domenica, 17 ottobre 2021
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RIACCENDIAMO LA LUCE, MA FACCIAMO PRESTO!

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Marina di Modica sabato sera 15 luglio, a cavallo con la domenica del 16.

E’ una delle prime notti d’estate con la voglia di evadere e respirare.

Tante le persone che passeggiano e tante quelle sedute sul muretto che delimita gli scogli e il mare dal passeggio serale, muretto che inizia dal molo con una piccola rotonda sul mare, fino ad arrivare alla terza piazzetta.

Al solito, come tutti gli anni, molte persone sono sedute con le spalle rivolte al mare e osservano i propri simili passeggiare (voglia di criticare e curiosare) o magari (ho voluto pensare) sono stati tutto il giorno in spiaggia e stanchi, assetati, affamati, hanno guardato a lungo il mare sdraiate sulla sabbia o da sotto l’ombrellone.

Davanti ai due chalet, uno sulla destra e l’altro a sinistra e che distano di pochi metri l’uno dall’altro, un po’ di musica e tanti giovani, la maggior parte in piedi a bere e a parlare col sottofondo musicale.

Sento la frescura del mare ma non lo vedo, hanno chiuso anche alcuni passaggi con pedane di legno e passerelle sugli scogli, non vi si può accedere facilmente per arrivare al mare, tranne che non ci si sieda al bar.

In fondo, proprio vicino alla terza piazzetta, sulla destra, le giostrine e l’altalena. Qualche bambino gioca o si dondola aiutato dai genitori, ma solo i più piccoli, altri corrono felici. Alcune persone, invece, stanno sedute, sempre di spalle ma stavolta rivolte ai bambini e guardano i propri simili o annoiate parlano tra loro, gridando ogni tanto ai bambini di smettere di giocare ma non guardano il mare.

Le bancarelle che hanno riempito la piazzetta del parcheggio stanno andando via, chissà le lamentele per la sporcizia che rimane tutt’attorno, certo sono lì da un giorno, avranno avuto pure da fare i loro bisogni ma forse ci sono i bagni in piazzetta (uno o due, però là dentro non si respira), avranno bevuto e mangiato, ma d’altra parte è normale, sono stati un giorno fuori casa, se una casa ce l’hanno. Comunque non vado a curiosare e non ho neanche voglia di comprare ma scendo un attimo sugli scogli e guardo la luna. E’ bellissima anche se mezza, si specchia, come una bella donna da guardare, sul mare. Per mia abitudine le faccio una foto insieme al mare, la notte è lei la sua amante tanto nessuno li sta mai a guardare. Fumo anche una sigaretta e cerco in borsa il posacenere che porto sempre con me ed utilizzo in ogni luogo aperto, non potrei mai spegnerla fra le steppe o gli scogli e neppure per strada: in Germania, circa quaranta anni fa, mi hanno insegnato che si fa così.

Tornando indietro comunque felice di avere assaporato per un attimo l’aria del mare, guardo l’ora, da poco è passata la mezzanotte, sono le 01,30 ma, ripassando nei punti menzionati prima, noto sul muretto, vuoto di persone ormai, che è pieno di bottiglie, lattine, vassoietti di carta e plastica vuoti e tovaglioli che svolazzano col venticello, uno scempio davanti ai miei occhi e con alle spalle il mare.

Difficile da spiegare cosa ho provato, ci provo. Sarà stata l’euforia di evadere dalla normalità dei giorni uguali, dall’insoddisfazione che ha attraversato il nostro inverno, sarà stata proprio la voglia di respirare aria di libertà, quella libertà che ci fa eccedere in tutto, ma, giuro, in un attimo ho avuto anche un eccesso di collera e ho visto crollarmi il mondo addosso.

L’inciviltà ha preso il sopravvento, la delusione di vedere quanto siamo tornati indietro nel tempo dopo tutte le conquiste fatte per la nostra libertà, perdere tutto, anche la speranza di un mondo migliore, perdere la dignità fregandocene dello spazio che occupiamo senza rispettarlo e soprattutto senza rispettare noi stessi, è come perdere per sempre la profondità del mare e l’infinità del cielo e delle stelle, è perdere i nostri sogni e senza sogni non si vive, perché lottare, realizzandone anche uno solo, è vivere la realtà della vita, migliorandola.

Forse siamo ancora in tempo a riaccendere la luce che si sta spegnendo ma dobbiamo fare presto.

Sofia Ruta

 

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