sabato, 3 Dicembre 2022

SEMPRE PIÙ CORNUTI E MAZZIATI

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Nei giorni precedenti il Natale appena passato, una grandinata di raccomandate spedite dal nostro amato Comune si è abbattuta su un alto numero di famiglie che si accingevano a festeggiare il Santo Bambino a suon di fragranti pastizzi di ciurietti, croccanti torroni e cubaita a tinchitè.

Babbo Natale ha portato in dono ai modicani ingiunzioni di pagamento TARI risalenti agli anni 2012 e 2013, per mancati/omessi pagamenti. Le cifre richieste sono ingenti: gravate di sanzioni, interessi e spese di spedizione, cancellano di colpo le tredicesime appena accreditate, per i fortunati che l’hanno percepita, e gettano nella disperazione chi non viene pagato da mesi o è disoccupato.

Dopo essere riusciti in qualche modo a decrittare il burocratese estremo della missiva, l’unica cosa chiara appare l’importo da versare entro 60 giorni. La tassa riguardante il 2012, passati cinque anni, è prescritta, a meno che l’Amministrazione non abbia interrotto i termini con l’invio di un sollecito di pagamento.

Scattano così frenetiche ricerche di ricevute dei pagamenti fatti o almeno dei solleciti o delle bollette originarie. I contribuenti ordinati vanno a colpo sicuro, trovano l’incartamento relativo alla tassa, e controllano l’effettivo stato dei pagamenti richiesti. I disordinati, quelli che hanno fatto un trasloco, quelli che hanno in casa situazioni difficili, probabilmente non trovano nulla. Comunque è evidente che, per contestare le richieste di doppi pagamenti o per chiarire la situazione eventualmente debitoria, il cittadino deve recarsi presso l’ufficio posto in Corso Umberto al pianterreno dell’ex Palazzo delle Poste.

E qui la situazione si fa grottesca.

Dopo aver girato per almeno mezz’ora invano, se si è fortunati finalmente si trova un parcheggio a diverse centinaia di metri da Piazza Monumento. Possibilmente sotto la pioggia battente, scansando torrenti che vengono giù da grondaie e vicoli, saltando pozzanghere e dribblando sedie, tavolini e fioriere di decine di dehors dei ristopub, cafeterie, scaccerie e compagnia bella, finalmente si guadagna la porta dell’ufficio.

A questo punto possono succedere le seguenti cose: la porta è chiusa, hai sbagliato giorno, e te ne torni a casa incavolato, oppure la porta si apre e precipiti nella bolgia dei dannati costretti in uno spazio ristretto a file interminabili per riuscire a parlare con una delle gentili signore, dipendenti comunali, che possono solo controllare al computer la spedizione dell’ingiunzione ma senza dare l’accesso alla documentazione cartacea, e che non sanno dire se la tassa evasa riguarda il mancato pagamento di rate o la presunta mendace dichiarazione della quantità di metri quadri della casa.

Vieni perciò dirottato verso una scrivania dove siede un’altra gentile signora, dipendente da una società privata alla quale il Comune ha dato l’incarico di esigere i tributi evasi. La signora, che viene espressamente da Catania, fa servizio solo il martedì e l’accesso ai suoi servigi è regolato dal distributore di numeri, come al reparto salumeria del supermercato. Sono disponibili solo trenta numeri, già tutti presi: con le pive nel sacco te ne torni a casa. Da notare che il cartello che segnala il giorno e l’orario in cui viene erogato questo servizio, è piccolo ed è affisso sul davanti della scrivania, coperto dalla dolente massa umana in attesa: non lo vedi, e quindi ti viene di pensare “vabbé, torno domani”, col risultato di fare un altro buco nell’acqua. Il giramento di zebedei diventa preoccupante…

Mediamente servono almeno tre visite all’ufficio testè descritto per riuscire a capire il perché della tassa richiesta, per portare la documentazione utile a contestare l’esazione non dovuta o per patteggiare una rateizzazione. Se si pensa che il cittadino ha tempo sessanta giorni per sistemare il contenzioso, è facile che scadano i tempi utili.

Èsignificativamente curioso il fatto che le persone che con aria afflitta e rassegnata fanno la fila siano mediamente molto anziane e dall’apparenza dimessa, che pur di prendere un numero contenuto nell’aurea trentina sono capaci di mettersi pecorilmente in fila davanti alla porta chiusa dalle 7 del mattino: l’ufficio apre alle 8,30! Il Comune sembra voler spremere come limoni gli anziani pensionati che non hanno più la voglia e la forza di opporsi ai soprusi.

Si, perché di soprusi si deve parlare. Un servizio di provata inefficienza, oltremodo aggravata negli ultimi mesi da una demenziale mala gestione della raccolta differenziata, viene fatto pagare, a livello nazionale, non calcolando il numero delle persone che, obiettivamente, producono rifiuti, ma dai metri quadri della superficie della casa! Capita così che un’anziana vedova, che vive sola in una vecchia, scomoda e umida grande casa, paghi quanto una famiglia di cinque persone, possibilmente con bambini piccoli e relativi mucchi quotidiani di pannolini, che occupa un appartamento di cento metri quadri.

La grassazione maggiore però è quella basata sulle dichiarazioni ritenute mendaci riguardanti la superficie della casa. La misurazione utile al fine di determinare l’equa tassa da applicare fu anni fa effettuata da tecnici comunali: il cittadino perciò era convinto di aver pagato correttamente. Adesso, a distanza di tanto tempo, per far cassa senza troppa fatica, è arrivata la bella pensata di far ricalcolare le superfici dalla società esattrice. Quale metodo è stato seguito? Non certo quello, lungo e costoso. di effettuare sopralluoghi e nuove misurazioni, ma quello di estrapolare dai certificati catastali il numero dei “vani”, moltiplicandolo per una quantità forfettaria di metri quadri.

Con questo sistema-scorciatoia, dammusi, sottotetti e sottoscala, privi delle caratteristiche minime di abitabilità ma conteggiati come vani catastali, hanno fatto lievitare la TARI in modo assolutamente iniquo.

La truffa diventa poi particolarmente abbietta se si osserva che colpisce cittadini comunque contribuenti, colpevoli al massimo di morosità, mentre non scalfisce minimamente la considerevole quantità di gente che ha costruito abusivamente e che non ha mai accatastato l’immobile. Gli abitanti di queste case-fantasma, oltre ad evadere totalmente la tassa, sono quelli che non figurano negli elenchi di chi ha ricevuto i secchi multicolori per la differenziata e che, spariti i cassonetti generici stradali, si liberano della spazzatura intasando i cassonetti altrui. Quando questi ultimi sono chiusi a chiave o sono già pieni, il gesto abituale è quello di depositare i rifiuti nei pressi, formando cumuli maleodoranti. La cattiva qualità del servizio di raccolta, insufficiente sia per la dimensione e la quantità dei nuovi cassonetti e mastelli, che per i tempi di raccolta, autorizza il comportamento inurbano degli utenti maleducati, menefreghisti e sbafoni.

Questa situazione è gravemente offensiva nei confronti dei contribuenti.

Utilizzare un gestore di posta privato che consegna bollette già scadute o che si limita a lasciare nella cassetta della posta l’avviso di giacenza, costringe il cittadino a recarsi personalmente o a delegare qualche familiare previa fotocopiatura di documento di riconoscimento e codice fiscale del delegante. Queste poste private cambiano spesso indirizzo, e con la toponomastica modicana c’è da mettersi le mani nei capelli per riuscire a capire dove stanno. Certi gestori poi si appoggiano ad esercizi commerciali, e può risultare difficile capire che devi andare a ritirare una raccomandata dal panettiere o al lavasecco.

Inviare ingiunzioni di pagamento la vigilia di Natale è una cattiveria perché avvelena gli animi, ed è un atto subdolo perché i vari giorni festivi impediscono e rallentano i tempi di accertamento della situazione, avvicinando ulteriormente il termine della decadenza del tempo a disposizione della difesa del cittadino.

Affidare a un privato il servizio di accertamento della natura dell’eventuale situazione debitoria e di esazione dell’imposta, servizio esercitato in locale di proprietà comunate situato in pieno centro città e solo per un giorno a settimana, con tutte le difficoltà sopra descritte, è una palese manifestazione di disprezzo dei diritti civili dei contribuenti.

“Pagare le tasse è bellissimo” fu la lepida affermazione del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, spiritoso inventore anche della definizione “bamboccioni” per i nostri figli privi di futuro. Pagare le tasse è un dovere che a non tutti piace. Ma essere obbligati a pagare col massimo disagio possibile è veramente segno che lo Stato considera i contribuenti alla stregua di sudditi o di parco-buoi.

La situazione è intollerabile e basta solo un po’ di buona volontà e di buon senso a correggerla, purché si rinunci alla grassazione abituale dei cittadini che, prima o poi, andranno a votare. E le elezioni amministrative locali sono quelle che risentono meno del fenomeno dell’assenteismo: chi ha orecchi intenda.

Lavinia de naro papa

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