sabato, 3 Dicembre 2022

ALESSANDRO SPARACINO E IL TOPO DELLA VITA

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Quando Alessandro Sparacino si cimenta in un monologo non c’è proprio da battere ciglio, il pesce è nella sua acqua, viene fuori l’istrione che è in lui, è strepitoso!

E’ stato così anche sabato 12 gennaio al “Piccolo Palcoscenico” dove ha portato in scena “il Grigio” di Gaber, un testo difficile e piuttosto complesso, ma attualissimo per linguaggio, contenuti e ritmi narrativi.

Il grigio è una narrazione che porta sulla scena i sentimenti, le paure, le debolezze dell’animo umano, analizzate senza pudore né ipocrisie.

Alessandro brandisce con cipiglio tutto questo marasma e lo fa vivere, lo rende materia palpabile, lo porge con quell’abilità che gli consente di riuscire a fare eco dentro l’animo dello spettatore. Certo il genio di Gaber nel leggere l’animo dell’uomo contemporaneo è impareggiabile, ma Alessandro nel porgerlo sa dargli corpo e anima.

Tutta la recitazione si snoda in un crescendo in cui si alternano una folle tensione agonistica, una sarcastica lucidità, e momenti di abbandono che risultano di irresistibile comicità.

Suscita ilarità il protagonista che sembra ingaggiare una lotta apparentemente un po’ infantile per liberarsi da un topo, ma nel condurla supera il suo egocentrismo iniziale raggiungendo i toni di pietas laica.

In questo monologo le parole hanno il potere d’insinuarsi fra i pensieri come tarli, come piccoli roditori perfidi e cocciuti. Un testo dove l’ironia diventa un grimaldello per far emergere le moderne nevrosi, il tutto con l’apparente leggerezza di chi mette in campo la capacità di ridere di se stesso, mostrando un’autoconsapevolezza che sa vestirsi di pietà.

La storia è apparentemente un po’ banale, ma diventa paradossale nel suo svolgersi, assumendo ora i toni della farsa, ora quelli lirici quando ingaggia l’esame di ciò che l’amore dovrebbe essere, ora drammatici quando fa i conti con l’inesorabile solitudine di un uomo che decide di ritirarsi da tutto, dalla melmosa contemporaneità dove non esistono più amici e neanche nemici, per vivere in totale distacco dal mondo.

Un  ritiro per fare ordine dentro di sé, in una casa nuova, lontano dalla famiglia con la voglia di allontanarsi da tutto, riflettere, ritrovarsi, rimettere un po’ a posto le cose della sua vita, la necessità e la volontà di lasciarsi alle spalle la quotidianità di una vita banale intrisa di ipocrisia, volgarità, ma anche il bisogno di allontanarsi da un matrimonio non riuscito, da un’amante delusa, dall’estraneità del figlio,  dall’illusione che “l’Amore è una parola strana, vola troppo, andrebbe sostituita!”
Nella ricerca di questa ipotetica e rigeneratrice pace, il protagonista dovrà affrontare l’astuzia e la malvagità di un ospite inaspettato e indesiderato, un topo, “il Grigio” che lo metterà alla prova nel profondo della sua esistenza tra trappole e inganni in un duello comico e paradossale che metterà in luce la solitudine e i sentimenti dell’uomo.

il Grigio non è solamente un topo, è una metafora,  assume il ruolo dell’esistenza stessa, che non si lascia imbrigliare con espedienti e furbe strategie, l’esistenza come il topo non si lascia domare, richiede e pretende di essere affrontata e fronteggiata con onestà, coraggio, umiltà e fatica, e va guardata in faccia momento per momento, svestita dai miti e dalle idealizzazioni di cui, per debolezza dell’io e per inesistenza del super-io, la ammantiamo e contro cui, noi fragili e nevrotici esseri contemporanei, inciampiamo, ci fratturiamo, ci arrendiamo sconfitti e malconci.

Carmela Giannì

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