domenica, 17 ottobre 2021
l'editoriale di Luisa Montù

LE NORME GIURIDICHE, QUESTE SCONOSCIUTE

Print pagePDF pageEmail page

Si potrebbe dare la colpa al caldo, ma, visto che queste cose accadono pure d’inverno, crediamo che la colpa, o la spiegazione, sia da ricercare altrove. Ci riferiamo a certe recenti elucubrazioni sui reati di “ricostituzione del partito fascista” e di “apologia del fascismo” di cui da tempo non si sentiva più parlare e che oggi pare siano tornati di moda. Non c’interessa fare i nomi degli accusati e degli accusatori né i particolari del fatto in sé perché ci pare che queste cose, almeno nel caso specifico, lascino il tempo che trovano. Quello che invece ci pare opportuno affrontare e analizzare è un concetto squisitamente giuridico, pertanto useremo questi due reati esclusivamente come spunto per la nostra riflessione, perché erano anni che non se ne sentiva parlare mentre quest’estate pare siano risorti come fenici dai tanti incendi che hanno dolorosamente (e dolosamente) torturato la nostra penisola.

Nel 1952 venne promulgata la Legge 645, comunemente nota come Legge Scelba, che vietava espressamente la ricostituzione del partito fascista e l’apologia del fascismo. Riteniamo che all’epoca sia stata una norma inevitabile, visto che l’Italia era appena uscita da un periodo di dittatura che aveva portato alla sconfitta in una guerra che il Regime dell’epoca aveva presuntuosamente sottovalutato.  Per anni il Movimento Sociale, il partito condotto da Almirante, era stato mantenuto all’esterno dell’arco costituzionale e lo stesso Almirante per i suddetti reati era stato incriminato, anche se poi il procedimento contro di lui era caduto e non se n’era sentito più parlare.

Da anni tali norme non vengono più applicate, infatti il Movimento Sociale oggi è considerato alla stregua degli altri partiti.

Qui non intendiamo interrogarci se sia opportuno o no che queste due norme siano o meno rispettate, bensì sul fatto che le norme di una nazione, giuste o sbagliate che siano, vanno rispettate finché restano in vigore. Accade spesso che una legge non si confaccia più ai tempi correnti e in questi caso esiste una precisa procedura giuridica che ne permette l’abrogazione. Perché questo in Italia non accade? Nel paese in cui si sostiene sia nato il diritto (e infatti così è stato, ma in un tempo, ahimè, tremendamente lontano) le norme vigenti possono essere seguite oppure no, a seconda del capriccio della classe dirigente che poi si stupisce se il cittadino ritiene quasi doveroso non rispettarne nessuna.

Quel che non si riesce o non si vuol capire è che le leggi devono essere chiare e disciplinare l’intera materia che trattano; nel momento in cui diventano troppe, frammentarie, lacunose, di ambigua interpretazione il cittadino è confuso e questa confusione lo porta inevitabilmente a essere diffidente, sia nei confronti della norma che in quelli di chi l’ha dettata.

In pratica, è come se non rispettare una determinata norma sia equivalente ad abrogarla. Bene, non è così, occorre eseguire il procedimento previsto, altrimenti in qualsiasi momento qualcuno potrebbe chiedere conto e ragione del perché Tizio o Caio non abbiano rispettato quella norma. Che cosa rispondergli? Che ormai è passata di moda? Un po’ troppo semplice, non vi pare?

In Italia ci sono tantissime leggi che non hanno più motivo d’esistere, perché dunque non mettere ordine abrogando quel che deve essere abrogato per dare così maggior valore a ciò che si vuole sia rispettato? Forse perché gli antichi giuristi non esistono più e le leggi sono generate solo per sanare situazioni già in essere, che, il più delle volte, nemmeno rispettano i principi inviolabili della nostra Costituzione. Che sia proprio questo il motivo per cui gli italiani sembra quasi si sentano in dovere di violare le norme, tutte le norme?

Capita poi a volte, e purtroppo capita sempre più spesso, che si emani una norma nella convinzione che sia nuova, che regoli una fattispecie che non era stata ancora prevista e sulla quale quindi non si era legiferato senza rendersi conto che la norma esiste già, è impostata meglio di quella nuova ma semplicemente non la si applicava. Inevitabile supporre che gli attuali legislatori siano all’oscuro del vasto patrimonio legislativo esistente in Italia. Ecco dunque la necessità di studiarlo a fondo, sfrondarlo dei rami secchi e poi, e qui starebbe la vera novità, applicarlo, ma sul serio.

Stando invece così le cose, è inevitabile pensare che, proprio nel momento in cui si vuol tornare a sanzionare la ricostituzione del partito fascista, si tenda solo a mascherare una dittatura già in atto.

Condividi!