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CI STANNO INSEGNANDO IL DISPREZZO

Il disprezzo che abbiamo toccato con mano in questi giorni ci insegna solo a odiarci gli uni con gli altri.

Forse è proprio una tattica di guerra che i “Capi”, dall’alto, hanno deciso di usare contro di noi per vincerci e per sottometterci al loro volere e potere.

Ci mostrano infatti in televisione in particolare e poi anche sui giornali, quello che tanti sono, e ci contaminano con la loro cattiveria, istigandoci a disprezzare tutti, che siano persone buone che lottano per i diritti umani, che siano persone cattive che invece dei diritti se ne fregano.

Sentiamo, leggiamo e molti vivono davvero questi vergognosi eventi, di donne violentate, bambini uccisi, incendi appiccati, attentati, naufragi, incidenti, uomini morti senza un perché ma sicuramente non per destino ma per arricchirne altri.

Del mondo del cinema, si è parlato tanto di abusi sessuali e io ci credo a tutte quelle donne che hanno puntato finalmente il dito contro attori e registi, però mi chiedo: da dove e da quanto è cominciato il tutto? Chi ha puntato, adesso, il dito contro il cinema per ammazzarlo? Non è forse una delle poche cose che ci tengono ancora in vita? Come lo sport? Come la cultura? Come la bellezza del mondo e dei suoi paesi che stanno naufragando tutti dentro alle guerre?

Non tutti gli uomini sono uguali lo so, ma di tanti stiamo evidenziando il peggio e mi chiedo ancora: solo nel cinema? E negli uffici cosa è accaduto allora? Le segretarie non hanno subito abusi per avere un posto di lavoro? E le commesse? E le infermiere? Le dottoresse? Le maestre? E tutte quelle donne che hanno fatto passi da gigante e carriera anche in politica? E le semplici operaie che raccolgono ortaggi, chi le violenta? E i bambini? Chi abusa di loro? Chi sta abusando di noi tutti? Uomini indegni che ci provano quasi sempre, pensano di avere un’arma potente col loro sesso ma sanno utilizzarla solo per appropriarsi dei più deboli e dei più buoni per apparire padroni della vita altrui.

Certamente non tutti gli uomini abusano dei loro simili e non tutte le donne hanno la forza di non farsi violentare, però ci stanno inculcando il marcio in testa, il disprezzo per le persone, l’arroganza nelle parole, la rabbia, la noncuranza, l’odio.

Non abbiamo capito che ci stanno catapultando nel mondo tornando indietro nel tempo.

Stiamo lasciando davanti al nostro petto tutte le conquiste fatte e ci stiamo riprendendo le sconfitte tutte sulle nostre spalle.

Il disprezzo è la vendetta dei più umiliati che si attaccano alle parole di chiunque e non riescono a dire le loro. Non riescono a ribellarsi e si cullano delle bassezze quotidiane dei più spregevoli, di quelli che stanno rubando la dignità del lavoro e con questa la libertà della parola. Sono i falsi santi che ci dissetano di sermoni obbligati. Forse non sono nemmeno tanti ma mentono, ci mentono senza pietà alcuna e ci rendono schiavi.

Questa è la pena più grande, questo è il vero crollo del nostro mondo, questi i nostri passi all’indietro senza nessuna volontà di andare avanti. Questa sarà la nostra fine se non smettiamo di aspettare che il mondo ce lo cambino gli altri. Questo è disprezzare noi stessi e per questo tutti gli altri.

Dimenticavo: E la politica? E lo Stato? Chi mi sa dire cosa ci sta dietro questa unificazione che proprio non ispira un ben minimo di fiducia? Io so solo che davanti a loro ci siamo tutti noi che stiamo zitti e a testa bassa disprezziamo senza guardare in faccia nessuno. No, non è coraggio questo, è solo codardia.

Sofia Ruta




NUMA NON C’È, È ANDATO VIA…

Per mantenersi sempre in allenamento, i modicani se la sono presa col sindaco Abbate per aver diramato l’allarme arancione in previsione dell’uragano Numa. Ovviamente il Sindaco aveva fatto benissimo, perché è comunque meglio esagerare nella prudenza piuttosto che mettere a rischio la cittadinanza, quindi non possiamo che essere dalla sua parte. Del resto le previsioni erano davvero catastrofiche.

Quello che invece ci lascia perplessi è constatare come l’umanità sia riuscita a progredire maggiormente nella conquista dello spazio piuttosto che nelle previsioni metereologiche.

Se volete una conferma della confusione che esiste ancora oggi in fatto di previsioni metereologiche, scaricate sul vostro cellulare tra o quattro applicazioni di previsioni meteo, scegliendo fra le più accreditate e qualificate: vedrete che tali previsioni sono totalmente diverse tra le varie applicazioni. Una di tutte riporterà quella giusta, inevitabilmente, così vi convincerete che quella è di sicuro l’applicazione più affidabile. Peccato però che il giorno dopo sbaglierà totalmente e sarà un’altra ad azzeccare la previsione.  Il punto è che, fra tante ipotesi, una di tutte dovrà per forza essere quella giusta!

Non sarebbe meglio procrastinare un po’ i viaggi tra le stelle e impegnarsi maggiormente nello studio dei fenomeni che ci circondano e spesso ci danneggiano, a volte anche ci uccidono?

LuM




La Modica di Enzo Belluardo




MA DOVE LA BUTTIAMO L’IMMONDIZIA SE SONO SPARITI I CASSONETTI?

23224406_1686376078060622_497070271_o23223038_1686375131394050_2121569330_oQuest’estate si è tanto parlato della raccolta differenziata che proprio a Marina di Modica è stata messa in atto. Fra polemiche e disappunto, gli abitanti e i vacanzieri hanno comunque partecipato attivamente, penso anche economicamente.

Mentre imparavano ad abituarsi alla differenziata, il camion che svuotava i cassonetti era sempre e solo uno. Allora mi chiedo, che tipo di differenziata è questa?

Adesso che l’estate è passata, e comunque anche durante l’autunno, nei giorni di festa o nelle belle domeniche di sole, le persone vanno al mare anche solo per passeggiare insieme ai bambini o per girare nel mercatino che si tiene in piazza (la terza grande piazza), o anche solo per aprire la casa al mare e trascorrervi un giorno in compagnia.

Anche io sono andata a passeggiare sul lungomare con la mia nipotina proprio il primo di novembre, tutti i Santi, e mi sono chiesta dove fossero finiti i contenitori della spazzatura che avevo visto e utilizzato in una sera d’estate. Spariti tutti, non ne era rimasto neppure uno, per non parlare delle piazze e del mercatino che si è svolto la domenica prima della commemorazione dei defunti. A questo non ho partecipato, ma mi hanno detto che purtroppo gli ambulanti sono rimasti e hanno lavorato e le persone ci sono state, ma mancavano i cassonetti per la spazzatura e non solo.

Perché qualcuno è convinto che la vita a Marina di Modica esista solo in estate? Perché non si lasciano le piccole cose che ci rendono civili? Perché hanno fatto scappare via tutti i camperisti che trascorrevano il periodo più freddo al mare? Mantenevano pulite anche le piazze, si spostavano per il mercato e ritornavano il lunedì disinfettando tutto ma, soprattutto, continuavano a fare vivere economicamente la piccola frazione con le piccole spese di ogni giorno.

Hanno messo dei grandi massi all’inizio del lungomare come nelle grandi città, ma servono solo a spaventarci ancora di più. A farci chiudere in casa, a non buttare spazzatura nei cassonetti e a tenercela a casa, a non raccogliere fiori, a non guardare il mare, a chiudere gli occhi.

Forse manca qualcosa nel nostro vivere, l’onestà e il rispetto per tutte le cose che vorremmo ma che spazziamo via dalla nostra mente, prima ancora di riuscire nell’intento di raggiungerli.

Sofia Ruta




TORNA L’AMBASCIATORE DEL SORRISO

“Come se io fossi te” è il titolo del libro presentato da Andrea Caschetto domenica 29 ottobre, presso la Chiesa Santa Maria del Gesù a Modica.

Lo avevamo conosciuto come “Ambasciatore del sorriso” per le migliaia di bimbi che in un anno ha fatto giocare, suonare, ballare, ridere negli orfanotrofi dei paesi più poveri del mondo. Da questa esperienza è nato Il suo primo libro, “Dove nasce l’arcobaleno” (articolo del 8/11/2016 de La pagina).

Il 22 marzo 2016, per La giornata della felicità, è stato invitato a parlare alle Nazioni Unite ricevendo una standing ovation. Da allora ha girato l’Italia per svegliare le sensibilità addormentate e portare un messaggio di pace. Ha ottenuto il premio promosso dal Web Marketing Festival per il suo impegno sociale e, nell’ambito del Festival Clown&Clown, a Monte San Giusto, si è guadagnato il premio “Clown nel cuore”. Con i proventi del suo libro precedente e il sostegno degli amici dei social, in Kenya sta facendo realizzare una ludoteca e l’ampliamento di una scuola che si chiama “Dove nasce l’arcobaleno”.

Lo abbiamo ritrovato ancora più sensibile e maturo.

Ha presentato lui stesso la sua seconda opera, “Come se io fossi te”, davanti ad una stracolma platea di pubblico che, entusiasta, ha apprezzato la sua semplicità nell’esporsi in prima linea, raccontando le esperienze vissute durante il suo viaggio in Argentina; da qui la sua seconda opera.

Il viaggio è nato dalla necessità di esaudire il desiderio di una ragazza obbligata a vivere su una sedia a rotelle e per questo, non potendo portare lei, ha portato con sé una sedia a rotelle, metafora del vivere disabile, usandola per sedersi e per far sedere, per confidarsi e per confidare, per raccontare storie e invitare a raccontare storie.

Il giovane Andrea, col suo semplice sorriso e il suo raccontarsi tra l’umiltà delle persone più povere, ha tenuto un vero e proprio comizio d’amore, facendo riflettere tutti sul modo di guardare le cose che spesso ci appaiono immense pur non stando seduti su una sedia a rotelle e che solo armati di buona volontà e di richieste semplici, possiamo smuovere con la mancanza di aridità e con un pizzico di amore in più nei nostri cuori.

Ha parlato anche della piccola Elisa che necessita di un donatore di midollo per rimanere in vita, mostrando una sua foto insieme alla piccola, sensibilizzando molto i presenti a informarsi e seguire la pagina dedicata alla bambina sul Web “Salviamo Elisa”.

Ha risposto alle domande del pubblico, ha firmato autografi sulle copie del suo libro. Si è recato fuori per salutare un amico su una sedia a rotelle che voleva incontrarlo e desiderava il suo autografo con dedica sul libro. Dedica che ha personalizzato a tutti coloro che hanno gradito l’opera.

Ha raccontato e mostrato alcuni video con persone che lo hanno accolto come un figlio. Ha presentato il suo nonnino modicano, presente alla serata, ha salutato il sindaco di Modica, il suo dentista, Ubik Libreria di Ragusa, l’Ass. Cult LAP di Modica, ha ringraziato i presenti e chi ha dimenticato possiamo ritrovarlo e leggerlo nei tantissimi ringraziamenti inseriti sul suo libro.

A proposito della sedia a rotelle, ha un nome. Si chiama Azzurra, come la ragazza amata che ama l’Argentina e finalmente, con Andrea, ci è andata. Perché la realtà ha la forma che uno vuole darle. E i sogni contano.

Grazie, Andrea, per la bella lezione di vita che ci hai donato.

Sofia Ruta




 IL PRIMO PASSO IN PUBBLICO

La Consulta Femminile versione 2.0, ovvero la nuova assemblea che ha deciso di riprendere l’attività, ha compiuto il primo passo in pubblico, lo ha fatto in ambito politico, ha effettuato, in vista delle elezioni regionali, un confronto con i candidati comunali di tutti gli schieramenti.

Un passo con lo stile della neutralità, dell’equidistanza dalle varie posizioni, come è giusto che sia per un organismo plurale nella composizione e differenziato nelle posizioni culturali delle costituenti il gruppo. Equidistante e sopra le parti in rispetto allo scopo istitutivo della Consulta che è ente autonomo chiamato a dare voce alle donne per rendere plurale la politica e le scelte che da essa discendono.

La Consulta ha il compito di approfondire le vicende e le questioni per apportare proposte che scaturiscano dal pensiero delle donne, per arricchire la politica di un’ottica che altrimenti rimarrebbe tagliata fuori. Si potrebbe osservare che i tempi cambiano, che oggi molte donne sono candidate, che alcune sono nelle istituzioni, ma questo non copre il vuoto, perché quando si è inseriti in un ingranaggio la differenza di genere viene coperta, specialmente quando la presenza è minoritaria, cioè sempre.

Un organismo esclusivamente costituito da donne invece permette di guardare le cose con gli occhi liberi dai lacci degli ingranaggi dei sistemi precostituiti, consente di contribuire con la specificità di una sensibilità che si lascia coinvolgere più dalle relazioni umane che dai poteri, più dalla condizione dell’individuo che dalle dinamiche di sistema.

L’incontro con i candidati è avvenuto il giorno 28 ottobre in una sede (la cineteca, allocata nei bassi di Palazzo della Cultura) in cui la Consulta era ospite.

All’incontro sono stati presenti: Ivana Castello, Lucia D’Aquila, Giorgio Fede, Luca Garofalo, Natashia Pisana, Salvatore Poidomani, assente, fra gli invitati a partecipare, solo Angelica Poidomani.

Per chi come me ha memoria dei tempi andati delle tribune politiche della RAI, questo incontro ne ha ricalcato lo stile nel senso dell’imparzialità e nel senso del rigore con cui il dibattito è stato condotto.

Da parte della Consulta sono state formulate le domande a cui tutti gli ospiti intervenuti hanno potuto rispondere rispettando il tempo loro assegnato.

Il confronto si è svolto con grande scioltezza e anche con molta disciplina da parte dei candidati, nessuno si è lasciato prendere dalla tentazione di egemonizzare.

Il pubblico presente ha apprezzato l’iniziativa perché i confronti non sono molto diffusi ed invece risultano assai utili per orientare l’elettore, specialmente quello titubante, quello tentato dall’astensione.

Personalmente credo che siano utili anche per i candidati, perché permettono loro di cogliere le differenze e registrare il riverbero che ogni posizione ha sugli interlocutori presenti, anche quando non intervengono verbalmente, perché una delle qualità di un politico, cioè uno dei pre-requisiti è la capacità di osservazione e di decodifica delle espressioni e dei silenzi.

Alla fine del giro di risposte alle domande poste, dal pubblico presente sono state poste delle ulteriori domande che sono state molto utili per approfondire le tematiche più scottanti, vale a dire il lavoro, i diritti ad esso connessi, la salvaguardia dell’ambiente e la questione degli immigrati.

Carmela Giannì

 




Lettera al Direttore

Spesse volte si dice che le persone ricche economicamente dovrebbero contribuire al fabbisogno necessario per le persone che non ce la fanno a sopravvivere a causa della mancanza di lavoro e di aiuti da parte di chi governa. Ci sono persone costrette a trascurare se stesse e i propri familiari sia per la nutrizione che per le cure sanitarie, però non c’è nessuno che voglia risolvere questa angosciosa situazione, visto che coloro cui è sto chiesto di rinunciare a una piccola percentuale del suo mega stipendio o della sua cospicua pensione o del vitalizio, si sono sempre rifiutati. Non abbiamo avuto, in realtà, e non abbiamo tuttora un governo che si faccia rispettare.

Cambiando tema, ma sempre rimanendo sulla disparità fra cittadini, i politici, oltre a prendere dei mega stipendi ed avere molti privilegi, oltre all’utilizzo delle macchine blu sia per recarsi a Montecitorio che in altri posti, e a percepire il gettone di presenza ogniqualvolta devono essere presenti in parlamento per votare delle leggi.

Invece i docenti scolastici, oltre a percepire un normale stipendio come tanti altri lavoratori, devono affrontare, oltre  alle ore di lezione, quelle per le riunioni del consiglio di classe, quelle col preside e quelle con i genitori, e non bastano queste ore, in più devono effettuare del lavoro supplementare a casa per la correzione di compiti senza percepire un’ora in più di straordinario, inoltre per recarsi al lavoro, o vicino o fuori sede, devono utilizzare i mezzi propri, come fanno tutti i lavoratori tranne i nostri  parlamentari. Invece loro devono avere tanti e tanti altri privilegi. Alcuni di questi docenti sono stati costretti a trasferirsi fuori della loro regione lasciando i loro familiari senza percepire la diaria spettante, come fanno alcuni aziende che, quando mandano dei dipendenti, fuori sede danno loro una somma per la trasferta.

Distinti saluti

Giovanni Amore




GRIENTI TORNA SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE

E’ uscito recentemente, a firma di Vincenzo Grienti e Fabrizio Corso, un libro molto interessante dal titolo “Un’isola in trincea”, edito dalla GBE.

Fabrizio Corso vive e lavora a Modica e da tempo è un ricercatore di storia della prima guerra mondiale. Vincenzo Grienti, giornalista, lo conosciamo bene perché ha collaborato a lungo a La Pagina, prima di trasferirsi a Roma essendo approdato a l’Avvenire, dove lavora tuttora. Anche lui si occupa da tempo della prima guerra mondiale, così gli abbiamo chiesto come si era formato questo particolare interesse, che, a leggere i suoi libri, possiamo definire un’autentica passione.

“Fare un libro sulla Grande Guerra dei siciliani e in particolare di giovani soldati sconosciuti di Modica, Scicli, Vittoria, Acate e altre cittadine iblee resta a mio avviso il miglior modo per fare memoria di chi ha perso la vita in quella inutile strage che fu la prima guerra mondiale. Non nascondo tra le motivazioni di fondo che mi hanno mosso a fare ricerche e scrivere il ricordo del mio bisnonno, Michelangelo Modica, cavaliere di Vittorio Veneto. Lo andavo a trovare a Modica Alta, guarda caso vicino a Via Carso, altro teatro di grandi battaglie, e mi confidava quanto disastrosa potesse essere la guerra. Nonno Michelangelo avevo toccato con mano il dramma di quel massacro. Ebbene, oggi parlare di prima guerra mondiale vuol dire fare memoria di quei poveri ragazzi che le madri, le mogli e le fidanzate non hanno più visto. Vuol dire trasmettere alle nuove generazioni un messaggio: mai più guerre.”

Ed è proprio questo che davvero riesce a trasmettere, la sofferenza di poveri ragazzi costretti a uccidere e a farsi uccidere senza, in fondo, capire veramente perché.

L’inutilità e la stupidità della guerra, di qualsiasi guerra, emergono prepotentemente dalle sue pagine, facendola vedere e capire a tutti come le innumerevoli aride cifre nel corso del tempo non avevano mai saputo fare.

Sono le storie di ragazzi sballottati in terre lontane, fra linguaggi che non capiscono, ma chi li parla sono altri ragazzi, anche loro sballottati in luoghi diversi da quelli in cui sono nati e allora il linguaggio che conta resta quello della giovinezza, dell’innocenza, della lontananza da casa e dagli affetti, della nostalgia. Nascono le amicizie, le ultime prima di morire. E si percepisce anche, profondo, l’orrore e l’ingiustizia di tante morti di soldati che sono stati giustiziati perché avevano avuto paura davanti al nemico. Morti ancora più inutili, perché l’eroismo non appartiene a tutti e non può essere imposto dall’autorità, dalla follia di chi decide sulla pelle degli altri, mai la propria, e sancisce regole che saranno altri, non lui, a essere costretti a rispettare. E l’eroismo di quei poveri ragazzi era invece quello, grande, di affrontare lavori duri, spesso una vita di stenti, e riuscire a mandare avanti una famiglia onestamente, e la patria, quella che amavano, era quel piccolo fazzoletto di terra che conoscevano, non andava più in là, come avrebbe potuto?

Tutto questo, narrato nello stile volutamente scarno da giornalista, che ancor più fa risaltare il dramma, ancor più ne denuncia la crudeltà, l’inutilità, andando oltre i proclami dei testimoni dell’epoca che esaltavano la più grade stupidità dell’uomo, la guerra, con toni misti fra trionfalismo e poesia.

Un libro tutto da leggere. Un libro che lascia il segno.

L. Montù




RIMPIANTO

Si racconta che c’era un tempo in cui il giorno dei morti i bambini modicani sognavano. Sì, certo, sognavano i regali, tutti i bambini sognano i regali (purché siano giocattoli o dolci, non oggetti utili, per carità!), ma in quel tempo non sognavano solo i regali: sognavano quelle persone care che non c’erano più, persone che a volte non avevano nemmeno conosciuto ma che tenevano strette nel loro cuore perché di loro gli era stato raccontato e raccontato con tanto di quell’amore che un bel po’ di quell’amore gli era scivolato dentro, perché per un bambino è facile amare, lui ancora ne è capace. E la nonna portava la bambola sempre sognata ma che non ci si era mai illusi di poter avere, il nonno portava il trenino che pareva proprio quello vero e l’amore per i morticini cresceva, diventava sempre più tenero, il ricordo sempre più vivo. E la gratitudine verso quei nonni (perché un bambino è ancora capace di gratitudine) si fondeva con l’amore.

Era una festa di grande civiltà, perché solo l’amore è vera civiltà.

Oggi, il giorno prima, c’è la festa di Halloween, la notte delle streghe: in fondo, la notte della paura, perché anche quando la paura la si vuole esorcizzare coi dolcetti e gli scherzetti, sempre di streghe si tratta e le streghe sono cattive per antonomasia, è la notte dei morti viventi, mica no!, anche se è dedicata al divertimento, ci si maschera da mostri, non certo da nonnini benevoli.

E’ una festa dell’Europa del nord, che, vista la radicalizzazione anglosassone in America, si è diffusa in quel paese diventando una delle più importanti dell’anno. Risale a duemila anni fa, quando per i celti era una festa pagana, Samhain, che indicava la fine dell’estate e l’inizio del lungo inverno del nord, la notte in cui i morti uscivano dalle tombe perché, solo quella notte, si aprivano le porte che dividono i vivi dai morti. Una notte di paura e la paura viene coltivata ancora oggi, nonostante la festa da pagana si sia trasformata in cristiana quale vigilia di Ognissanti, mediante storie da brivido generalmente collegate a quei castelli immersi nella nebbia che abbondano in quelle terre. Una festa così diversa dalle feste d’amore e di pace mediterranee!

Riflettiamoci. Le nostre sono più belle, molto più belle, riscaldano il cuore, regalano l’esaltazione degli affetti, della famiglia, non l’esaltazione della paura. Eppure le stiamo abbandonando. Le abbandoniamo plagiati da un’esterofilia che nulla ci dà ma molto ci toglie.

Piano piano i morticini saranno dimenticati, come lo è stato il carnevale modicano, quel carnevale intelligente, fatto di indovinelli e di parlare in rima, un carnevale vissuto dagli adulti mediante l’uso del proprio cervello e non, come oggi, dell’abbandono di quel cervello fino a mascherare bambini piccolissimi, che nulla capiscono di quella pagliacciata, e piangono, perché si sentono a disagio in scomodi costumi e con intorno alla bocca sbaffi di rossetto e non di cioccolata.

Se il “carnevale intelligente” è morto tanti anni fa e probabilmente a Modica non esiste nemmeno più chi abbia l’età per averlo vissuto, temiamo (ne siamo quasi certi) che ben presto anche i morticini non si festeggeranno più e i nonni moriranno un’altra volta, moriranno nella memoria, la morte più triste.

Bando all’amore e largo alla paura! In fondo, i tempi che stiamo vivendo non ci dicono proprio questo?                                                                                                                                                                                                                                     




LA STAGIONE ARTISTICA 17/18 DEL TEATRO GARIBALDI

Programma-prosa-grafica2018L’offerta artistica per la stagione 2017/18 presso il Teatro Garibaldi è davvero lusinghiera per varietà e qualità, sia per la prosa quanto per la musica.

Il cartellone riguardante la prosa, che partirà già a novembre per concludersi ad aprile, è composto di ben nove spettacoli e presenta una scelta varia e di alta qualità sia di autori che di interpreti, ma è anche vario nei generi, prevede il tragico e il comico, la commedia leggera e le opere più impegnative, il tutto in alternanza di date come passi di danza.

Si parte con Capuana (Il cavaliere pedagna), segue Pirandello (Il berretto a sonagli), il terzo spettacolo porta in scena Diego Fabbri (Il seduttore), poi Pietro De Silva (L’alba del terzo millennio), segue un allestimento di Emanuele Puglia (Si chiamava Gesù) in cui Puglia. oltre che autore e regista, è anche interprete accanto alla modicana Carmela Buffa Calleo. Ancora Pirandello (Vestire gli ignudi) che vede un altro modicano (Andrea Tidona) fra gli interpreti. Segue la commedia di Pierre Chesnot (L’inquilina del piano di sopra), ancora un’altra commedia di Francis Veber (La cena dei cretini), per finire con Norm Foster (Il più brutto weekend della nostra vita).

L’impegno della prosa prevede un’anteprima fuori calendario: La Cena, di Manfrin, con Andrea Tidona, spettacolo già portato sulle scene del Garibaldi ma ancora richiesto dal pubblico.

Non manca l’impegno didattico, importantissimo, il teatro per la scuola che viaggia in parallelo.

La direzione artistica per la prosa è affidata a Carlo Cartier che mette in gioco la sua esperienza e la sua competenza a servizio della città.

Per quanto riguarda la musica, entra in campo la direzione artistica de Maestro Giovanni Cultrera che, come Cartier, cioè gratuitamente, mette a disposizione della collettività modicana e del comprensorio la sua notevole esperienza e il suo carisma.

Il cartellone musicale abbraccia tutto il 2018, parte il 1° gennaio col concerto di capodanno e prosegue senza sosta fino a giugno, dopo una pausa estiva di luglio e agosto riprende a settembre per finire a dicembre. In tutto 14 spettacoli che spaziano dalla sinfonica alla lirica, all’operetta, ai concerti di repertorio classico e jazz, le percussioni, il tango, il balletto classico.

Le opere in cartellone sono 2 (La Boheme e Pagliacci), le operette 2 (La Vedova Allegra e Cin Ci La).

Il balletto classico in cartellone (balletto di Milano) è Sheherazade, e ben 6 concerti di genere vario che abbracciano le colonne sonore, le percussioni, note da oscar, il classicismo e il romanticismo, le sinfonie d’opera, la musica italiana dal barocco al contemporaneo. Un concerto è affidato al Liceo Musicale di Modica e uno all’orchestra Jazz di Raimodo Todaro.

L’entità e la varietà della proposta è tale che riesce a portare sulla scienza ben 700 presenze di artisti.

Anche per la musica la Fondazione prevede tre spettacoli (tre fiabe) fuori abbonamento, tre spettacoli dedicati ai piccoli ma assai graditi anche dagli adulti.

Sempre fuori calendario un appuntamento di grande rilievo col balletto (il 21 dicembre). Di grande rilievo non solo perché di altissima qualità (allestito dall’Università della danza di Seul) ma anche perché, per portare questo spettacolo a Modica, il governo Koreano investe una somma considerevole (circa 40.000 €). Il gala di danza koreano giunge nella nostra città in collaborazione con il Centro Internazionale di Danza (Stojanov – Cicero) proprio per sottolineare il contributo alla danza dato da Modica tramite l’allestimento del “Concorso Internazionale di Danza” ormai da 11 anni consecutivi.

Mi sembra che la città ricavi in un sol colpo molto di più di quanto ha impiegato negli anni per sostenere il Concorso.

Mi sembra un gesto che mostra quanto quella nazione investa sui suoi giovani che fanno della danza una professione d’eccellenza, ciò spiega perché i ballerini koreani sono strepitosi. Se poi questo gesto viene raffrontato a quello che fa la nazione italiana su questo versante, praticamente solo amputazioni, castrando le speranze dei tanti giovani italiani che profondono impegno in una disciplina così dura e così affascinante c’è da rimanere amareggiati.

Mi piacerebbe che i modicani valutassero questo gesto e riempissero il teatro Garibaldi dimostrando che il popolo è superiore al governo che lo rappresenta.

Tornando al lavoro della Fondazione Teatro Garibaldi, c’è da darle un meritato plauso, una signora stagione di musica e di prosa, ma anche di arte, non dimentichiamo le mostre di cui è direttore il prof. Paolo Nifosì e che presto porterà a Modica una personale di Sandro Bracchitta.

Il segreto di questo gruppo di lavoro (Cartier, Cultrera, Nifosì, Cannata, Polara) sta certamente nell’affiatamento personale, nell’orgoglio che viene dalla gratuità dell’impegno, nelle competenze di tutti e non ultimo nell’umiltà di cercare quelle che non si hanno, come è stato fatto per il coinvolgimento del Maestro Sojanov per il balletto.

Sono bravi perché riescono a portare a Modica eccellenze, e, non secondariamente, perché riescono a tenere i conti sul piano della sostenibilità, che è un valore da non trascurare.

Carmela Giannì