mercoledì, 25 Maggio 2022

SE È QUESTO QUELLO CHE VOGLIAMO…

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Molti tifosi si sono indignati per gli insulti omofobi lanciati da Sarri a Mancini dopo la partita tra Milan e Napoli. Certo, d’istinto vien da indignarsi visto che siamo nel terzo millennio e qualcuno di noi si è evoluto. Qualcuno. Pare però che nessuno di costoro sia arrivato ai vertici direttivi del calcio italiano se il Presidente della FIGC fin dal momento della sua elezione è passato dagli insulti ai neri a quelli alle donne. Anche allora si alzò l’indignazione generale, ma Tavecchio rimase incollato al suo posto e omaggiato da tutta la claque di nani e ballerine che si muovono sul palcoscenico nazionale, sportivo e non, qualcuno dei quali, per dimostrare di quante larghe vedute fosse il personaggio, disse che aveva persino “adottato due di quei cosi”, alludendo a una sua adozione a distanza di due bambini africani. Sì, diciamo noi, giusto per sfoggiare un’inesistente larghezza di vedute, proprio inesistente visto che per lui e i suoi accoliti due bambini erano solo “due cosi”.

Ancora non s’è capito se sono convinti che siamo tanto cretini da non renderci conto di quanto e fino a che punto ci stanno prendendo in giro oppure se hanno capito che siamo talmente vigliacchi da non avere il coraggio di ribellarci.

Perché è questa l’amara realtà. Magari è più pigrizia che vigliaccheria, ma la prima si traduce inevitabilmente nella seconda nel momento in cui ci fa accettare le ingiustizie, c’impedisce di combattere per i nostri diritti, perché ci soffoca, ci stritola, ci rende schiavi. E così possono giostrarci come vogliono loro facendoci persino diventare razzisti, già perché, se ufficialmente il razzismo viene aspramente condannato, in realtà lo si stimola mostrando, almeno in apparenza e a parole, maggior considerazione per gli stranieri che per i cittadini italiani. Strettezza di vedute, totale incapacità di governare o un sottile disegno preordinato a creare scompensi nella popolazione? Il dubbio è legittimo. Lo è tanto più se si va a rivedere il passato, quello in cui affondano le origini della mafia, che nacque, a suo tempo, per proteggere il popolo coglione dall’incapacità di uno Stato che ancora annaspava per comprendere se stesso. Il popolo coglione c’è ancora. La mafia pure. Le conclusioni traetele voi.

Ma noi siamo pigri, se riceviamo un’ingiustizia o siamo oggetto di una truffa non ci ribelliamo perché per farlo si devono mettere in atto operazioni noiose, fastidiose, faticose, come riempire dei moduli, rivolgersi all’Associazione Consumatori, fare una denuncia alla Polizia Postale, cose di questo tipo insomma. E così si subisce. E se qualcuno invece vorrebbe ribellarsi, se procede con una denuncia si accorge che nessuna delle tante persone che potrebbero farlo è disposta a testimoniare perché non vuole seccature. In un paese così, fra gente così, ci si stupisce che la mafia riesca a proliferare?

E ci si stupisce se una ragazzina oggetto di bullismo da parte dei compagni di scuola non ce la fa più e decide di uccidersi, così “loro saranno contenti”? Perché è proprio questo che governa l’Italia: il bullismo, il bullismo nelle scuole, il bullismo fra la gente, il bullismo nello Stato. E il bullismo nello sport, dove è più brutto, più vergognoso. Vince chi stende l’avversario, e non solo nel pugilato o nella lotta. Vince chi è più ricco. Vince chi si dopa. Vince chi non conosce la lealtà. E’ questo quello che vogliamo? Forse no, ma finché lo accettiamo ce lo meritiamo tutto.

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