sabato, 3 Dicembre 2022

QUANDO LA TOPPA È PEGGIO DEL BUCO

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Che si viva in un mondo pieno di incertezze, di trappole e di cattiverie è purtroppo la dura realtà alla quale è quasi impossibile sfuggire. Per raddrizzare tutte le storture derivate dal malinteso uso della globalizzazione – concetto di per sé validissimo ed encomiabile – servirebbe un accordo plebiscitario sovranazionale.

L’organismo destinato alla collaborazione tra le tante realtà nazionali esiste già, si chiama ONU, ma tutti sappiamo quanto venga resa ininfluente ed inutile ogni sua azione quando essa sottintenda la limitazione dei privilegi di cui godono le grandi potenze, che hanno il potere di veto.

Analogamente si comportano tutti gli organismi assembleari, anche se formalmente dichiarati “democratici”.

Il Parlamento italiano, formato da un numero eccessivo di “delegati” ad esercitare il potere legislativo da parte di un elettorato disincantato, deluso e numericamente modesto, non fa eccezione.

Le tanto decantate e richieste riforme si sono rivelate troppo spesso dannose, soprattutto per le fasce più deboli e indifese della popolazione. La legge Fornero ha permesso un miglioramento del PIL, ma ha gettato nella disperazione e nella miseria una gran quantità di persone, che da un giorno all’altro si sono viste privare del lavoro ed allontanare dalla possibilità di andare in pensione ad un’età non troppo prossima alla tomba.

I rimedi adottati si sono rivelati quasi tutti dei palliativi, quando non addirittura delle tragiche prese in giro: i tanto strombazzati 80 euro in busta paga per parecchi lavoratori hanno significato l’accesso allo scaglione di reddito superiore e, avendo sforato il limite magari per pochi centesimi, sono stati costretti a restituire il beneficio ricevuto.

Per contro, tutti i tentativi di limitare/abolire i privilegi o i poteri accessori di cui godono i parlamentari, sono miseramente naufragati.

Similmente, i tagli alla spesa pubblica hanno colpito i settori politicamente più deboli nella contrattazione: i malati, i disoccupati, i tutori dell’ordine, la scuola, la protezione civile, e via discorrendo. Il risparmio così ottenuto, con lacrime e sangue, non ha minimamente riscosso il premio di ricaduta tanto atteso: nulla infatti ha intaccato la corruzione, vera responsabile del dissesto generale del paese, mentre si è visto incentivare in modo intollerabile il disagio della gente.

Scendendo vertiginosamente di scala, abbandonando i massimi sistemi, arriviamo a Modica, e parliamo anche qui di buchi mal rattoppati, quelli a livello terra-terra.

Che le nostre strade siano mal ridotte e mal gestite è cosa nota, sorte ahimè condivisa da gran parte dell’intera nazione. Quello che più dispiace è che un territorio, ricco di risorse asfaltifere, sia costretto a rattoppare in continuazione strade perennemente interessate da lavori di scavo per riparazioni di acquedotto e fognatura, o per passaggio di cavi elettrici e fibra. Evidentemente i lavori di ripristino della pavimentazione stradale sono mal fatti ed eseguiti usando prodotti bituminosi di scarsa qualità.

Basta un modesto acquazzone a intaccare e portar via le toppe, ed ogni volta il buco s’ingrandisce. Quando le buche sono troppe e il profilo della strada risulta deformato oltre ogni limite di decenza, l’asfalto viene “grattato” e il tappetino rifatto e, per qualche tempo, i modicani sfrecciano felici su un biliardo, dribblando ovviamente le buche rappresentate dagli innumerevoli tombini che risultano parecchio infossati rispetto al piano stradale. Cosa che in Germania è ritenuta inammissibile: un recente filmato passato in televisione ha documentato come, a fine lavori di ripristino del manto stradale, un ispettore munito di livella controlli il perfetto allineamento altimetrico del tombino!

Al disagio provocato da buche, fossi, sprofondamenti e crepature si devono aggiungere i sobbalzi scassa-schiena e scassa-sospensioni provocati dai dossi artificiali, posizionati con lo scopo di dissuadere gli automobilisti a circolare velocemente. Che i limiti di velocità siano poco rispettati è certo, e che troppi incidenti siano provocati da eccessi di guida “sportiva” di individui incoscienti, magari anche alticci, fumati e sniffati, distratti dallo smartphone sempre in mano, è indiscutibile.

A proposito dei dissuasori e degli attraversamenti pedonali soprelevati, il nuovo Codice della Strada non determina regole precise per la tipologia, i materiali, le dimensioni e la segnaletica. Questo buco legislativo consente, come al solito in Italia, scelte trasversali, in bilico tra il lecito e l’illecito.

Il problema della sicurezza dei pedoni ha spinto numerosi enti, tra i quali anche il comune di Modica, a permettere l’uso dei dossi artificiali anche su strade dove circolano con frequenza ambulanze, vigili del fuoco e veicoli della pubblica sicurezza, oltre ai mezzi di trasporto pubblico. I dossi artificiali, per legge, possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici o privati e devono essere proporzionati alla velocità massima ammessa nelle singole realtà.

Da qualche tempo si va affermando l’uso degli attraversamenti pedonali soprelevati, intesi come prolungamento dei marciapiedi, e quindi come spazi destinati esclusivamente al traffico pedonale, dove il veicolo può passare ma a velocità ridotta e dando sempre la precedenza al pedone. Alcune provincie, come quella di Torino, hanno condotto studi sul problema in collaborazione con istituti universitari e, sulla scia di esperienze fatte in altre nazioni, hanno emanato delle norme comportamentali di stretto ambito locale.

In attesa che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che è l’unico ad avere il diritto/dovere di emanare direttive aventi effetto di legge, lo faccia, non resta che agire secondo il buonsenso e solo per necessità effettive di sicurezza, e non per scimmiottare scioccamente cose viste in altre realtà.

Nel giro di pochissimi giorni la nostra città si è dotata di attraversamenti pedonali rialzati in prossimità di tutte le scuole. Ottima cosa in teoria, ma un disastro in pratica.

Forse per inesperienza progettuale e per eccesso di frettolosità nella realizzazione, la circolazione veicolare si è trovata penalizzata da manufatti raccordati al piano stradale con pendenze simili a veri e propri scalini e non con rampe dalla pendenza massima del 10%. Il passaggio continuo dei veicoli e un paio di giorni di pioggia ne hanno sbriciolato i bordi, aumentando il dislivello e creando fossi suppletivi in cui l’acqua ristagna. Le strisce gialle di segnalazione dipinte sono sparite in breve tempo.

La larghezza raccomandata per questi passaggi pedonali soprelevati è di almeno m.3 per il piano di calpestio, oltre a circa m.1,80 di rampe per parte: queste sono le misure minime per consentire il passaggio agevole e sicuro dei pedoni e un attraversamento dolce, privo di doppio sobbalzo, ai veicoli. Solo gli attraversamenti realizzati nei pressi del polo scolastico della Sorda si avvicinano a questi standard che, ripetiamo, sono consigliati sulla base di esempi esteri collaudati da tempo, ma non normati da nostre leggi.

Tutti gli altri sono dannosi o pericolosi. Sono di ostacolo per tutti i veicoli di soccorso, creano disagi ai passeggeri, causano sbandamenti e cadute a motociclisti e ciclisti, non proteggono i pedoni. Un’ambulanza con un infartuato a bordo o un mezzo antincendio dei pompieri non devono trovare ostacoli che ne possano inficiare il servizio pubblico d’urgenza!

Da parte dell’amministrazione comunale è partita un’azione legale contro la ditta esecutrice dei lavori malfatti, ma non sappiamo se qualche azione risarcitoria dei danni sia stata intrapresa contro chi ha progettato questi nefasti manufatti.

Il colmo dell’assurdo è ben rappresentato in Via Loreto-Gallinara da un passaggio pedonale rialzato, o meglio, da un dosso impercorribile a piedi, realizzato in un tratto di carreggiata molto stretto e che collega due pseudo-marciapiedi larghi poche decine di centimetri fronteggianti due muri ciechi! L’unica giustificazione, peraltro risibile, è che in fondo ad una stradella limitrofa senza sbocco c’è una scuola materna: forse, ricevuto l’ordine di munire comunque ogni struttura scolastica di attraversamento rialzato, qualche solerte genio comunale avrà fatto la bella pensata di fare un passaggio pedonale dove i pedoni non possono fisicamente passare. Coi soldi pubblici si fa veramente di tutto…

Per contro, il primo cittadino ha annunciato che analoghi passaggi pedonali soprelevati verranno posizionati lungo tutto l’asse stradale del Polo Commerciale.

L’attraversamento a piedi della ex S.S. 115 è attualmente quasi impossibile, e realmente il pedone rischia la pelle. Tuttavia, non esistendo viabilità alternativa per i mezzi di soccorso e considerando la posizione della caserma dei Vigili del Fuoco e dell’Ospedale Maggiore, sarebbe opportuno pensare attentamente se è il caso di creare questi passaggi lungo un’arteria trafficatissima per i collegamenti con gli altri centri della provincia, soggetta al passaggio continuo di mezzi pesanti e attualmente in gran parte priva di marciapiedi, per non parlare del fondo stradale pessimo.

La pericolosità di questo asse viario è accentuata dal mancato intervento su incroci viari su cui insistono anche gli accessi di grosse attività commerciali, dove una rotatoria tarda ad essere realizzata. In compenso, micro rotatorie guarnite di massi e piante spuntano come inutili funghi dappertutto.

Comprendiamo, ma non condividiamo, la fregola preelettorale che pare sottendere  a questo tipo di interventi, ma riteniamo che sarebbe molto più fruttuoso in termini di successo politico e sociale affrontare una volta per tutte l’annoso problema della viabilità comunale, partendo da una rigorosa progettazione urbanistica che stabilisca una classificazione delle strade a seconda dell’uso che di queste si fa, scendendo di scala fino alla definizione particolareggiata per la circolazione ciclabile e pedonale.

Confidiamo che la risoluzione di questa problematica sia un pilastro importante nel programma dei candidati alla scomoda poltrona di futuro sindaco.

Non sarà facile: le casse comunali sono vuote e non sarà cosa da poco riuscire a riempirle senza intervenire seriamente sugli sprechi e contemporaneamente pretendere la riscossione di tasse inique che troppo spesso si abbattono su pensionati o disoccupati che faticano a sopravvivere.

Auguri al prossimo primo cittadino, chiunque esso sarà.

Con una preghiera: meno soldi per panem et circenses, e niente toppe peggiori dei buchi.

lavinia p. de naro papa

 

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