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Palazzo De Leva è così da più di un anno. Che tristezza!




IL FANTASMA DEL CASTELLO

Con un comunicato del 28 marzo il Movimento 5 Stelle lamenta l’attuale situazione del Castello dei Conti, per il quale erano stati stanziati dei fondi a scopo di restauro i cui lavori erano stati ben presto, come accade regolarmente in Italia, abbandonati, pertanto sollecita il sindaco Abbate a intervenire per restituire al più presto il Castello alla Città.

Non potremmo che condividere questa esortazione se non avessimo vissuto, come giornale, questa città fin dal lontano 1988, esortando costantemente, a nome dei cittadini, le tante amministrazioni che l’hanno attraversata a intervenire là dove poi non sono mai intervenute. O, forse ancor peggio, sono intervenute male.

E’ appunto questo il caso del Castello dei Conti.

In passato, e per molto tempo, l’immobile era stato affidato a un’opera pia, il cui consiglio di amministrazione era composto, per statuto, in parte da rappresentanti del clero e in parte da rappresentanti della Pubblica Amministrazione. Aveva ospitato, attraverso gli anni, un asilo, una casa di accoglienza per ragazze madri, un istituto musicale, la Scherma Modica. Ma tutto questo dove era avvenuto? Nei locali costruiti a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento che si erano sovrapposti ai resti originali del Castello, resti che, contrariamente a quanto ufficialmente sostenuto, esistevano ancora, ben rintracciabili solo scavando un po’, perché il terremoto del Seicento non l’aveva completamente raso al suolo. Adesso parlare di restauro pone un interrogativo fondamentale: che cosa vogliamo restaurare? Nel momento in cui i fondi erano stati stanziati si era parlato dei locali attualmente esistenti, anche allo scopo, si era detto, di realizzare un auditorium (un altro!) o di trasferirci gli uffici comunali di rappresentanza. Era dunque evidente che il restauro avrebbe riguardato esclusivamente i locali esistenti (anche perché i fondi stanziati non avrebbero permesso di più) e cioè i brutti stanzoni, chiaramente non medievali e sicuramenti non pertinenti a un castello nobiliare, di costruzione quasi moderna. Aveva un senso tutto questo? Non ci pare proprio!

Il sindaco Ruta, approfittando di un cavillo legale, era riuscito a estromettere l’opera pia dalla gestione dell’antica struttura con l’intento (almeno così ci aveva dichiarato) di recuperare le vestigia dell’antica Contea. Per farlo, ovviamente, occorrevano fondi, tanti fondi, e quelli che arrivarono durante le amministrazioni seguenti non permettevano certo di procedere a un’operazione così importante e complessa, così si accettò il compromesso di una rabberciata delle costruzioni posteriori, che, a dirla tutta, sembrano più delle vecchie stalle che le sale di un qualsiasi castello.

Se vogliamo davvero che il Castello dei Conti ritrovi il suo significato, diventi meta di turisti presentandosi come simbolo dignitoso e fiero di una città antichissima quale Modica è, dobbiamo necessariamente pensare a un restauro vero, che cioè riesca a recuperare le segrete, la stanza della tortura, la sala del consiglio, insomma tutto quello, tanto, che non è andato ancora completamente distrutto e di cui anche questo giornale molti anni fa diede testimonianza pubblicando le foto scattate all’interno.

Già avemmo occasione di dirlo in passato e non possiamo che ripeterlo: rabberciare la struttura più moderna per renderla fruibile al pubblico vorrebbe dire rinunciare per sempre a tutto quello che ha rappresentato il simbolo della Contea, vorrebbe dire rinunciare al simbolo stesso, o meglio dichiarare simbolo della nostra città la decadenza nella quale da tempo è caduta. Non vorremmo mai assistere all’alba di quel giorno!

 




Fisco e previdenza: chiarimenti per il cittadino (a cura di Giovanni Bucchieri)

Il Governo Renzi  in queste settimane afferma con sicurezza e convinzione che “i conti dell’Italia continuano a migliorare”.  Ma forse le cose non stanno proprio così.  Ad affermarlo sono i numeri e i dati statistici riportati su tutti i quotidiani di questi giorni. Infatti la spesa pubblica  corre, le tasse  rincorrono, il pareggio-equilibrio di bilancio è una formula  tira e molla. Anche l’Istat certifica che in Italia, alla fine dell’anno 2014, si continuavano a pagare troppe tasse a fronte di troppe spese. Quindi al momento tutto questa rappresenta un modello di “non crescita” che purtroppo ci inchioda ad uno sviluppo  pari  a zero virgola e che,  in assenza di forti correzioni,  potrebbe riportare l’Italia più giù.  Tra ottobre e dicembre 2014 sono aumentati i consumi intermedi del 3,8% e le prestazioni sociali del 3,5%. Purtroppo sale la spesa pubblica, in un trimestre è aumentata del +2,6%. La pressione fiscale su imprese e famiglie italiane è salita al 43,5% con un picco del 50,3 a fine anno. Se si vuole fare un confronto sulla pressione fiscale negli altri paesi Ue vengono questi dati: Francia 48,0%, Austria 45,2%, Eurozona 42,0%, Ue 40,9%, Germania 40,2%, Olanda 36,9%, Portogallo 37,6%, Regno Unito 36,9%, Grecia 36,1%, Spagna 34,6% ed Irlanda 31,5%. Al solito l’Italia primeggia sempre in negativo, ecco perché molte società, compresa la Fiat, vanno via dall’Italia per lavorare all’estero con un po’ più di serenità. In Italia tutto è invivibile.

Vediamo alcuni provvedimenti di natura fiscale e previdenziale, forse sempre a danno dei contribuenti.

– L’Agenzia delle Entrate non si occuperà più della compilazione e della trasmissione delle dichiarazioni dei redditi.  Infatti, con una nota, le direzioni regionali hanno informato i loro uffici della disattivazione del servizio o meglio del fatto che il servizio non è più prenotabile; bisognerà  quindi rivolgersi obbligatoriamente ai Caf o ad un professionista. Meno lavoro per gli Uffici Finanziari.

– A pochi giorni di distanza dalla prima scadenza (10 aprile 2015  per i mensili e 20 aprile per i trimestrali) prevista per l’invio della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, poste in essere nel 2014, un provvedimento pubblicato il 31 marzo scorso  sul sito dell’Agenzia delle Entrate introduce la semplificazione  che gli Enti Pubblici sono esclusi da detta comunicazione  anche per il 2015.  Questo provvedimento, a detta degli alti  funzionari, è finalizzato ad evitare ulteriori incombenze in capo a questi soggetti già impegnati ad adeguare infrastrutture informatiche  e procedure interne  per via dei nuovi obblighi  in materia di fatturazione elettronica e dello split payment.  Quindi meno lavoro per gli uffici pubblici “oberati” di lavoro, mentre i privati (società e professionisti), ultra oberati di incombenze, possono tranquillamente continuare a fare la grossa  e complessa mole di lavoro che richiede lo spesometro (rilevazione dei dati – anche con i programmi addetti – preparazione del file e  trasmissione del file all’Agenzia delle Entrate). E tutto questo affrontando costi non indifferenti e tanto tempo a disposizione  a fronte di un compenso economico quasi zero. Al solito si usano due pesi e due misure. E quello che subisce è sempre il cittadino onesto e laborioso.




Buona Pasqua a tutti voi!