sabato, 3 Dicembre 2022

“TEATRI DI PIETRA”, UNA MIRABILE STRATEGIA PER INCATENARE L’ANARCHIA ESTIVA

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L’estate è, rispetto alle altre, una stagione anarchica, è quella che consente a quasi tutti di sospendere il lavoro e di uscire dalla routine per un periodo considerevole, è quella che spinge ad uscire di casa, a viaggiare, a frequentare luoghi aperti per trovarvi refrigerio, spinge a mutare abitudini, insomma a sperimentare la libertà di un altro modo di vivere.

E siccome nell’assoluta libertà l’essere umano è portato a confondersi, a smarrirsi, ecco che la cultura, ovvero il pensiero organizzato, mette in funzione delle reti di protezione, delle strategie leggere e proficue per incanalare in sentieri previsti la disponibilità di tempo che l’occasione delle vacanze regala.

Una di queste mirabili reti è “Teatri di Pietra”, un’iniziativa attiva ormai da più di dieci anni, spalmata su sei regioni (dalla Toscana alla Sicilia, che ha ben 14 siti interessati) che coinvolge venti teatri antichi, dove vengono allestiti spettacoli dal vivo con l’obiettivo esplicito di promuove i beni culturali come patrimonio da godere, valorizzare e tutelare.

“Teatri di Pietra” è una manifestazione di Teatro, Danza, Musica, coinvolge venti compagnie, si svolge tra luglio e agosto nei teatri e negli anfiteatri, è promossa da un’associazione denominata “Capua Antica Festival” il cui direttore artistico è il Maestro (coreografo e direttore di MDA produzioni Danza) Aurelio Gatti.

Il tramite tra questo grande maestro e Modica è stata Elisa Turlà che col maestro ha collaborato artisticamente e, con Elisa, Bartolo e Francesca Turlà, il maestro ha collaborato nella ideazione e realizzazione di “Cava di Pietra di Franco”.

Personalmente l’ho incontrato proprio lì nell’agosto del 2015 quando fu allestita una serata in ricordo di Elisa appena scomparsa. Quella sera in scena sono stati portati “Gli Argonauti”, fu una rappresentazione memorabile capace di fare palpitare l’amore e la tenerezza dedicati ad Elisa.

Questo 2017 il sito che ha raccolto le manifestazioni di “Teatri di Pietra” è stata Modica alta col suggestivo e prestigioso sito di Santa Maria del Gesù che ha ospitato ben tre serate di teatro imperniate sul mito con “Edipo Re-Make” (con Cinzia Maccagnano, Raffaele Cangale, Dario Garfalo, Luna Marongiu); “Daphne” (con Carlotta Bruni, Rosa Merlino e Luca Piomponi) e per ultimo, il 24 agosto, “Caligola” (con Carlotta Bruni, Vittoria Faro, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Rosa Merlino, Elisabetta Ventura e Sebastiano Tringali). Le ultime due sotto la regia del Maestro Gatti.

Tre messe in scena speciali, realizzate con grande maestria da un cast di artisti di altissimo livello per tre serate memorabili che hanno chiamato a raccolta un vasto pubblico per stare in contatto di armonia e bellezza con lo spettacolo danzato di Daphne, e negli altri due di strabilianti perfomance di forza e talento della Maccagnano sia nel “Re-make” di Edipo che nel “Caligola” di Camus.

La messa inscena del “Caligola” in forma di danza teatro, tutta al femminile, è apparsa un po’ scabra, ma allude all’ambiguità del personaggio tormentato e travolto dall’ossessione paranoica.

Caligola ha agito sul palco con un doppio, con la figura della sorella/amante Drusilla (Valentina Capone) e Cinzia Maccagnano lo ha reso con la forza di una belva affamata; Scipione (il giovane poeta innamorato di Caligola), affidato alla giovane Roberta Rossignoli, ha saputo esprimere la nostalgia e la delusione in maniera grandiosa.

Affidati a donne pure i ruoli dei due soldati/guardie, quasi amazzoni (Carlotta Bruni e Rosa Merlino), l’unica fuori dall’ambiguità è la devota e sacrificata sposa Cesonia (Luna Marongiu).
Unica presenza maschile il senatore/filosofo Cherea, che guida la congiura contro Caligola, che è stato interpretato da Sebastiano Tringali.

Sei donne e un uomo, le donne interpretano la dinamica, la passione, la necessità di cambiamento, la determinazione (seppure sfigurata e paradossale come quella di Caligola) mentre il maschile interpreta la staticità della forma, l’aspirazione ad una vita “felice” seppure tra mille compromissioni e un subordine costante ad un ordine sempre più estraneo.

Il “Caligola” di Camus non si può ridurre alla “evidente” rappresentazione del potere, la sua elaborazione contiene molti temi: quello della libertà, della dignità dell’uomo e della persona, il rischio dell’omologazione sociale.

Poiché ogni rappresentazione dallo spettatore può e deve essere decontestualizzata dal periodo storico dell’autore, la messa in scena diventa certamente una riflessione sul malessere contemporaneo, diventa un grido lacerante, un j’accuse che proviene da un palazzo piuttosto che da una baracca, ma ha ugualmente la potenza di un tuono.

Sotto alle parole testuali crude e taglienti affiancate all’azione sfrenata della gestualità degli eccezionali interpreti, sta la musica di Lucrezio de Seta che non svolge il ruolo di colonna sonora ma quello di un altro personaggio pure lui vittima dell’ossessione.
L’opera inizia con la scomparsa di Caligola in seguito alla morte della sorella/amante Drusilla‚ un personaggio chiave sul quale gravita la “trasformazione” dell’imperatore‚ che viene descritto dai senatori come un principe ideale: un condottiero‚ generoso e amato dal popolo‚ ma con un difetto‚ amava troppo la letteratura.

La narrazione di Camus è molto veloce come la trasformazione dell’imperatore, Caligola è in preda alla pazzia ma con i suoi comportamenti influenza e mette nella condizione di interrogarsi: costringe a pensare, mette in pericolo la normalità.

Il dramma di Camus si conclude con il discorso in cui Caligola comprende che la felicità è irraggiungibile ma anche il dolore non ha senso perché nulla dura a lungo.

In questa sintesi la libertà, perché non si è più soggetto ai ricordi o alle illusioni‚ ma anche la consapevolezza del vuoto. Caligola si rende conto di essere vuoto‚ non possiede niente‚ nemmeno la paura della morte dura molto e ciò che gli resta‚ come dice lui stesso‚ è solo “un grande buco vuoto nel quale si agitano le ombre delle mie passioni”.

Quando nel 2015 ho assistito alla strabiliante rappresentazione degli “Argonauti” con la regia firmata dal Maestro Gatti ho pensato che tanta bravura e tanta magia erano scaturite dall’amore che rendeva omaggio ad Elisa, insomma una magia creata da una serata speciale, adesso, assistendo alle rappresentazioni di quest’anno a S. Maria del Gesù, ho capito che la cifra è costante e si ripete, insomma una garanzia!

Carmela Giannì

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