo. Comprarono a rate un’enorme quantità di elettrodomestici e di oggetti che perlopiù sfasciavano, non sapendoli usare, o che i figli rovinavano per sbadataggine.

Per pagare la banca, tutti lavoravano come forsennati, persino i bambini che non avevano più tempo per giocare, ma le spese erano sempre maggiori dei guadagni. Il podere veniva sfruttato in maniera intensiva tanto che i raccolti diminuivano per il mancato riposo del terreno.

In breve tempo la famiglia si ritrovò in guai seri e tutti i suoi membri cominciarono a soffrire le conseguenze di una vita frenetica. I genitori non mandarono più i figli a scuola, facendoli schiavi ignoranti di quel maledetto pezzo di terra.

Quando ormai stavano per precipitare nel baratro e il padre aveva preso in seria considerazione la necessità d’appendersi per il collo ad un robusto trave del vecchio casale, si fece vivo il Padrino. Con modi melliflui costui indicò un metodo per uscire dalla crisi. La banca avrebbe azzerato i loro debiti, essendone lui il padrone. In cambio, la famiglia gli avrebbe ceduto tutti i propri beni, ricevendone in compenso il comodato gratuito di un basso fornito di servizi, con luce e gas pagati.

Dopo un breve consulto di moglie e figli, il padre si convinse che non c’era altro modo d’uscirne se non quello di accettare la proposta del Padrino.

Insediatisi nel basso, che era un monolocale con vano cucina e cesso, sorse il primo problema di come farci entrare tutti i figli che avevano. Per fortuna la questione si poneva solo di notte. Infatti, di giorno i figli sarebbero andati a zonzo per il quartiere e, al momento di dormire, una parte si sarebbe sistemata nel monocamera e una parte avrebbe dormito nel pulmino che erano riusciti fortunosamente a salvare durante le trattative per la cessione dei beni.

Il vero problema era però la fame: come sfamare ogni giorno tutta la truppa? Loro sapevano solo coltivare i campi e non erano ancora abbastanza abili per rubare. Anche a questo il Padrino trovò conveniente soluzione.

I figli, soprattutto i bambini, girovagando affamati, avevano sollecitato la pietà popolare e non sarebbero stati sospettati di far male se avessero consegnato certi pacchetti, facendosi pagare in contanti i soldi che i destinatari avevano già pronti. Il padre e la madre avrebbero raccolto i proventi del giro, consegnandoli al Padrino che avrebbe dato da mangiare a tutti.

Per un po’ andò tutto a gonfie vele, sino a quando la figlia più grande, ormai maggiorenne, non venne messa in galera per spaccio.

Schiantato dalla vergogna e dal dolore, il padre finalmente capì che la libertà è sempre condizionata, che l’autonomia ha un costo altissimo e che, fra un padrone vero e un Padrino falso, il primo fa meno male.

La storia parrebbe finita qui e, invece, ha un tragico seguito. La figlia del contadino uscì di prigione incattivita e dopo aver appreso tutte le astuzie del mestiere di delinquere. Divenne così brava che il Padrino ne rimase incantato e la mise a parte del suo giro. Ben presto ella divenne una criminale di razza, suscitando l’invidia dei fratelli più grandi.

La famiglia si spaccò fra quelli che scelsero un rischioso benessere e quelli che preferirono una dignitosa povertà. Infatti, il Padrino aveva smesso di mandare il cibo ai componenti della famiglia contadina credendo che la figlia a lui associata provvedesse ai loro bisogni alimentari.

Rieducata dalla criminalità, la pregiudicata pensava a ben altro che al benessere della sua famiglia, che anzi malediva per averle fatto passare una giovinezza di sacrifici e di stenti.

Odiava il padre e la madre e quei fratelli che non la seguivano nelle sue imprese malavitose. Ora che sapeva quali erano le furbizie per sfuggire alla giustizia e le contromisure da adottare in caso d’arresto, giudicava pusillanimi tutti coloro che non derubavano gli altri di quello di cui erano stati derubati.

Questa morale non faceva una piega, ma venne il giorno in cui la donna, seguendola, si sentì così forte da sfidare il Padrino facendogli uno sgarbo.

Adesso, nel giorno del due novembre, i parenti rimastigli appoggiano mazzi di fiori a un pilastro portante dell’autostrada Catania Palermo dentro il quale, per carità cristiana, il Padrino li aveva informati che la loro congiunta era stata incorporata con una colata di cemento.

Eppure, nella sventura furono fortunati. Atri non seppero dove deporre fiori. Infatti, per eccesso di sgarbi, un intero viadotto farcito di spoglie, cedette, con ulteriore vantaggio del Padrino che lo aveva fatto costruire. Con le sue imprese fittizie e fedeli prestanome, vinse l’ulteriore appalto della ricostruzione procurando consensi di elettori e cospicue mazzette a generazioni di politici.




Le ricette della Strega (a cura di Adele Susino)

Fajitas di pollo (ricetta tex mex  rivisitata da Claudia)

Ingredienti:

250 gr di farina, 120 gr di acqua tiepida, 10 gr di sale, 30 gr di olio evo, 800 gr di sovracosce di pollo disossate e tagliate a bocconcini, 1 bottiglia di birra chiara, 2 cipolle, 2 peperoni, q.b.di sale, 4 pomodori da insalata e 2 cipollotti

Preparazione:

Mettere i bocconcini di pollo in una ciotola, coprirli con la birra e lasciarli in frigorifero per una notte. Impastare la farina con l’acqua, il sale e l’olio, lavorare a lungo la pasta, avvolgerla nella pellicola e farla riposare per 30 minuti. Dividere l’impasto in 4 parti, stendere con il mattarello e far riposare ancora un paio di minuti, cuocere nel testo o nella padella antiaderente, ben calda, un paio di minuti per parte. In un tegame caldo, senza grassi, far rosolare la cipolla a fettine sottili,  mescolando in continuazione, aggiungere i peperoni e quando sono ammorbiditi unire il pollo ben scolato dalla marinata, amalgamare bene tutto e portare a cottura aggiungendo, se necessario, la birra della marinata. Farcire le fajitas con l’intingolo di pollo, aggiungere  l’insalatina di cipolla e pomodoro, condita solo con olio e sale e servire.