giovedì, 12 dicembre 2019
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CINQUE SECOLI DI GRIMALDI A MODICA

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Inserita fra gli eventi dell’Estate Modicana, una mostra sulla presenza dei Grimaldi a Modica nell’arco temporale di cinque secoli. Ubicata presso quel gioiellino che è la Chiesetta di S. Michele a ridosso del Duomo di S. Giorgio, ma vi si accede comodamente anche dal Corso F. Crispi.

L’organizzazione è stata curata dall’Associazione di promozione sociale Ma. Ter., sotto l’impulso del presidente, dott. Giuseppe Caccamo, che sottolinea il filo rosso tra il senso della promozione del territorio di Modica Alta voluto dai Grimaldi e quello dell’associazione.

Si tratta di una mostra documentaria, allestita con efficace metodo espositivo e grande gusto estetico dalla dott. Clementina Papa.

La mostra risulta di forte impatto visivo, non solo per la disposizione dei quadri, ma anche per certe raffinatezze di accostamenti di colori tra sfondo e scrittura che, oltre a rendere visivamente leggera la descrizione, accarezzano l’occhio con la morbidezza degli accostamenti cromatici alludenti alla polvere del tempo e alla vivezza della sostanza di fatti che hanno modellato la cultura del territorio.

L’esposizione è ricca di suggestioni e stimoli storici che sollecitano alla ricerca e alla riscoperta di pagine gloriose di storia stratificate sul nostro territorio anche se ricoperte di polvere.

La polvere, si sa, copre ed opacizza, così, le giovani generazioni non scorgono più il materiale di cui è costruita la propria seggiola.

Anche i meno giovani a volte lo ignorano, ed è proprio questo che la dottoressa Papa ha sottolineato durante l’intervento di inaugurazione della mostra esordendo con queste parole: “Fino al 1997, anno in cui mi regalarono il volumetto di Teresa Spadaccino sulle sorelle Concetta e Francesca Grimaldi e non lessi libro di Giardina sui Grimaldi e non ebbi regalata una tesi di laurea sulla famiglia, io non avevo capito niente della nostra storia. Io sono figlia di anni in cui di questo neppure poteva parlarsi, in cui la dimensione mentale di ciascuno era esclusivamente “la modernità”, erano gli anni in cui nel solo Corso Umberto di Modica sono state demolite quattro chiese: S .Agostino, Spirito Santo (Magistrale), San Francesco (attuale Finanza), Chiesa del Convento benedettino (di frontea Bonaiuto). Poi i miei occhi si aprirono su questo patrimonio e ritengo indispensabile che la città lo conosca e impari anche a trarne vantaggio.”

Ecco, noi adulti modicani contemporanei siamo figli di questa ignoranza, figuriamoci i nostri figli!

Adesso il soggetto che rispolvera, tramite questa mostra, è l’associazione Ma. Ter., nata a San Giorgio dove si svolge tutta la storia del primo ramo dei Grimaldi della Contea. Il primo ramo si alloca ed agisce nel pezzo di strada che va da San Giorgio al Castello. Il Palazzo di Corso San Giorgio 133 è la prima Casa Grimaldi, come dire i Grimaldi a Modica nascono a San Giorgio e qui con questa mostra vogliono ri-nascere.

La mostra merita di essere visitata, descriverla anche sommariamente la sminuisce, ne sottolineiamo solamente la traiettoria lungo la quale si snoda il percorso dei documenti.

S’inizia con una bella immagine del complesso conventuale di S. Anna che al suo interno ospita l’Archivio di Stato, in questa sede è depositato l’archivio della famiglia Grimaldi; segue l’immagine del “Premio alla Modicanità” assegnato alla memoria di Concetta Grimaldi per aver ordinato e conservato l’archivio di famiglia; poi un ritratto del principe Enrico che oggi si trova a Palazzo della Cultura e, a seguire, il pannello raffigurante l’albero genealogico della famiglia. Segue un pannello che documenta la parentela con i Grimaldi di Monaco.

A proposito di estetica e finezza cui prima accennavo, è utile sottolineare un piccolo particolare: lo sfondo di tutti i pannelli recanti le descrizioni è stampato sulla carta di un documento manoscritto sulla vita di S. Giorgio redatto da Giovanni Gualtiero Grimaldi, “ciantro” (carica religiosa) a S. Giorgio.

Seguono le immagini delle due dimore di Corso S. Giorgio, poi i ritratti di Girolama Grimaldi (1681) e del suo maestro Tommaso Campailla e la foto della copertina de “La dama in Parnaso” pubblicato nel 1723. L’opera è ovviamente consultabile in biblioteca. Non è superfluo citare la ristampa di tale opera avvenuta nel 1983 ad opera di Giovanna Finocchiaro Chimirri per la collana “il 700 in Sicilia” della Tringali Editore.

Poi il ritratto del Principe “Cavaliere di Gran Croce” Michele Grimaldi, Governatore della Contea e sposo di Antonia Nicolaci, matrimonio che genera ben nove figlie femmine, una vera tragedia per il costume e la mentalità corrente.

Il Principe infatti non possiede le risorse per dare stato come si conviva a ben nove figlie, quindi fa prendere loro i voti; sette svolgono la loro vita da suore, due, Francesca e Concetta si ribellano e chiedono ed ottengono di venire smonacate con regolare processo, quindi, ritornate libere allo stato civile, si sposano.

Rimaste vedove, utilizzano il loro patrimonio per opere benefiche in favore della città, in particolare per la parte alta di Modica. Fondano, attiguo alla Chiesa di S. Ciro, il “Reclusorio delle vergini” per sottrarle al mondano commercio. Fondano l’Opera Pia Infanzia Abbandonata al Castello, forniscono le risorse per la costruzione del collegio di S. Teodoro e vi mantengono i Gesuiti. Istituiscono, presso Palazzo Cannata, il Monte di Pietà, ovvero una fondazione anti usura come oggi la chiameremmo.

La mostra contiene una sezione visivamente dedicata a S. Giorgio, a prima vista incongrua, ma leggendo i pannelli è la dimostrazione di atti e oggetti legati alla famiglia, è infatti tramite l’archivio parrocchiale che viene ricostruita la genealogia, ed è lì che sono documentate le varie cariche ecclesiastiche ricoperte nel tempo da membri della famiglia; mentre l’immagine dell’ostensorio in oro testimonia una donazione delle due citate sorelle.

In quanto al quadro raffigurante il Martirio di S. Giorgio risulta elencato nell’inventario dei beni di famiglia e nel 1731 viene allocato a S. Ciro. L’immagine del paramento in velluto rosso e oro del teologale Landolina (figura di fiducia di Concetta e Francesca) è stato donato di recente a S. Giorgio dai parenti Giorgio e Clotilde.

Fin qui abbiamo percorso la parete di sinistra e lo sfondo della Chiesa di S. Michele, sulla parete di destra si trova tutta la parte scientifica che abbraccia il periodo che va da metà 800 a metà 900. Prima i ritratti dei capostipiti, Enrico Grimaldi Cannizzaro e la moglie Antonietta Rizzone da cui nascono 4 figli: Giovanpietro, Clemente, Grazietta e Teresa.

Questa parte è stata curata dall’Istituto Agrario Principi Grimaldi di Modica, con il contributo del preside e dei docenti Gerratana, Licitra e Iabichella.

Sulla parete fanno bella mostra le copertine delle numerose pubblicazioni scientifiche di Clemente, agronomo, ricercatore e studioso appassionato grazie a cui è stata salvata dalla filossera la viticoltura locale e nazionale. Bella mostra di sé fanno le immagini delle residenze estive come quella di Cipolluzze, la chiesetta attigua alla villa e poi le immagini dei vigneti.

Un contributo prezioso alla mostra lo forniscono i Fratelli Di Raimondo, perché mettono a disposizione il loro materiale d’archivio.

La mostra fa solo brevi cenni di cotanta storia, ogni aspetto sfiorato meriterebbe singole mostre e una serie di convegni.

Per restare solo a San Giorgio, basterebbe approfondire la vicenda di tutti i Grimaldi che hanno avuto cariche ecclesiastiche o il tema del cavalierato di cui le giovani generazioni non hanno neppure nozione.

C’è da augurarsi che le Istituzioni civiche vi credano e mettano a disposizioni risorse e che giovani studiosi vi s’impegnino per rispolverare e fare brillare il trono sul quale stiamo indegnamente seduti.

Carmela Giannì

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