lunedì, 30 novembre 2020
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NEGOZI CHIUSI O APERTI NEI GIORNI FESTIVI?

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Da sempre ho creduto che la famiglia sia il valore più grande che ci spetta per diritto, perché ne siamo i costruttori principali e per questo abbiamo il dovere di tenerlo in vita lottando per vivere serenamente e dignitosamente insieme ai nostri cari soprattutto nei giorni più importanti e carichi di principi tradizionali.

Da un po’ di tempo ormai, l’Europa, la nostra Nazione, i comuni, fra i quali anche Modica, ci stanno rendendo proibitivi questi principi, imponendoci di essere tutti marionette lavorando a tempo pieno, svalutando il nostro operato, soprattutto umiliando per pochi spiccioli, padri, madri e figli che invece di essere felici, diventano scorbutici e arrabbiati col mondo intero, in particolare coi loro cari. Umiliare per non essere umiliati, senza mai alzare la testa, neppure per guardare la propria famiglia sgretolare.

Il fatto adesso che qualcuno dell’attuale governo in carica stia lottando per ridarci la libertà di ricostruire questo valore così importante, dovrebbe aprirci gli occhi, guardare quanti valori abbiamo perduto strada facendo senza neppure fiatare e pensare che sicuramente siamo ancora in tempo per svegliarci e riconquistare la nostra dignità.

Io personalmente, nel corso della costruzione della mia vita in famiglia e in campo lavorativo, non ho mai dormito cullandomi sulle braccia altrui, neppure quando stavo a casa dei miei e codesti valori esistevano ancora, per questo desidero condividere con i lettori de La Pagina un mio ricordo, la mia determinazione, il mio punto di vista da sempre in merito al rispetto della propria persona in campo lavorativo e nell’ambito familiare, perché sono convinta che, in mancanza di rispetto, non esiste neppure la libertà di parola.

Ricordo perfettamente ancora oggi, quando, alla vigilia della Pasqua, io, incinta di quasi sette mesi, lavoravo inizialmente a casa mentre intanto allestivo la mia sala di parrucchiera che poi ho inaugurato a settembre, solo due mesi dopo aver partorito la mia prima bambina, nata il 13 luglio 1986.

Quel giorno, una delle mie prime clienti acquistata con non pochi sacrifici, spesso gratuiti ma dei quali vado fiera per quello che ho imparato con la forza del mio coraggio e della mia determinazione (ho iniziato da autodidatta, come pure per la scrittura e per ogni cosa che ho messo in atto). Quel giorno, dunque, Sabato Santo, alle ore 19,30, quella signora mi disse che le dovevo fare la permanente. Sto parlando di 32 anni fa, a quei tempi ci volevano almeno due ore e mezza per una permanente alcalina e io ero incinta e alquanto stanca dopo un giorno di lavoro, da non riuscire più a stare all’piedi. Al mio diniego, insistette dicendomi con prepotenza che avevo il dovere di farle la permanente anche se fossero state le nove di sera oppure se proprio ero stanca, l’indomani mattina, proprio il giorno di Pasqua, perché era lei che mi dava da mangiare pagando il mio lavoro.

Avevo solo 22 anni, mi sentii ferita per la mancanza di rispetto che con le sue arroganti parole aveva mostrato nei miei confronti. Quella donna aveva la mia età di adesso, 54 anni.

Piccola io, ma a testa alta e fiera, le risposi: “Si ricordi che io lavoro rispettando le persone, senza mai offendere nessuno e pretendo che nessuno offenda me e il mio lavoro. Si ricordi anche che prima di lei, prima del mio lavoro, prima di ogni cosa, c’è la mia famiglia che sta crescendo e si ricordi anche che mai e poi mai le pettinerò i capelli fuori dagli orari di lavoro e soprattutto nei giorni di festa. Se vuole continuare a pettinarsi o fare la permanente da me, può venire martedì prossimo o in qualsiasi altro giorno, tranne che nei giorni di festa e sempre rispettando gli orari di apertura del mio negozio.” 

Quella signora è tornata per acconciare i suoi capelli e quelli delle sue figlie, vengono ancora e sempre il giorno prima di ogni festa. Insieme abbiamo conciliato i nostri impegni rispettando noi stesse e le nostre esigenze, io soprattutto sono riuscita a farmi rispettare dalle mie clienti, conciliando le esigenze della mia famiglia e le mie riguardo al lavoro, mettendoli sulla stessa bilancia, spesso penalizzando il mio lavoro per peso ma per questo, felice di mettere al primo posto la mia famiglia.

Mai ho lavorato di domenica o nei giorni di festa, neppure quando i vari sindaci avuti a Modica emettevano ordinanze di libera apertura nei festivi, soprattutto in questi ultimi anni, mai!

Difficilmente faccio spese nei giorni festivi, preferisco riposare o andare al mare con la mia famiglia, e se è capitato per esigenze molto personali, ho chiesto sempre scusa ai commessi che ho sempre rispettato, solo per il fatto di vederli costretti a lavorare sottopagati e con turni disumani nei giorni di festa, mancando alle proprie famiglie e soprattutto mancando a se stessi.

Il lavoro deve renderci liberi con diritti e doveri, non schiavi, il valore della famiglia deve farci crescere in umanità verso noi e i nostri simili per diritto e per dovere. L’uno non può fare a meno dell’altro per vivere e noi non dobbiamo mai dimenticare che la forma più grande di rispetto per le due cose più importanti della nostra vita è l’amore che dobbiamo mostrare con orgoglio a tutti senza vergognarci mai, soprattutto senza avere mai paura di lottare per la nostra vita e per quella altrui.

Sofia Ruta

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