sabato, 3 Dicembre 2022

CANCELLARE LA STORIA

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Si sa, la Storia la scrivono sempre i vincitori.

Poi, a grande distanza di tempo, arrivano i revisionisti, e la Storia diventa come un calzino, da rigirare a piacimento: tanto la Verità non la conosceremo mai, forse perché non ne esiste una unica, valida per tutti, ma è un concetto astratto soggetto ad infinite interpretazioni. “Rashomon” docet.

Per gli antichi egizi era assolutamente normale sostituire le teste delle statue del faraone defunto con altre ritraenti le fattezze del nuovo re: la stessa Sfinge di Ghiza ha cambiato testa chissà quante volte. Visto che gli egiziani hanno lasciato il più grande corpus di notizie sulla propria civiltà, incise e dipinte sui muri delle tombe e scritte nella enorme quantità di papiri giunti fino al nostro tempo, probabilmente questo uso non era diretto soltanto a cancellare la memoria dei fatti e dei misfatti del sire trapassato, quanto a significare una linea di continuità del potere della sovranità in quanto di origine divina.

La distruzione sistematica di immagini ed effigi non gradite al potere vigente prese corpo e nome – iconoclastia – intorno all’VIII secolo dell’Era Volgare in Bisanzio. Eliminando i simulacri religiosi si intendeva estirpare una rinascente idolatria tra i cristiani e, dal punto di vista strettamente politico, togliere ai musulmani uno dei principali motivi di ostilità verso di essi, gli “infedeli” affetti da iconodulìa.

In tempi a noi più vicini, l’iconoclastia ha abbandonato quasi totalmente l’aspetto strettamente religioso, ed è diventata una pratica prettamente politica.

È nella memoria di tutti noi l’immagine della grande statua di Saddam Hussein abbattuta in diretta televisiva mondiale dai soldati americani come convalida della tesi della raggiunta libertà del popolo iracheno. Tesi rivelatasi subito dopo fallace visto che l’eliminazione dell’unico leader capace di tenere unito il paese in quanto laico, ha innescato lotte fratricide spaventose tra sciiti e sunniti, alimentate senza scrupoli da nazioni, anche europee, per bassi ed innominabili traffici di armi e petrolio. Ora l’Iraq è ridotto a un campo di battaglia dominato dall’odio, dal terrore e dalla miseria, terreno fertile per i movimenti integralisti che seminano morte e distruzione ovunque.

La mano fanatica dei Talebani ha distrutto i grandi Buddha di Bamiyan, così come i seguaci assassini del Califfato continuano a distruggere le testimonianze di un passato non islamico, e perciò impuro e degno di disprezzo. Qui alle motivazioni parareligiose si unisce un significato politico che porta un messaggio chiaramente minaccioso al resto del mondo.

Recentemente la discussa Presidente della Camera Boldrini, fatta oggetto di una incredibile campagna di diffamazione ed eletta a furor di social network nemico pubblico n.1 e capro espiatorio di qualunque cosa, ha avanzato l’ipotesi dell’abbattimento della stele dedicata a Mussolini al Foro Italico di Roma.

Tale ipotesi è estremamente gradita all’ANPI, anzi da anni caldeggiata dai vecchi partigiani che vedono in essa un’insopportabile omaggio alla memoria del duce. Per coerenza, andrebbero abbattuti lo Stadio dei Marmi con l’intero complesso sportivo del Foro Italico, l’EUR e gran parte delle scuole e degli ospedali ancora in uso in tutt’Italia, per non dire che dovrebbero sparire Latina (già Littoria) e Sabaudia, e con esse la pregevole opera degli architetti razionalisti italiani, da Piacentini a Terragni.

La zanzara anofele, portatrice della malaria, tornerebbe a ripopolare le Paludi Pontine, opportunamente ri-allagate. A Ragusa, cancellati gli affreschi di Duilio Cambellotti in Prefettura, spianata Piazza Libertà e con essa la memoria di Filippo Pennavaria, non resterebbe che restituire il primato ibleo alla città di Modica!

Negli Stati Uniti d’America, dove qualunque fenomeno prende proporzioni esasperate, hanno cominciato col demolire i monumenti dei generali sudisti schiavisti e stanno prendendosela adesso con Cristoforo Colombo, passato da intrepido e curioso navigatore, scopritore “moderno” del Nuovo Mondo, a bieco e laido emissario dell’imperialismo europeo, e dunque padre del genocidio dei nativi.

Statue e monumenti dedicati al genovese vengono tirate giù, in alcune città non festeggeranno più il Columbus Day: anche qui, per coerenza, dovrebbero quantomeno cambiare il nome al District of Columbia, dove sorge Washington, e al Ponte Giovanni da Verrazzano, intitolato ad un altro navigatore ed esploratore italiano che, scoprendo per primo la baia di New York, aprì la strada agli olandesi, che comprarono Manhattan dagli omonimi nativi algonchini per 24 dollari!

Cosa sarebbe Trump senza New York? Dove avrebbe potuto erigere la Trump Tower? Grossomodo dovrebbe ringraziare non solo Colombo e Verrazzano ma anche Stuyvesant, ultimo governatore olandese, che la cedette agli Inglesi.

Queste rivendicazioni, dovute ad una doverosa rilettura della storia americana che ha avuto in film come Soldato Blu o Piccolo Grande Uomo uno struggente riconoscimento, vengono portate avanti in questa era balordamente trumpiana in modi tali da rinfocolare mai sopiti odii razziali, dei quali sarebbe bene invece trovare il modo di spegnerli, nel nome di una convivenza civile paritaria.

Continuando di questo passo, i rumeni potrebbero pretendere l’abbattimento della Colonna Traiana, e i siciliani dovrebbero eliminare dalla toponomastica tutti i nomi e i luoghi in odore di Risorgimento, dalle onnipresenti vie Roma ai re e principi sabaudi per finire con l’Eroe dei Due Mondi: Modica resterebbe con le sole vanelle numerate!

Va da sé che queste sono sciocchezze da colpo di calore estivo: nel bene e nel male, quel che è stato fatto resta, e deve restare comunque nella memoria del popolo.

Soprattutto per non rifare gli stessi errori, ma anche per capire e, con umiltà, apprezzare opere d’arte o scelte sociali che i politici d’oggi non hanno la capacità, la cultura, il coraggio né la volontà di promuovere.

lavinia de naro papa

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