sabato, 3 Dicembre 2022

SUONI E RUMORI NELLA FONETICA DELLA LINGUA MODICANA

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In premessa vorrei far presente che io considero il “modicano” una lingua e non un dialetto.

Ho definito il “modicano” un’isola linguistica nel parlato siciliano. Ne differisce per i suoni sussurrati e per le consonanti percussive D e T addolcite, come il suono di corde di pianoforte con la sordina, parole che creano una melodia fonetica nuova e apprezzabile. Le consonanti, messe in sordina, diventano vellutate, ma a volte si raddoppiano all’inizio di parola. Sorge il problema di contrassegnare le consonanti in modo da attribuire loro la fonetica esatta. In tipografia qualche sapiente ha creato nuove lettere, quasi a voler accaparrarsi l’esclusiva degli scritti, mentre si può usare la H per contrassegnare la lettera “dolce”. In tal modo si può scrivere in lingua modicana con una normale tastiera.

L’intensità fonetica, indicata con i raddoppio della consonante all’inizio della parola è causata anche dalla elisione della A.

Non tutte le consonanti presentano alterazioni fonetiche per cui si elencano le anomalie.

La B non presenta anomalie.

La C presenta due varianti fonetiche all’inizio della parola: una C dolce nelle parole: cantu: canto; camella: ciotola; cunsari: aggiustare, ciantu: pianto, etc. Si raddoppia nelle parole: ccappieddhu: cappello; ccappuottu: cappotto; ccattaturi, accattaturi: compratore, ma in questo caso è stata elisa la A iniziale (accattaturi), etc.

La D è analoga alla lingua italiana nelle parole: dalia: dalia; damascu: damasco; datazioni: datazione, datatu: datato, etc.

Si pronuncia con un altro suono, ma raddoppiata, che viene segnalata con l’aggiunta di una H per evidenziare la diversità fonetica, strategia necessaria per potere scrivere con una tastiera normale, mentre alcuni cervellini hanno creato un altro carattere con una cediglia sotto. Nelle parole: ddhuoppu, addguoppu: dopo, ddhattili: datteri; ddhurmisciutu, addhummisciutu: addormentato.

La D si addolcisce o anche viene sostituita dalla R, ma una R più sussurrata che dura o raddoppiata come in certe parole rhui: due, Roma: Roma, rruffianu: ruffiano.

La F non manifesta differenze fonetiche.

La G presenta il raddoppio iniziale contrassegnata con la lettera H per indicare un suono molle come nelle parole gghimmusa: cimosa, gghigghiulena: sesamo, gghigghiu: tempia, gghiommiru: gomitolo, gghirasa: ciliegia, gghiummu: fiocco.

La G dura si ha invece in altre parole come: giallu: giallo, giardiniera: giardiniera, gumma: gomma, etc.

La L presenta il raddoppio iniziale in alcune parole, per elisione della A come ad esempio: llamatu, allamatu: vorace come un pesce che abbocca all’amo, llampatu, allampatu: colpito da un fulmine, llurdiatu, allurdiatu: sporcato, etc.

La M presenta normale fonetica da singola iniziale, mentre si raddoppia in alcune parole come: maccarruna: maccherone, meusa: milza, mangiatariu: pappone etc, ma anche: mmuccalapuna, ammuccalapuna: credulone, mmaciari, ammaciari: sedare, mmarreddha: matassa, etc.

La N presenta anche la doppia fonetica per cui si ha: Nina: Nina o Antonina, nappa: ciotola, tazzone, etc. Si raddoppia nelle parole: nnachiti: scuotiti, nnannarinu: che balla sempre, nniavulatu: indiavolato, dove si nota la scomparsa della D per addolcire la parola; nnimicu: nemico, nnuccenti: innocente, nnurvari, annurvari: accecare, etc.

La P presenta alterazioni fonetiche con raddoppio iniziale: pp’amuri ro Signuri: per l’amor di Dio, pparigghiari, apparighiari: accoppiare, pareggiare, ppi scanciu: invece, in cambio, ppuntiddhatu, appuntiddhatu, etc.

La lettera R suona in modo sussurrato mentre la D può avere un suono percussivo. Nella lingua modicana la R molto spesso sostituisce la D. Noi diciamo: rhama: ramo; rhui = due, rhumani = domani, rhavanti = davanti, rhiri = dire, rharrieri = dietro, ravanti = davanti, rhiavulu = diavolo, rhiaulicciu = diavoletto, rhinari = danari, rhienti = denti, rhintera = dentiera, rhiscurriri = discorrere, rhiscursu = discorso, rhisiari = desiderare, risiatu = desiderato, risìu = desiderio, rhisiusu = desideroso, rhispiàciri (verbo) = dispiacere, rhispiacìri = dispiacere, rhispirarisi = disperarsi, rhispirazioni = disperazione, rhisprizzari = disprezzare, rhissanguari = dissanguare, rhistinari = destinare, rhistinu = destino, rhisupra = disopra, rhisutta = disotto, rittu = dritto, rhotmiri = dormire, rhugna = rogna, rhurari = durare, rhurata = durata, rhurauru = duraturo, rhuru = duro, rhuruliddhu = duretto, rhurici = dodici, rhucientu = duecento, rhumila = duemila, runni = da dove, rhurizza = durezza, rhurmienti = dormiente, rhormiri = dormire. In questi casi, per distinguerla dalla R dura, ho ritenuto di scriverla Rh mentre la R dura viene raddoppiata come nell’aggettivo rruffianu, rrummuliuari: brontolare, rricuogghiti, arricgogghiti: torna a casa, etc.

La lettera S presenta i due suoni, il dolce e il duro con raddoppio iniziale. salami: salame, sausizza, sasizza: salciccia, suonnu: sonno, etc. Si raddoppia nelle parole: ssaccuni, assaccuni: assestamento, ssicutari, assicutari: inseguire, ssimigghiari, assimigghiari: somigliare, ssintumari, assintumari: svenire, ssuppari, assuppari: inzuppare, etc.

Anche la T presenta le due intensità fonetiche con il raddoppio della consonante iniziale, per l’elisione della A.

Normalmente nelle parole: tagghiari: tagliare, taula: tavola, tirari: tirare, torta: torta, tunnu: tonno, etc. Si raddoppia per l’elisione della A nelle parole: ttanagghiari, attanagghiari: attanagliare, ttintuni, a ttintuni: a tentoni, ttisari, attisari: raddrizzarsi, guarire, ttutniari, atturniari: arrotondare, etc.

Le parole contenenti TR presentano una fonetica diversa con la R che non vibra ma si addolcisce come nelle parole: trhabballari, traballare, tracolla: tracolla, trafila: trafila, trhasiri: entrare, trhavagghiari: lavorare, trhippari: giocare, troia: scrofa, trhumma: tromba, etc.

La V non presenta diversità fonetiche.

La Z si presenta dura, con raddoppio iniziale, e anche sorda. Si ha quella dura nelle parole zzammara: Sisal, zzabbajuni: zabaione, zzanniari: vagabondare, zzaurdu: bifolco, etc.

Per addolcirla si associa una H come nella parole: zzhappa: zappa, zzhàzzira: zazzera, zzhiu: zio, zzhoppa: zoppa etc.

Le scelte fonetiche nella lingua parlata modicana sono dovute, quindi, al culto del sottovoce e del silenzio. Esistono suoni sussurrati e suoni percussivi, ma per la certezza fonetica per i non modicani è necessario un esempio di dizione registrata per iniziare un modo nuovo di comunicazione più obbediente.

Abel

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