sabato, 3 Dicembre 2022

LA MANCANZA DI RISPETTO CHE UCCIDE

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E’ la mancanza di rispetto quello che manca ultimamente in ogni luogo o posto di lavoro.

La mancanza di rispetto delle regole che devono essere messe in atto dall’inizio alla fine in ogni cosa. Mi spiego: iniziamo dai concorsi per posti di lavoro (ospedalieri, scolastici, poste, banche, associazioni o qualsiasi istituzione pubblica o privata), è da lì che si deve iniziare a scegliere le persone oneste e con le giuste qualità per svolgere il lavoro richiesto, ma che siano qualità reali e non immaginarie. Si deve controllare il passato, il presente e il futuro di ogni singola persona, perché quella persona ha il diritto non solo di mostrare quanto vale ma di insegnare, proteggere, curare, rispettare, oltre all’ambiente nel quale viene proiettato per lavorare, le persone che le vengono affidate, dentro a una stanza, una scuola, un ufficio o sulla strada.

Non saranno dunque le telecamere a salvare il mondo dei più deboli e dei più bisognosi ma la giusta osservazione sulla persona che si è ritenuta degna di svolgere un ruolo di competenza, controllandone minuziosamente, e in ogni momento, i passi, i gesti, le parole, il rispetto che mostra verso le cose e le persone che le vengono affidate. Si lavora dall’inizio di ogni cosa e bene, non si aspetta il peggio, ma si previene, collaborando tutti, in ogni campo e insieme.

I falsi soggetti non devono trovare spazio per i loro sporchi giochi, devono essere debellati in partenza, se mai aiutati a risolvere i propri problemi in tutti modi possibili. Lavorare insomma, lavorare veramente tutti, tutte le istituzioni, tutti gli uffici, tutte le scuole, tutte le persone che sono tenute ad applicare nel loro ruolo delle regole umanitarie. Controllare anticipatamente ogni singola famiglia e aiutarla a vivere onestamente e con serenità, perché purtroppo tutto il peggio nelle persone nasce da quello che queste hanno vissuto. Alcuni sono forti e riescono a superare i soprusi aiutando i propri simili, ma tanti, tanti, non capiranno mai che la vita è voler bene se nessuno li ha mai amati e quindi non sapranno amare mai.

Lo stesso vale per la cura di quello che chiamano mostro, il cancro. Non si può vivere di ricerca quando non si fa nulla per informare, per dire e per eliminare dalla nostra vita tutto quello che da tempo ci rende o addirittura ci fa nascere malati. Non si può solo piangere per tutte le vite che ci stanno togliendo, giovani, anziani, bambini, mamme. Prima di tutto, se non lo fanno i nostri Stati che dicono di salvaguardarci pur sapendo quali sono le sostanze che ci uccidono, dovremmo farlo noi, ognuno nel nostro campo, che sia commerciale, artigianale, medico o scolastico, dobbiamo lottare per riprenderci la vita che ci appartiene e che altri hanno acquisito rovinandocela senza rispetto, solo per arricchirsi. Sono troppi i veleni che ci intossicano giornalmente e li troviamo nei cibi, nelle bevande, negli scaffali dei supermercati, nelle farmacie, nelle creme, nelle plastiche, nelle lattine, nelle farine, persino nelle stanze degli ospedali e nell’aria che respiriamo.

Rispettare noi stessi lottando per avere risposte e non solo domande, sarebbe forse fare un passo indietro, eliminare tutto quello che di superfluo ci ha portati alla rovina, mangiare e respirare sano migliorerebbe il nostro modo di vivere e ci farebbe risparmiare non solo economicamente ma anche, e soprattutto, nella salute, torneremmo ad essere felici di sapere, di conoscere e di meravigliarci ancora, senza più bisogno di morire prima e poi magari vedere dentro a una telecamera il colpevole che ha abusato di noi per stolida avarizia o semplice cattiveria.

Sofia Ruta 

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