mercoledì, 29 Giugno 2022

FACCIAMOCI DEL MALE

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Eh, sì… siamo troppi e continuiamo a fare un pessimo uso delle risorse del pianeta.

La Terra ci sta avvisando già da parecchio tempo che, se vogliamo sopravvivere come specie, dobbiamo cambiare completamente il modo di rapportarci con la Natura. Le mutazioni del clima ci costringono a vivere perennemente sotto una doccia scozzese: periodi di gran secco seguiti da piogge devastanti, caldo anomalo d’inverno ed estati piovose, uragani ed alluvioni improvvise. L’apparizione di malattie nuove dalla diffusione epidemica e le palesi manifestazioni di alterazioni mentali di massa completano il quadro: AIDS, Ebola, SARS, aviaria e una miriade di neoplasie da una parte, e, dall’altra, stragi provocate dall’intolleranza religiosa, da terroristi di varia estrazione e da pazzi armati legalmente. Anche la diabolica crisi dell’economia mondiale sembra causata dalle azioni scioccamente criminali di alcuni personaggi per brama di denaro e di potere, che vanno a scapito del bene di tutti e che, alla lunga, colpiranno anche loro. Lo sfruttamento e l’eccessivo impoverimento di intere nazioni provoca la stasi del mercato, oltre a ingigantire il fenomeno della migrazione.

Dei guai provocati dalla cupidigia e dalla prevaricazione pare che se ne siano accorti finalmente anche frau Merkel e i cinesi, le cui floride economie stanno gradualmente perdendo colpi: non è un caso se la Germania ha improvvisamente cambiato atteggiamento verso il fenomeno dell’immigrazione (almeno quella siriana…) e se la Conferenza di Parigi sul clima ha prodotto un primo accenno di pentimento per i comportamenti di incosciente spreco e di disprezzo per gli equilibri naturali da parte dei paesi più inquinatori: Stati Uniti, Russia, Cina, India, Brasile ed Europa.

È cronaca di questi giorni l’emergenza polveri sottili in Padania, come a Roma e a Napoli: si dovrebbe dire: “Non piove, Governo ladro!”. Perché, in effetti, i governanti locali si sono dati molto da fare, in maniera spesso inconsulta, per rendere di nuovo respirabile l’aria, con gravi ulteriori disagi per i cittadini e senza risultati in qualche modo apprezzabili. Ma finalmente sono arrivati pioggia e vento. Per adesso si torna a respirare, pronti a dimenticare.

È inutile chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi. Come coloro che installano costosi antifurto a protezione di una casa vuotata dai ladri, così si decide di abbassare la temperatura dei riscaldamenti domestici, si fanno blocchi del traffico o si attua il regime delle targhe alterne, si propone l’abbassamento della velocità dei veicoli da 50 a 30 km/ora e si arriva perfino a bloccare l’attività delle pizzerie con forno a legna!

Per il riscaldamento di abitazioni e luoghi di lavoro esiste da anni una normativa che limita la temperatura a 21° gradi e regola gli orari. Il problema è che, come al solito, mancano i controlli: ci sono soprattutto strutture pubbliche, dove chi paga è Pantalone, surriscaldate da sentirsi male, ma anche interi condominii dove abbienti residenti possono stare in t-shirt a guardare la neve che fiocca fuori dalle finestre.

Una saggia politica della gestione del riscaldamento avrebbe dovuto per tempo provvedere a facilitare la sostituzione delle vecchie caldaie a gasolio mediante incentivi o sconti fiscali, favorire l’uso del metano a scapito del GPL, rendere economicamente vantaggioso l’uso di inverter e pompe di calore abbassando realmente le tariffe elettriche. Invece, dopo aver tanto pubblicizzato le virtù ecologiche di stufe a pellet e di termocamini, si è arrivati ad incolparli assieme ai forni e ai caminetti tradizionali per il fumo di legna… che se fosse così cancerogeno come adesso si dice, non si capisce come l’umanità che lo ha respirato per millenni sia riuscita ad oltrepassare i sei miliardi di individui!

Solo un intervento miracoloso potrebbe far restare i nostri politici vittime di una tardiva, ma finalmente salutare resipiscenza, capace di illuminarli sulla via dell’energia veramente pulita. Mentre la ricerca continua a far progressi per la produzione sicura di energia infinita dalla fusione nucleare, si potrebbero bandire completamente i carburanti fossili a favore delle fonti rinnovabili: sole e vento.

Gli Emirati Arabi, ricchissimi di petrolio, sono tra gli Stati più avanzati nello sfruttamento dell’energia prodotta ecologicamente: l’oro nero lo usano in casa loro col contagocce per non inquinare l’ambiente, già di per sé ostile, e per venderlo a noi gonzi che insisteremo a comprarne fino all’ultimo barile disponibile. Gli emiri biancovestiti accettano con piacere solo gli scarichi fumanti dei bolidi di Formula Uno che, oltre al divertimento portano anche un cospicuo giro di denaro. Si sa, lo dicevano già gli antichi: semel in anno licet insanire.

Abbiamo visto gradualmente sparire dalle nostre città i tram e i filobus che, oltre ad essere elettrici, avevano binari e corsie preferenziali già dall’inizio del ‘900. Assaliti dal numero sempre crescente di autoveicoli privati, questi mezzi di trasporto sono stati ritenuti ingombranti e lenti, obsoleti. Adesso viene da rimpiangerli, visto che le metropolitane, veloci e moderne, sono merce rara in Italia, resa estremamente costosa dalla consuetudine di appalti mafiosi e di mazzette. Se poi si tollera che la Metro di Roma, in periodo di feste e di giubileo, venga chiusa senza nessuna ragione, come si può parlare di servizi pubblici efficienti in alternativa ai mezzi privati? A che serve concedere per un giorno l’uso dei bus al costo di un solo biglietto, se poi l’attesa alla fermata si prolunga oltre la mezz’ora? Per quanto riguarda la velocità del traffico urbano, lentissimo e straordinariamente inquinante, sembra risibile la proposta di abbassarne il limite massimo da 50km/h a 30km/h: paradossalmente si otterrebbe un forte aumento della velocità (virtuale) della circolazione! Inoltre, siamo sicuri che un grosso motore diesel costretto ad una bassissima velocità non produca scarichi ancor più nocivi? I blocchi totali del traffico e le targhe alterne si sono rivelati inutilmente penalizzanti per i cittadini, e totalmente inefficienti riguardo all’abbattimento delle polveri sottili: come mai nessuno, dico proprio nessuno, in questa circostanza ha parlato dell’inquinamento provocato dalle ciminiere degli impianti industriali? È vero che stiamo attraversando la crisi economica più grave di tutti i tempi e che ora sarebbe impossibile imporre ad aziende in difficoltà il rispetto di leggi vigenti che esistono già da oltre vent’anni: perché non lo si è fatto prima?

Per favorire la FIAT, per anni la vera padrona dell’Italia, è stato mandato in malora il trasporto su rotaia a vantaggio di quello su gomma, che è certamente più flessibile e personalizzabile, ma molto difficile da regolare: gli effetti deleteri li scontiamo ogni giorno, e qui in Sicilia ancora di più. Sentir parlare di piste ciclabili e di isole pedonali in una realtà dove mancano i presupposti di base perché queste proposte possano diventare accettabili, ed anzi in grado di apportare quegli anelati cambiamenti di abitudini essenziali per migliorare la qualità della vita, sa di utopia o di becera imposizione dovuta alla moda. Dove sono i parcheggi? Dove sono le colonnine di ricarica per i veicoli elettrici? Dove sono le navette? Dove sono gli incentivi all’acquisto di bici a pedalata assistita?

Forse qualche modicano ricorda ancora l’iniziativa presa da Legambiente diversi anni fa: bianche lenzuola stese alle finestre sul Corso che, nel giro di pochi giorni, diventarono luridi stracci bigi. A Modica dovrebbe essere proibito portare i bambini in carrozzina a fare lo struscio al Corso: l’aria è mefitica grazie anche agli autobus urbani, vecchi bidoni dismessi da Palermo gestiti in maniera assolutamente fallimentare dall’AST.

A furia di fare i furbetti, i nodi sono tutti venuti al pettine. Bisognerà tagliare i capelli che nessuno può più sbrogliare. Una volta rapati a zero, ci vorremo muovere, finalmente?

Lavinia de Naro Papa

 

 

 

 

 

 

 

 

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