sabato, 3 Dicembre 2022

IL MEDITERRANEO VISTO DA PIAZZA MATTEOTTI

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Modica, Piazza Matteotti. Una sera d’estate come tante. Il rintocco delle campane della Chiesa del Carmine si sovrappone al vociare delle persone sedute ai tavoli della “latteria”. In uno degli angoli della piazza alcuni bambini giocano ad acchiapparella, o meglio, o succi. Uno dai tratti nordafricani, l’altro italiano, dai lineamenti normanni, biondo con gli occhi azzurri, quasi a testimoniare che in Sicilia il melting pot si sperimenta da secoli. I due ragazzini corrono, scherzano, ridono e parlano in italiano sotto gli occhi delle loro rispettive madri con la stessa enfasi e sintonia che ricorda Huck e Jim, i protagonisti de Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Le storie narrate lungo le sponde del Mississipi e del Missouri non sono le stesse di quelle “cuntate” e tramandate lungo i canali del Pozzo Pruni e dello Janni Mauro, ma, seppur lontane per distanza geografica e universi culturali, fanno parte dello stesso patrimonio umano. Infatti, fa sperare osservare quei due ragazzi giocare insieme in Piazza Matteotti, quasi a dire che, dopotutto, le battaglie di Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta e Gandhi hanno portato frutti e che film come Indovina chi viene a cena, Il buio oltre la siepe o Lontano dal paradiso hanno inciso e fatto riflettere in tempi e modi diversi generazioni di persone. Poi l’alert dell’ennesima app di news riporta a ben altra piazza: agli sgomberi, agli scontri di Roma, alle polemiche politiche che ruotano attorno a migranti, accoglienza e protezione internazionale. Una nota che sembra quasi stonata sul pentagramma di quella musica fatta di gioco e di gioia di stare insieme che quei due ragazzini stanno componendo sul palco vuoto di Piazza Matteotti. Quel Giacomo Matteotti ucciso perché si era opposto a un regime che voleva soffocare la democrazia e la libertà di pensiero. Quel Matteotti ucciso in un momento storico proiettato verso uno dei momenti più bui per l’umanità. Un contesto storico-politico-sociale che ha prodotto milioni di morti, l’industria dello sterminio, i campi di concentramento e le deportazioni non solo di ebrei ma anche di militari italiani internati, solo per citare un protagonista della vita locale modicana, come Giovanni Modica Scala. Il gioco di questi due ragazzi insegna che l’integrazione è possibile, ma solo se tutta la comunità, famiglie e scuola comprese, si proiettano verso una reale integrazione. Per farlo, per accogliere e favorire l’integrazione è innanzitutto importante una cosa: conoscere la propria storia ed essere consapevoli della propria identità culturale. Una questione quella dell’interculturalità ben focalizzata da Fernand Braudel in un libro da rileggere come Il Mediterraneo dal quale emerge, ieri come oggi, che il Mare Nostrum è ancora al centro dell’interesse geopolitico nazionale e internazionale. Non solo per quello che gli esperti definiscono “potere marittimo” ma anche per quello che il bacino del Mediterraneo rappresenta in termini di dialogo e cooperazione tra i popoli. Tutti concetti cari al pozzallese “sindaco santo” di Firenze Giorgio La Pira, ma che in pochi, tranne alcuni come Enrico Mattei, seppero mettere in pratica. Oggi si parla di task force “ad alto livello delle forze di sicurezza” per “accrescere la cooperazione” dell’Italia con Libia, Ciad, Mali e Niger in tema di migranti, così come si parla di sinergia di azione tra i Paesi come Francia, Italia, Spagna e Germania nel dare un concreto aiuto alla stabilità e alla sicurezza in Paesi come la Libia. E’ una strada possibile e irta di ostacoli e i Governi che la percorreranno fino in fondo sono molto coraggiosi in tempi di “terza guerra mondiale a pezzi” come dice Papa Francesco. Ma una cosa resta di fondamentale importanza: l’accoglienza si costruisce giorno per giorno prima di tutto nelle nostre coscienze, nella nostra cultura, consapevoli di avere alle spalle un passato e un’identità di popolo italiano ed europeo. Solo così fotografie come l’amicizia di quei due ragazzi che giocano a Piazza Matteotti diventerà un album da sfogliare. Solo se si lavora per la reale costruzione e condivisione dello stare insieme, dell’interagire, del socializzare e del parlare confrontandosi si potrà costruire un futuro diverso, forse migliore. Per farlo dipende dagli adulti, dalla scuola, dalla politica, dai media, insomma da tutti noi. Non è retorica né utopia. E’ possibile e si può fare.

Vincenzo Grienti

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