sabato, 14 dicembre 2019
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LA TERRA DEI CACHI

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Fassina sì, Fassina no, Fassina boh?

Vi ricordate Elio e le Storie Tese a Sanremo nel 1996? Provate a rileggere il testo de La terra dei cachi: è un ritratto spietato, ancora atrocemente attuale, del nostro amato paese.

Passano gli anni, tramontano alcuni leader, ne compaiono di nuovi – che però somigliano tanto a quelli vecchi: della serie levati tu che mi ci metto io! – ma la musica non cambia.

In barba al dettato costituzionale ancora vigente, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, al quale i giovani non hanno accesso e che viene tolto a chi ancora lo ha. Questo è il Paese dove regna l’uguaglianza, ma dove qualcuno è più uguale degli altri; dove la legge è uguale per tutti, tranne che per alcune persone; dove la doppia morale è la norma; dove financo in un movimento per certi versi rivoluzionario e irridente della “vecchia politica” – che rifiuta emolumenti, rimborsi elettorali e vitalizi, scorte e privilegi di casta – nel quale vige la regola uno vale uno, in certi casi dipende di che uno si tratta.

Le prossime elezioni amministrative stanno scatenando insopportabili tormentoni, in un vortice di incertezza condita da insulti e volgarità veramente di alto livello.

“Si vota solo la domenica!”

“Ma no, lasciamo aperti i seggi anche lunedì, così magari recuperiamo qualche voto di quei menefreghisti che sono andati al mare…”

“Ma scherziamo? Quanto ci viene a costare quest’ennesima idea peregrina di Alfano: non vi basta l’aver abolito l’election day? Se pensate che sprecare ancora il denaro degli italiani possa ridare fiducia nella politica a quel 45% di elettori assenteisti, siete fuori strada!”

“Ehm, sì, forse è meglio votare solo domenica…”

Intanto, liste non ammesse per irregolarità formali o sostanziali, vengono ripescate a suon di ricorsi cavillosi al Consiglio di Stato, alla faccia delle sentenze del TAR.

Piovono avvisi di garanzia sulle teste di sindaci di ogni parte politica per i consueti sospetti di coinvolgimento in turbative d’asta, corruzione, concussione, assunzioni in odore di nepotismo, ladronecci vari. Qualcuno si dimette sua sponte, altri vengono costretti a dimettersi, altri ancora vengono difesi a spada tratta dai propri sodali, a seconda della convenienza. Certi spiritosoni affermano che un sindaco senza nemmeno un avviso di garanzia è uno che non conta niente: l’avviso di garanzia si è trasformato da ingiusto pregiudizio di colpevolezza a status symbol!

L’elettore medio, che si sente preso dai turchi, pensa che voler fare il sindaco sia sinonimo di autolesionismo masochista: in effetti certe scelte di candidati e certe alleanze apparentemente contronatura sembrano voler preludere alla volontà di perdere le elezioni per lasciare agli avversari la patata bollente.

Il Job’s Act, a seconda della convenienza di chi ne parla, ha fatto calare la disoccupazione con migliaia di assunzioni a tempo indeterminato grazie agli incentivi fiscali, ovvero ha solo stabilizzato parte del precariato dei lavoratori a progetto e con l’abuso dei voucher sta creando nuovo precariato.

Le tasse stanno calando e verrà abolito il bollo auto! Le nuove bollette per il consumo di elettricità e di gas sono semplici e di chiara lettura! Sarà, ma la percezione che di queste dichiarazione ha la gente comune è ben diversa.

Niente bollo auto? Per non far piangere il piatto verranno aumentate le accise sui carburanti, così pagherà di più l’automobilista che insiste ad usare la macchina. Giusto.

Peccato che a fronte di una minoranza di sconsiderati che usano l’auto per diporto o per fare lo struscio, ci sia una maggioranza di poveri cristi che vivono incollati al volante per motivi di lavoro, costretti a ciò dalla carenza/inesistenza di validi mezzi di trasporto pubblico. Che dire poi del trasporto merci, che da noi – per antiche scelte scellerate di protezionismo autarchico pilotate dalla FIAT – viaggia quasi esclusivamente su gomma: l’aumento del pieno quanto inciderà sul costo d’acquisto dei beni di consumo?

Ma se i prezzi dovessero aumentare, i soloni economisti ci dicono che è un bene: la deflazione sarà sconfitta! Mah… negli anni ’70 ci hanno massacrato gli zebedei con l’inflazione, vista come un flagello biblico: adesso la si invoca come toccasana!

La vertiginosa discesa del prezzo del petrolio ha fatto calare un poco il costo del Kilowatt – unica voce in bolletta su cui i vari gestori privati possono intervenire – ma, unificando i balzelli e le addizionali sotto l’unica voce misteriosa e incontrollabile Spese per la Gestione del Contatore, le tasse sono state aumentate e le nuove bollette risultano sensibilmente più salate di quelle vecchie, per oscure e complicate che fossero.

Ad incrementare il caos, è partita già la campagna elettorale per il referendum sulle modifiche alla Costituzione. Molti i magistrati che si schierano fin d’ora rilasciando dichiarazioni di voto, strettamente personali ma inequivocabilmente politiche.

Il cittadino medio non riesce a capire se la chiamata al giudizio del popolo su una modifica della Carta Costituzionale sia un atto dovuto oppure una gentile concessione del Governo in vena di democrazia. Il quesito referendario posto è di difficile comprensione, soprattutto per gli effetti che la modifica potrebbe apportare a livello di potere di scelta dell’elettore.

Se poi il giovane ColadiRenzi intende caricare su di esso le sorti della sua carriera politica, il pateracchio è servito. L’ambiguità della situazione non potrà portare che ad un risultato comunque falsato.

Perché voteranno NO quelli che pensano che la riforma costituzionale sia malfatta assieme a quelli che detestano Renzi tout-court, e voteranno SI i renziani di ferro e quelli che pensano che finalmente si ammodernano le istituzioni di questo paese paralitico. Come si esprimeranno coloro i quali pensano che la Costituzione non possa essere manomessa frettolosamente, ma che sono certi che una caduta del Governo in questo momento di incertezze planetarie sia un salto nel buio? Probabilmente aumenteranno ancora le astensioni, e ciò sarà un danno serio visto che questo referendum non prevede il raggiungimento del quorum per essere valido: basterà un pugno di elettori a determinare il futuro del Paese.

Luminosa rinascita o sprofondamento nel baratro?

Sperduti nella nebbia del dubbio, perennemente di fronte a due strade diametralmente opposte che dicono di andare verso la stessa meta, verrebbe la voglia di andare a cercare la terza via per ritrovare certezze e rispetto. Se questa non c’è si potrebbe, con un po’ di fatica e sudato lavoro, tracciarla ex novo. Riusciranno i nostri eroi a ritrovare la retta via?

ldnp

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