sabato, 3 Dicembre 2022

QUANDO LA SCUOLA AGLI ALUNNI DÀ… IL CATTIVO ESEMPIO (Un monumento di pensiero zeppo di contorsionismi e acrobazie da circo)

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Le parole, quelle che seguono tra “virgolette”, sono espressione di “benvenuto” ai lettori che provano a visitare il sito istituzionale della scuola di cui non parleremo e nel quale ci è capitato, navigando “in cybernetico gurgite vasto”, d’imbatterci per caso.

Benvenuti a Scuola!!!

(…tre esclamativi, non uno di più)

(…omissis…)

 Il nostro obiettivo è la crescita di tutti e di ciascun alunno nel loro essere unici, con il fine che in questa società globalizzata devono essere veramente competitivi e professionali, preparati e responsabili. É questa la nostra sfida ma anche il nostro grande desiderio che, nonostante le problematicità del cammino, ci guida ogni giorno con passione, attraverso un binomio indissolubile con la famiglia ed il territorio, mostrando la Scuola come un laboratorio di umanità e di rispetto oltre che di studio.”

“Credo fermamente nel lavoro di squadra e la passione per questo lavoro, che attiene alle diverse intelligenze valorizzando ancor più l’intelligenza emotiva nella convinzione di vedere un futuro che fa la differenza per la crescita dell’intera città di…

Sono due brani di prosa ripresi –testualmente-da una pagina di un sito .gov (come tiene a precisare il/la dirigente) appartenente a una scuola della nostra amata terra di Sicilia. Dal nome e cognome in calce, pare che autore (o autrice) ne sia il/la dirigente scolastico/a della scuola di cui riteniamo prudente… e caritatevole tacere il nome. A dire le cose come sono o erano o furono o anche… saranno, non c’è dubbio che il/la ds, convinto/a di scrivere con proprietà e organicità espressiva, ci ha anche messo la faccia… tosta e il nome. Può capitare, talvolta, leggendo qualche pagina “astrusa” di non riuscire a trovare un senso, perché non si riesce a trovare il bandolo della matassa; in questo caso, per la verità, né il capo né… la coda. Può essere che non abbia né capo né coda? Può essere!

Leggendo la pagina non ho potuto dare ascolto al mio senso di compassionevole comprensione e chiudere almeno… un occhio (il sempre invocato: “provi a chiudere un occhio…”) e così mi sono messo alla prova, (a solo scopo s’intende…, diciamo “pour m’amuser”, ma non troppo), per cercare di venire a capo dell’arruffato gomitolo, cimentandomi da imperito quale mi riconosco, ad analizzare – secondo grammatica – questi due brani rivelatori e, direi,  sintomatici del valore di una penna come dire… ”felice”.

Analisi della struttura sintattica del testo (organizzazione del pensiero e quindi dell’espressione di esso):

“Ilnostro (è pl.majestatis? o comprende anche i docenti+ATA?) obiettivo è la crescita di tutti e di ciascun alunno nel loro (plurale, ma a chi si riferisce?) essere unici, (è sottinteso: obiettivo?) con il fine che (è pronome relativo? singolare o plurale? oppure è congiunzione?) in questa società globalizzata devono (qual è il soggetto? gli alunni?) essere veramente competitivi e professionali, preparati e responsabili (affollamento di aggettivi qualificativi… buttati lì! Solo per gonfiare la frase, ammucchiare parole e creare aspettative in chi?). É questa la nostra (è ancora plurale majestatis? o comprende chi?) sfida ma anche il nostro (è pluralis majestatis o…) grande desiderio che, nonostante le problematicità (?!) del cammino (quale?), ci (è ancora pl. majestatis?) guida ogni giorno con passione (il grande desiderio guida… con passione!), attraverso (un tunnel?… no…) un binomio (cioè lui/lei, il/la DS e chi altri?) indissolubile (!?sarebbe un miracolo in tempi di separazioni e divorzi!) con la famiglia ed il territorio, mostrando (chi mostra? qual è il soggetto?) la Scuola come un laboratorio di umanità e di rispetto oltre che di studio. (oltre, si capisce… ci mancherebbe!).

Troppa grazia! Si sprecano le parole, buttate lì tanto per concludere il periodo.

In questo successivo periodo (ma può definirsi… periodo?) l’estensore del Benvenuto, dal Noi passa… all’Io, ma di non minore maestà!

“Credo (stavolta, è lui/lei sola!) fermamente nel lavoro di squadra (parole degne di un capitano!) e la passione (è il soggetto? o dipende da…?) per questo lavoro, che (se è pron. relativo, si riferisce a lavoro) attiene alle diverse (diverse, perché di varia natura e grado o perché intelligenze appartenenti a più soggetti!?) intelligenze valorizzando (qual è il soggetto?chi valorizza? sono le intelligenze? o chi o che cosa?ancor più l’intelligenza (torna in campo l’intelligenza!) emotiva nella convinzione (di chi?) di vedere un futuro che fa la differenza (differenza con chi? Tra le altre città e quella dove si trova la scuola? o tra la sua scuola e le altre scuole della città) per la crescita dell’intera città di….”

Scrive il grande Manzoni nell’introduzione a “I promessi sposi”: “Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo… e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?”

A questo punto Manzoni pensò bene di non dover durare l’eroica fatica e decise invece di mettere mano alla penna e di… scrivere, lui, “da par suo” la storia di Lucia e di Renzo: e meno male! La mia vile fatica invece si limita solo all’analisi per mettere a fuoco le… sgrammaticature del messaggio di benvenuto, di cui stiamo dicendo… male.

A usare un’analogia che dia l’idea delle convulsioni, degli arrampicamenti, dei giravolta, delle piroette, dei rabachages, degli arzigogoli, che intridono la prosa di benvenuto, eccovi (qui sotto) un brano di prosa, si spera corretto, ma che offre un’idea del modo di strutturare la frase di chi ha scritto il benvenuto, con similitudine un po’azzardata.

 “Avetepresente un bambino che con la sua mamma va per la strada saltando di là e di qua, ora sotto ora sopra il marciapiede? Le sta a fianco, una volta a destra, altra volta a sinistra, poi corre avanti, poi si sofferma a guardare le treccine d’una bambina che sta passando con la sua mamma, poi insegue un gatto che sta attraversando la strada, mentre la mamma lo richiama. Procedendo la mamma per il suo cammino, le passa avanti, torna indietro e le prende la mano e la tira per il braccio, e la strattona perché si affretti, perché vuole arrivare presto a casa per guardare il suo preferito programma alla tv.”

Il soggetto principale (quello, per intenderci, che fa l’azione) in codesto periodo, sopra proposto alla vostra paziente lettura, come potete osservare, è sempre il bambino.

Non è così nei due brani di prosa sopra riportati. Nei due brani di benvenuto (prendendo lo spunto dalla nostra breve prosa) è come se il soggetto fosse una volta… il gatto, altra volta… la mamma, altra volta ancora… il bambino, altra volta ancora… una bertuccia che penzola, fa le smorfie e salta da un ramo all’altro della giungla.

Leggendo questa prosa pare di essere ritornati tra i banchi della nostra vecchia scuola media, intenti a scrivere, (tra mille contorsioni del corpo sulla sedia ed elucubrazioni della mente alla ricerca di argomenti)… il tema. Il benvenuto del/della dirigente scolastico/a non si può dire che sia… un capolavoro di ben congegnata struttura sintattica. Bisognava, forse, pensarci prima, quando era ancora alla scuola elementare.

A proposito comunque di lingua italiana, giacché ci siamo (ma fuori dal sito incriminato), offro al lettore anche quest’altra… perla. La lingua italiana si evolve: in un recentissimo manifesto, listato di nero, il personale d’un Istituto scolastico privato per la formazione professionale esprime partecipazione al lutto che ha colpito un loro collega docente scolastico, per la morte del padre.  La nomenclatura del personale della scuola, come potete constatare, si arricchisce di un altro… titolo: dopo il collaboratore scolastico ex bidello, dopo il dirigente scolastico ex preside, ora è la volta del docente scolastico ex….- A breve ci sarà anche l’alunno… scolastico.

                                                                                  Il cruschevole accademico           

 

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