domenica, 17 ottobre 2021
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“QUO USQUE TANDEM, MUTHYCENSES?”

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Fino a quando, Modicani, sopporteremo l’esproprio continuativo dei beni e dei servizi che da centinaia di anni siamo stati in grado di mettere a disposizione del territorio ibleo?

Com’è possibile che nessun onorevole o senatore – e ne abbiamo avuti di tutti i colori – sia stato capace di far valere anche per Modica la legge speciale che i Ragusani hanno ottenuto per Ibla? Cosa abbiamo di meno, o di così disdicevolmente diverso, da Ragusa per non meritare un trattamento analogo per la parte antica della città?

Com’è che non ci rendiamo conto di quanto diventiamo ridicoli riempiendoci la bocca di “Contea”, di “Distretto di sud-est”, di “Old Town”, quando poi non c’è nemmeno un vicolo dedicato a Manfredi Chiaramonte?

Meno spocchia, gente, e pedalare!

Non c’è da far la guerra a Ragusa, sarebbe stupido e inutile, ma invece bisogna saper proporre una collaborazione a livello territoriale che, per Modica, potrebbe estendersi fino a comprendere la fascia costiera sciclitana e ispicese, oltre che tutti quei comuni che amministrativamente sono costretti a rivolgersi a Siracusa e a Catania, ben più lontane di Modica. Similmente Ragusa potrebbe rivolgersi alle aree occidentali e servire anche quelle zone che hanno difficoltà a riferirsi a Caltanissetta o ad Agrigento.

Invece, allo scippo fascista della Provincia attribuita a Ragusa invece che a Modica, ne stanno seguendo altri molto dannosi: il Tribunale prima, e adesso anche l’Ospedale.

L’aspetto più tragico della situazione è che le decisioni circa la sorte di istituzioni così importanti per la popolazione, che vota e paga le tasse, vengono prese da gente che nulla sa di giustizia o di sanità, che niente conosce delle realtà dove interviene con la scure, che tutto giustifica con insensate applicazioni di restrizione di spesa perché “così vuole l’Europa!”. Costoro sono talmente inadatti a gestire il potere loro attribuito per mera volontà politica che, dopo aver generato casini inumani ci ripensano e poi cambiano ancora parere, comportandosi come banderuole al vento dell’opportunismo più scandaloso.

Se fare economia e usare con oculatezza i soldi dei contribuenti è programmare, progettare, appaltare, reperire fondi e costruire pubbliche strutture che vedono la luce con decine di anni di ritardo, quando ormai non servono più, siamo alla follia.

Ma quando, con tanta fatica e dopo tanto tempo, si realizzano strutture utili ed efficienti, che vengono inaugurate in un tripudio di fasce tricolori e di elicotteri carichi di politici, per poi finire declassate o addirittura abolite, siamo al trionfo dell’idiozia.

Come fare a far capire ai Soloni romani e a quelli palermitani che l’economia vera si realizza solo con il buonsenso, come sa qualunque massaia?

La verità non sarà che certe orecchie non vogliono sentire? Che l’idea di rinunciare a qualche privilegio di casta, come potrebbe essere dare una sforbiciata a buonuscite, pensioni e vitalizi, potrebbe essere quella giusta? Oltretutto, la bella figura con l’elettorato sarebbe garantita: la fortuna del movimento della specchiata Ditta Grillo&Casaleggio si basa in gran parte su un questa sconcertante ovvietà.

Purtroppo viviamo in un Paese dove, nonostante la innata e nei secoli riconosciuta genialità della stirpe, è la furbizia ad essere acclamata e premiata, non l’intelligenza.

I nostri cervelli migliori sono tutti all’estero, così come la meglio gioventù; quelli che decidono di tornare lo fanno a loro rischio e pericolo. Come successe al cardiochirurgo di fama mondiale Gaetano Azzolina, che lasciò l’America per amore della terra natìa, dove creò la cardiochirurgia infantile e finì travolto da invidie e calunnie che lo portarono in galera.

Allora, modicani, fino a quando tollereremo la deportazione della giustizia nella ristrettezza angosciosa e nell’inevitabile sovraffollamento dei locali del Tribunale di Ragusa? Fino a quando consentiremo il misconoscimento dell’antica tradizione giuridica modicana? Fino a quando guarderemo con rabbia l’ala nuova dell’Ospedale Maggiore destinata a rimanere in gran parte inutilizzata? Fino a quando saremo costretti ad assistere al degrado coatto della sanità modicana dove, nonostante tutto, esistono eccellenze che oppongono strenua resistenza al disfacimento? Arriveremo anche qui a curare i malati stesi sul pavimento?

Che l’Europa lo voglia o no, è ora che ognuno di noi si impegni per ristabilire limiti e competenze dell’autonomia regionale nei rapporti col governo centrale. Bisogna farsi rispettare e riportare nella nostra terra tutto quanto rapinatoci dal tempo di Garibaldi ad oggi. Rivogliamo la Sicilia bella, sana e ricca, non più solo terra di conquista o triste meta di tragici sbarchi.

SI PUÒ FARE!

Lavinia de Naro Papa

 

 

 

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