venerdì, 4 dicembre 2020
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MODICA CALCIO: IL SOLITO DILEMMA ESTIVO

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Raggiunta la salvezza sul campo, il Modica si prepara ad affrontare il solito dilemma di tipo societario, dove i dirigenti Bellia e Failla, esaurito l’entusiasmo iniziale e il modesto gruzzoletto a loro disposizione, sventolano bandiera bianca. La società è, pertanto, in vendita, chi la vuole raccoglierà una squadra che milita nel campionato di Eccellenza, praticamente all’apice del calcio ibleo, con le formazioni della provincia tutte nei campionati inferiori, mentre quelle del versante aretuseo presentano in Eccellenza solo Rosolini e Leonzio.

A parte le poche partite di cartello, a meno di eventuali ripescaggi, la nuova dirigenza dovrà fare i conti con il “Pietro Scollo” non ancora a norma soprattutto per quanto riguarda la tribuna A, un parco giocatori ormai allo sbaraglio e una tifoseria ancora in subbuglio.

Timidi contatti si sono fatti sentire da qualche imprenditore locale, mentre prende piede la possibilità che una grossa ditta del nord con interessi nella provincia iblea, possa rilevare la società per attuare una promozione per la propria azienda. Rimane invece molto probabile che la società vada avanti con gli juniores locali verso una canonica retrocessione annunciata.

I tifosi assistono con rassegnazione in questa parte della stagione, ormai di rito da diversi anni a questa parte, dove vedono la società modicana ogni volta in uno stadio di crisi profonda con rischi palpabili di fallimento societario. Ma è mai possibile che non si trovino un numero di imprenditori locali che investano somme anche non importanti, ma almeno significative. per pianificare, anche in più anni, le stagioni del calcio? Modica si può vantare oltre ai 55.000 abitanti (tanti quanti Avellino, 9 anni in serie A, oggi in B), e molti di più delle bellissime realtà emiliane come Carpi e Sassuolo, oggi meritatamente in serie A. Ma se queste serie sono impensabili oggi per i nostri colori, è però possibile intraprendere dei dignitosissimi campionati tra i dilettanti con un po’ di decorosa organizzazione. Innanzitutto fare leva sulle ottime scuole di calcio modicane e del circondario, investire su alcuni senior che contribuiscano alle crescita dei giovani, fare leva sugli incassi che sono direttamente proporzionali ai risultati sul campo, con medie di spettatori che superano le duemila unità (serie D con Aurnia), rispetto alle duecento di Eccellenza, investire anche nello stadio, rendendolo agibile al 100%, interessando in tal senso l’amministrazione comunale proprietaria dello stadio. Sembra l’uovo di Colombo, di una semplicità estrema, ma qui, nel profondo sud, manca la coesione sociale, il sentirsi gruppo, il sentirsi appartenenti alla stessa terra. Purtroppo spesso si notano invidie e contrasti tra gli stessi imprenditori, retaggio di un’atavica radice di massaru arriccutu, che vede nella propria ricchezza un modo di riscatto sociale dall’originaria miseria, dimenticando che proprio dalla propria origine, dalla propria terra, culla di cultura e onestà sociale, viene l’humus del successo stesso nella società. In parole povere, qui soldi non se ne scuciono e chi li ha se li tiene, criticando colui che tenta l’avventura in una sodalizio sportivo come il Modica calcio.

Se non si esce fuori da questa mentalità così provinciale, si continuerà ad annaspare nella mediocrità dei campionati dilettanti e continueremo a guardare le realtà Carpi e Sassuolo (unite fanno gli abitanti di Modica) che veleggiano, con successo, tra le grandi del calcio!

Giovanni Oddo

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