venerdì, 30 ottobre 2020
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TURISMO IN SICILIA? UNA STRADA IN RIPIDA SALITA

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A molti di noi modicani capita di avere ospiti “forestieri”: italiani o stranieri che siano, tutti desiderano vedere e conoscere luoghi nuovi, che sanno aver fama di straordinario fascino. Per quanto possa provare più odio che amore per la propria terra a causa delle difficoltà che si incontrano a volerci vivere onesti e sereni, credo che a nessun siciliano manchi la cognizione profonda di essere nato nell’isola che la Natura ha baciato con particolare amore, e dove i suoi antenati, da tempi immemorabili, hanno lasciato tesori d’incommensurabile valore.

Una breve escursione nell’entroterra etneo fatta con amici romani mi ha fatto toccare con mano il grado d’incapacità, che temo essere senza rimedio, nell’accoglienza e nella gestione del turismo.

Forse per colpa nostra, abituati a viaggiare non intruppati in gite organizzate, ma rigorosamente “turisti fai-da-te”, pur avendo cercato dove passare confortevolmente la notte via Internet, ci siamo trovati davanti a B&B, che Trivago dava per aperti e con disponibilità di posto, non solo rigorosamente chiusi, ma forniti di numeri di cellulari che nemmeno squillavano alla chiamata. Inutile dire di aver trovato castelli normanni, siti archeologici e chiese in totale abbandono. Ad Adrano, finalmente trovato alloggio presso una gentilissima ed efficiente signora, titolare di un B&B immacolato nei pressi del centro, si esce nella serata a fare un giro. Bel giardino pubblico curato e ben tenuto; la porta della chiesa della Badia di Santa Lucia è aperta e ne escono voci in coro: entriamo e la sorpresa è grande. A pianta centrale, a parte le grandi, tenebrose effigi di santi che sovrastano i ricchi altari di marmi intarsiati, sembra di trovarsi nel salone da ballo di Cenerentola: enormi lampadari di cristallo scintillano, anche se molto polverosi, e incredibili e ricchissimi addobbi di velluto cremisi e sete avorio tempestate di ricami in filo d’oro, annodati da cordoni anch’essi dorati, incorniciano gli altari con uno sfarzo mai visto. Questi magnifici paramenti, sopra l’altare maggiore, fuoriescono in un tripudio di panneggi da una gigantesca corona dorata: se al posto dell’altare maggiore ci fosse il trono del re, il ballo potrebbe cominciare. Mai vista una chiesa così laica!

Poco distante, la mole del castello normanno, in parte fasciata da ponteggi. Sulla porta nessun avviso di orari di visita. La chiesa madre, che presenta sul davanti una struttura non finita di protiro colonnato, data l’ora, è chiusa. La gentile signora che ci ospita dice che siamo stati straordinariamente fortunati: solo perché c’erano le prove del coro la porta era aperta, poiché da anni la chiesa è chiusa. La mattina seguente, la porta del castello è aperta, ma solo per gli operai che stanno lavorando al restauro: veniamo scacciati e, alla nostra protesta per la mancanza di un avviso, l’impiegata comunale che funge da guardiana ci dice che non è una sua mansione… La vicina Chiesa madre è inspiegabilmente chiusa: una vecchina c’informa che il parrino, mischino, è malato…

A Paternò, solo per un caso fortuito, dopo aver girato a vuoto per strade deserte e aver visto solo da fuori il castello normanno, incontriamo nel suo negozio di ottica l’assessore al turismo, che ci fornisce il numero di cellulare dell’architetto responsabile dei monumenti per farci aprire gratuitamente il maniero.

A Centuripe troviamo ben due musei aperti all’ora di pranzo, con una quantità di personale di cortesia squisita: peccato che il museo archeologico abbia ben due piani inagibili! Non capiamo come mai un paesino di cinquemila anime, che ha alle spalle una storia eccezionale e una conformazione urbanistica asperrima su cinque crinali di montagna, cosa che le permetteva il dominio sulle vallate di tre fiumi, possa avere tanti impiegati per dei musei che, stando al libro delle firme, vedono quattro-cinque visitatori a settimana…

Alla vista del Ponte dei Saraceni in territorio di Adrano restiamo senza fiato per la sorpresa. Oltre il bel ponte, si apre uno scenario da Colorado: il fiume scorre con rapide e cascate tra orridi di nero basalto, formando quieti laghetti e vortici tempestosi, circondato da macchia mediterranea e pratoni dove pascolano le pecore. Ma per arrivare in questo magico luogo come pure a Regalbuto, a Centuripe, ad Agira, strade in condizioni mostruose, non solo con buche e sconnessioni, ma addirittura con tratti spaccati in corso di frana! D’altronde anche l’autostrada SR-CT è quasi tutta a senso alternato e le gallerie hanno le luci spente.

Decisamente folle poi la segnaletica stradale: o manca o, quando c’è, è messa in modo che chi deve leggere il cartello se lo trova alle spalle e sbaglia strada o è costretto a compiere manovre pericolose.

Ma su tutto domina la cattiveria dell’uomo sul paesaggio naturale e su quello antropizzato dagli antenati. Discariche di immondizia ovunque, l’orrore dell’ edilizia abusiva spesso non finita, sbreccata, senza intonaci, fatiscente, addossata senza vergogna a chiese normanne; infami cortili come panorama dalle finestre del B&B; insegne selvagge e cartelloni affissi ovunque, e ovunque graffiti di ragazzotti, dementi produttori di frasi sdolcinate da Baci Perugina e di sanguinosi e osceni insulti; da una torre del castello di Agira, bruttata da antenne di ogni tipo, pendono fasci di cavi elettrici di ogni colore e dimensione; la campagna, peraltro in alcune parti accuratamente lavorata, invasa da capannoni, sfasciacarrozze, impianti e tubazioni, residui di serre e plastica, tanta plastica!

Se la Sicilia capisse una volta per tutte che il futuro per i siciliani è solo la qualità dell’offerta turistica e agroalimentare, l’impegno di tutti dovrebbe essere finalizzato al recupero e alla cura del territorio, alla professionalità con la quale dedicarsi all’ospitalità e alla uniformità dell’offerta turistica per modalità, orari e costi degli ingressi. Abbiamo migliaia di forestali che non tutelano il territorio, uffici informazioni turistiche che non informano, strade impercorribili e singole situazioni gestite da singole persone disponibili, informate, educate, cortesi. Inferno e paradiso.

Non possiamo essere il paese dei contrasti, a volte è meglio una condizione di mezza luce all’abbagliamento o alle tenebre. Possibile che non ci sia nessuno, tra gli strapagati della Regione, capace di studiare un Piano del Turismo valido ? Perché, se è lecito che esistano ancora turisti-fai-da, l’approssimazione e la casualità non lo sono per chi di turismo intende vivere e crescere.

L. deNaroPapa

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