domenica, 25 Settembre 2022

ABUSIVISMO IN ZONA SISMICA: UNA FOLLIA!

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Deferita alla Magistratura una persona che stava compiendo un abuso edilizio in zona sismica. Stava ampliando un fabbricato nel centro storico, sottoposto a vincolo paesaggistico. Fin qui si può discutere fin che volete sul fatto che quei lavori di ampliamento potevano essere necessari, che molto spesso ampliare un immobile già in possesso di una famiglia rende possibile abitarci in modo più confortevole e che il proprietario non ha altra scelta perché privo dei mezzi economici per acquistare un altro immobile più adeguato, fin qui si può partecipare alla sua tristezza di fronte a un provvedimento che lo colpisce e del quale non comprende il motivo. Dura lex, sed lex.

Quello però che non riusciamo in alcun modo a giustificare, ma soprattutto a comprendere, è come si continui a voler costruire in zona sismica o comunque soggetta a frane o alluvioni o quant’altro. Ma che vuoi che succeda! Ecco, è la frase che si sente ripetere più spesso. No, non succede niente. Finché non succede. E allora si dà colpa al governo alla malasorte o al padreterno, ma la colpa è nostra, solo nostra, perché troppo spesso accettiamo un rischio non per coraggio, ma per semplice, insensata incredulità. E troppo spesso questo rischio non coinvolge solo noi, ma ricade sulle nostre famiglie, ricade su persone. Ribellarsi alle scelte dello Stato ha un senso: esistono per questo le elezioni, ma ribellarsi senza ragionare è da sciocchi, perché va contro noi stessi quando non è corredato dalla consapevolezza e dall’informazione.

Crediamo che il nostro popolo, per sua natura indisciplinato e ostile all’autorità in quanto tale, più di qualsiasi altro avrebbe bisogno di una formazione che lo rendesse edotto, ma non in maniera superficiale, del territorio sul quale vive, dei fenomeni cui è periodicamente e implacabilmente soggetto e a rispettare le misure necessarie per non diventarne prima o poi una vittima. E’ un insegnamento che deve accompagnare il cittadino fin dalla più tenera età, perché questi, fin da allora, deve comprendere che il mondo che lo circonda non esiste per lui ma con lui e adeguare in tal senso i proprio comportamenti, le proprie scelte.

La nostra critica nei confronti dello Stato non si deve dunque rivolgere a quei divieti doverosi che appone per proteggere noi e i nostri beni, ma alla trascuratezza, al disinteresse nei confronti della formazione dei giovani, non scolaretti e basta ma cittadini responsabili del domani. La scuola è allo sfascio, i docenti, una delle categorie più importanti di una società civilizzata, malpagati e bistrattati in ogni modo. E’ questo che dobbiamo pretendere da chi ha l’ambizione di guidarci: una scuola capace di trasmettere il sapere, un sapere fatto non di nozioni astratte e inutili, ma quel sapere che genera la consapevolezza di sé e del proprio ruolo nel mondo.

Ninì Giudici

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