giovedì, 12 dicembre 2019
l'editoriale di Luisa Montù

UNO CHE CI CREDEVA

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Se ne sono accorti solo adesso che è morto della grandezza di Marco Pannella. Fino a ieri quel poco che si parlava di lui diceva di un istrione che sparava cazzate solo per stupire, per scandalizzare, per attirare l’attenzione. Questo nessuno, oggi, sarebbe disposto ad ammetterlo, eppure è la realtà. Era un personaggio scomodo e, come tale, doveva essere sminuito in tutti i modi. Non bastava cercare di ignorare le sue iniziative, perché lui sapeva come non farsi ignorare, così si cercava di ridicolizzarlo, di trasformarlo in una macchietta. Non ci si è mai riusciti.

Se le sue iniziative, le sue proposte, di primo acchito apparivano sconvolgenti, dissacranti, persino oscene, ragionandoci sopra se ne capiva la logica, la ragionevolezza. Perché era un uomo libero, capace di pensare e proiettato nel futuro. Praticamente, tutto quello che noi non siamo, che forse vorremmo essere e che probabilmente non saremmo mai capaci di essere. C’era chi non voleva capire, per il proprio interesse e la propria comodità, ma anche chi non capiva davvero.

Se la sua intelligenza, la sua visione della politica e della strada che un paese doveva percorrere lo rendevano un unicum in Italia, quello che oggi più ci deve far riflettere è la constatazione che lui nella politica davvero ci credeva, credeva nelle battaglie che intraprendeva e soprattutto che non le ha mai combattute per sé ma sempre e soltanto per la nazione, in visione di una crescita alla quale tutti dovremmo aspirare ma che, evidentemente, poco c’importa, viste le scelte che facciamo e che accettiamo.

Sì, era uno che ci credeva, ci credeva davvero. Riuscite a immaginare se ogni partito avesse il suo Pannella? In questo caso si potrebbe tornare a far politica. Perché vorrebbe dire che, indipendentemente dal partito, quindi dall’idea nella quale ognuno di noi s’identifica, sapremmo che quell’dea viene portata avanti, davvero, quindi ogni voto non sarebbe solo la traccia di una matita su un pezzo di carta ma un progetto, un progetto da realizzare per un futuro che ciascuno di noi vorrebbe migliore, ognuno a modo suo, certo, ma che sarebbe poi il risultato della scelta della maggioranza, così come vuole la democrazia.

Appunto. La democrazia. Quella parola che oggi viene sbandierata continuamente da qualsiasi politico o politicante. Ma perché? Forse perché la stiamo perdendo? Forse perché l’abbiamo già perduta? Nominarla non serve, parlarne non serve: bisogna praticarla e oggi questa pratica pare sia stata smarrita. Dovremmo ritrovarla e per farlo occorre ricominciare a ragionare con la nostra testa, sbagliando se occorre, ma sempre e soltanto perché ci crediamo, non perché ce lo raccontano in tv.

Dobbiamo crederci, insomma, come ci credeva Pannella. Ma lui era un condottiero e noi un condottiero non l’abbiamo e fra di noi qualcuno che possa diventarlo non c’è. Solo qualche ducetto che vuole convincerci a seguirlo. Per andare dove? Verso il futuro? No, verso nessuna parte.

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