domenica, 17 ottobre 2021
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TERREMOTI E SLAVINE

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Sulla tragedia che ha colpito l’Italia centrale si è detto e si continua a dire di tutto, nel bene e nel male.

Le falle del sistema della Protezione Civile sono apparse evidenti: troppa burocrazia, tempi irrispettosi delle urgenze, défaillances delle infrastrutture e dei servizi e difficoltà di coordinamento dei soccorsi. La cosa che salta agli occhi è che, come sempre quando tutto sembra perduto, l’eroismo, la generosità e l’abnegazione dell’italiano qualunque riescono a compiere miracoli.

Occorrerà parecchio tempo per studiare come rendere efficiente il soccorso anche in situazioni obiettivamente impossibili. Nel frattempo però qualcosa si può fare, e senza aspettare che si muova lo Stato: chi fa da sé fa per tre, dice il proverbio. I friulani fecero tantissimo da soli, e sono risorti. Nel Belìce… lasciamo perdere.

Prevenire è meglio che curare. Pertanto ci sembra opportuno suggerire alcune cose, in gran parte assolutamente ovvie, ma che potrebbero contribuire a limitare i danni.

Tutti coloro che risiedono e lavorano in luoghi difficili da essere raggiunti in caso di calamità naturale dovrebbero munirsi obbligatoriamente di adeguate scorte di cibo, medicinali, batterie ricaricabili, carburante e quant’altro ritenuto indispensabile per la sopravvivenza, come un gruppo elettrogeno e, a seconda dei casi, un canotto o racchette da neve e motoslitta. Vista la fragilità dei collegamenti in rete, perché non tornare a servirsi della vecchia radio ricetrasmittente? I radioamatori sono sempre stati utilissimi ed efficientissimi comunicatori e la loro opera si è rivelata spesso insostituibile.

I comuni montani debbono avere dei mezzi di soccorso propri: se ogni inverno nevica, avere uno spazzaneve, tenuto in efficienza, è il minimo. Magari consorziandosi coi comuni limitrofi, condividere le risorse e gestire uno spazio adatto all’atterraggio di elicotteri.

A scuola tutti i ragazzi devono ricevere almeno i rudimenti per il primo soccorso e imparare i corretti comportamenti da tenere in caso di calamità.

Lo Stato potrebbe prendere in considerazione la creazione di un servizio civile periodico obbligatorio per tutti i giovani mirato alla manutenzione del territorio, specie di quello montano, per integrare e migliorare l’operato del Corpo Forestale.

Se poi finalmente verranno completate le mappe delle frane e delle valanghe, e se i regolamenti edilizi e i vincoli paesaggistici saranno rispettati, non sarà più un sisma di 4° grado a causare tanti danni e tanti morti: imparare qualcosa dai giapponesi si potrebbe, no?

ldnp

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