mercoledì, 29 Giugno 2022

OCCORRE UN AIUTO DEL LEGISLATORE PER ASSICURARE LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO PUBBLICO LOCALE

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Percorrendo la strada d’uscita da Modica per Ragusa abbiamo potuto constatare l’illuminazione riattivata del parco naturale “S. Francesco U Timpuni”.

Personalmente me ne sono rallegrata, all’improvviso un magnifico belvedere, una sorta di biglietto da visita per chi entra in città o di commiato per chi la lascia. Quell’anfiteatro illuminato parla una lingua muta ancestrale che dentro ciascuno evoca convivio, incontro, relazione culturale, insomma segno di civiltà. Bellissimo, mi ero detta, finalmente un ritorno alla normalità dopo tanto abbandono, finalmente un sospiro per l’avvenuto ritorno di funzionalità.

Nei giorni scorsi vi ho condotto la nipotina, è stato un tripudio di giochi e di scorazzamenti tra un attrezzo e l’altro, tra un vialetto ed un ponte, tra una discesa ripida e un’improvvisa salita secondo gli avvallamenti del terreno.

E’ ritornato il piacere di poterlo frequentare, infatti dopo l’avvenuto ripristino di funzionalità tramite pulitura, scerbatura e restauro funzionale delle parti danneggiate e ripristino dell’illuminazione il parco è tornato ad essere quello che era all’atto della sua creazione, un luogo da frequentare, decente!  Passeggiando ho potuto constatare il ritorno alla civiltà di questo luogo così prezioso per una boccata d’ossigeno a ridosso del Corso Umberto irrespirabile per chi si muove a piedi.

Nonostante la stagione erano infatti presenti diverse persone: un giovane uomo che si allenava utilizzando gli strumenti ancora funzionanti, diverse famigliole con bambini, diverse persone che conducevano a spasso il cane e diversi giovani che ammazzavano il tempo a modo loro, chiacchierando e scherzando.

La passeggiata è stata gradevolissima per il respiro salubre, per l’occhio che ha potuto incontrarsi con l’ordine e la pulizia, per l’orecchio che ha potuto riposare a contatto con suoni naturali prodotti dalle presenze umane e dagli uccellini che musicavano la danza della vita, ma anche per il piede che ha potuto posarsi senza temere per la slogatura di caviglie.

C’era presente una squadra di operai intenta a ripristinare e fare la manutenzione delle ringhiere di legno perché non ammuffiscano. Ho constatato l’avvenuto ripristino estetico ed igienico funzionale dei servizi igienici, insomma un ritorno alla normalità. Si può ben dire che la sinergia tra Forestale e Amministrazione comunale ha dato frutti virtuosi.

Ho constatato, con rammarico e una botta di stizza, per dirla eufemisticamente, la devastazione di uno dei nuovi lampioni. No! Non è possibile fare i conti con questa fatica di Sisifo, con questa tessitura di tela di Penelope dove la collettività investe e il singolo distrugge, non se ne può più!

Spero che l’Amministrazione comunale si dia da fare per l’installazione di una linea di videosorveglianza che possa scoraggiare, ma auspico soprattutto, in tempi celeri, un intervento serio del Legislatore Parlamentare affinché vari, al più presto, un provvedimento semplice, monoarticolato, con cui consenta e autorizzi i Sindaci di poter pretendere un risarcimento d’opera da chi devasta.

Certo ci sono tanti problemi da affrontare che urlano intervento del Parlamento, lo so, ma questo non è irrilevante come a prima vista potrebbe sembrare. Qui in ballo c’è la responsabilità educativa che gli adulti devono assumersi nei confronti della generazione figlia, responsabilità cui abbiamo abdicato irresponsabilmente, a tutti i livelli: in famiglia, a scuola, nelle istituzioni di diverso genere e soprattutto a livello politico.

L’irresponsabilità è una carie che distrugge il dente, se non la arginiamo dovremo spendere molto di più a rifare il dente, se oggi la curiamo salviamo anche il dente. La politica non può centrarsi solo sull’economia della crescita, certo deve farlo, ma l’economia della riparazione deve curarla, altrimenti non si bilancia nessun bilancio, curare le perdite è indispensabile!

Basta, riprendiamo il filo se non vogliamo perdere completamente la matassa. La collettività è fatta da individui, da singole unità ed è su questi fili sfilati che bisogna agire per non perdere il telo.

Il soggetto che oggi danneggia il lampione è un soggetto fragile, bloccato nelle normali facoltà elaborative, incapace di affrontare, mentalizzandola, la propria rabbia e il proprio disagio di vivere, incapace di governare le proprie emozioni, aiutiamolo nel modo giusto, rieducandolo finché si è in tempo.

Questo individuo oggi rompe il lampione, ma se lasciato a se stesso domani devasta la vetrina e poi la saracinesca e dopo si ubriacherà o si drogherà o si giocherà tutti i soldi che ha in tasca al gioco d’azzardo. Insomma questo soggetto che oggi fa un danno di 100€ domani farà il disastro della sua vita e del contesto. Aiutiamolo oggi con un provvedimento di rieducazione e ne otterremo un cittadino integrato alla comunità. Facciamo un gesto di prevenzione che impegnerà la comunità per pochi soldi e preserviamo lui e la comunità da un danno più oneroso e più devastante.

Pertanto, ogni Sindaco che, tramite la struttura umana e tecnica di sorveglianza di cui dispone venga a conoscenza del soggetto che danneggia il patrimonio pubblico, deve essere messo in condizione, dalla legge, di potere imporre al soggetto l’opera di ripristino del danno fatto.

Voglio precisare non l’ammenda monetaria, ma l’opera manuale del ripristino, perché è solo dalla fatica e dall’opera del riedificare che si ripristina la psiche e si rieduca il soggetto. E’ dalla manualità impegnata nella fatica del ricostruire che si comprende la stupidità e la vanità del gesto di devastare.

Certo, non è tutto così semplice, ma se il legislatore fa l’opera semplice, anche se lunga in termini temporali, bisogna però iniziare, dell’autorizzare a praticare la responsabilità civica, il resto è solo questione di ordinaria organizzazione.

Ciascun Sindaco sarà in grado di affiancare al ragazzo imprudente e trasgressivo un saggio operaio competente che si limiti ad indicare come si alza un sasso, come lo si mette in posa, come si ripristina il varco o come si riallaccia un filo elettrico o come si incastra un’ampolla nuova al posto di quella rotta.

Il sindaco deve solamente pagare un operaio per far lavorare, fare faticare chi, in un momento di rabbia o noia mal indirizzata, ha compiuto una bravata che a posteriori gli costa fatica.

Non teorizzo niente di speciale, richiamo semplicemente ad agire la responsabilità dovuta da ogni adulto verso i giovani. Non invento un teorema dell’impossibile, questo principio ricostruttivo del fare manuale e con fatica, è quello che applicano nelle comunità di recupero: solo se si paga un prezzo in termini di fatica si capisce il senso del non senso del distruggere.

Non è un gioco di parole, è una dinamica psichica che va attivata, è una responsabilità che noi adulti dobbiamo fare praticare ai giovani come una ginnastica, un allenamento che risana il guasto e attiva percorsi di senso, prospetta speranze, indica obiettivi e fa intravvedere scopi.

Personalmente impegnerò la Senatrice Padua ad iniziare il percorso legislativo per questo auspicabile provvedimento. La Padua è di buona volontà e sa lavorare, così come ha brillantemente condotto in porto il provvedimento in favore dell’Autismo potrà fare con questo, io ci spero e un po’ ci conto.

Carmela Giannì

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