domenica, 17 ottobre 2021
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IL BASTONE E LA CAROTA

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Cosa si nasconde dietro il voltafaccia di Kim Jong Un? Chi, o che cosa, lo ha fatto desistere dall’atteggiamento aggressivo da bombarolo atomico? La Cina dev’essere intervenuta, forse con promesse e velate minacce, a rimettere in riga il suo piccolo, facinoroso e fastidioso vicino. La collaudata tecnica della pax sportiva ha funzionato ancora. Probabilmente Pechino ha ottenuto il riavvicinamento delle due Coree, e di conseguenza l’inizio dell’apertura dei nordcoreani verso il resto del mondo, giocando forte anche sul tavolo di quell’altro bel pezzo di paradiso che è Donald Trump.

Costui, per ragioni di interesse solamente americane, ha deciso di spostare l’attenzione preoccupata della detestata Europa, e con essa quella della Russia, sul fuoco mai spento del Medio Oriente, riattizzandone la brace.

La malaugurata decisione di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, presa d’accordo col guerrafondaio Netanyau, non poteva che esacerbare il popolo palestinese, che da troppo tempo subisce occupazioni di territorio da parte di sempre nuovi insediamenti di coloni israeliani, oltre alla vergogna del muro di Gaza.

Da una parte sassi e molotov, dall’altra droni bombardieri: della riprovazione europea e delle lagnanze (deboli…) dell’ONU, i due compari se ne fanno un baffo. Naturalmente la Siria non poteva rimanere fuori dal gioco, essendo ormai diventata l’inferno sulla Terra, tanto da non riuscire più a trovare parole per parlarne.

Non ancora sicuro di aver già fatto abbastanza danno, sempre spalleggiato da Netahyau, Trump ha riscoperto l’antica inimicizia con l’Iran e, anche per cancellare un’altra traccia lasciata dal suo predecessore – quel negraccio di Obama! – ha accusato Teheran di fingere lo smantellamento dei siti di ricerca e di produzione nucleare: dunque, altre sanzioni, da estendere anche ai Paesi che hanno rapporti economici con il regime degli ayatollah. Altra botta all’Europa, e segnatamente anche a noi italiani, da unire anche all’imposizione dei dazi sull’acciaio.

Ora è la volta del Venezuela, paese ricchissimo di risorse naturali ma ridotto in fin di vita dall’ostilità verso il regime comunista di Chavez prima, e adesso contro il successore Maduro, vincitore di elezioni in forte odore di broglio e comunque segnate da un astensionismo di proporzioni mai viste. A un popolo ridotto veramente alla fame e alla malattia per mancanza di cibo e di medicinali, il pazzo della Casa Bianca imporrà altre più stringenti sanzioni come cura definitiva…

Dunque, bastonate ai popoli di mezzo mondo. E le carote, chi se le mangia?

Il banchetto, costituito da laute portate di trattative economiche a favore degli amici, ma soprattutto ai capi dei paesi nemici, è ammannito solo per pochi eletti, che spesso hanno nomi e fattezze sconosciute alle masse, che da costoro sono dominate.

Se c’è guerra in giro, la lobby delle armi gioisce, e poco importa se quasi ogni settimana nelle scuole statunitensi qualche studente frustrato spara con armi da guerra, regolarmente in commercio, e fa una strage.

Questa politica della prevaricazione sistematica dei forti che si credono “unti dal Signore” sui popoli considerati inferioriperchédiversi, continuerà fino a che questi ultimi conserveranno atteggiamenti servili o scioccamente adulatori: perché far partire il Giro d’Italia da Gerusalemme?

Che ci accucchia, per dirla in dipietrese D.O.C.?

Lavinia P. de Naro Papa

 

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