mercoledì, 1 Febbraio 2023

IL TEATRO DI MARCELLO BRUNO

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I “Ciuri ri Maj” nascono tra le mura di una scuola l’Istituto Comprensivo Raffaele Poidomani, quando un gruppo di genitori viene invitato a partecipare ad un progetto scolastico culminato nella manifestazione “Prima ca veni maju”, tenutasi il 4 maggio 2014 presso il Plesso Denaro Papa. Nel cuore di alcuni genitori nasce da subito la voglia di continuare e di provare nuove esperienze, col solo fine di ” divertirsi per divertire”. L’occasione propizia per conoscere la Compagnia del Piccolo Teatro e l’associazione musicale folkoristica “Muorika Mia”. Da subito nasce una simbiosi tra i loro componenti e in particolare con uno di loro, Marcello Bruno, che, con grande pazienza e dedizione, propone al gruppo la realizzazione di numerose opere da lui stesso ideate o rivisitate. Il gruppo diventa così l’associazione culturale “Ciuri ri Maj” e da subito riceve molti consensi per i tanti spettacoli realizzati. In quello che fu solo un inizio, grazie anche alla Compagnia del Piccolo Teatro, il gruppo dei neo genitori-attori, inizia ad esibirsi da subito per le viuzze della città in occasione della nota rassegna itinerante “Passi di Cultura” organizzata dalla Coperativa S.Antonio Abate con “Canti e Cunti tra i musei”, dove vengono ricreati per le vie della città, con oggetti e abiti di scena, quadri di vita popolare alla riscoperta delle tradizioni, dei canti e dei cuntidi un tempo lontano ma non per questo perduto.

I “Ciuri ri Maj” si distinguono e si fanno conoscere in poco tempo per la loro genuina semplicità e per la voglia d’imparare e di conoscere, recitando, la cultura siciliana che li unisce e li fa crescere sempre di più, grazie anche agli scatti fotografici di un loro amico, Antonio Giurdanella, fotografo per passione che segue ed insegue nelle diverse rappresentazioni il gruppo, tanto da essere considerato un Ciuri ri Maj per adozione.

Diversi sono gli spettacoli che in poco tempo hanno riempito teatri, scuole, parrocchie, feste private, ristoranti e piazze di diversi comuni iblei, in primis la nostra Modica.

Lo spettacolo “Vi salutamu amici”: un’escursione a volo di uccello sul passato della Sicilia e in particolare di Modica, fatta attraverso il susseguirsi dei mesi dell’anno. Ogni mese scandisce il volgere della vita contadina. Un tempo, per rendere meno amare le lunghe serate d’inverno, dopo faticose giornate di lavoro, si riunivano in gare di indovinelli con sfide attraverso domande e dubbi da risolvere. La primavera, caratterizzata dal risveglio della natura e dei sentimenti, coi giovani innamorati che si corteggiano e si amano nonostante i contrasti di padri gelosi. Si susseguono la rappresentazione della novena di San Giorgio e la recita di preghiere alla Vergine Maria. Vengono ricreati in modo suggestivo i momenti della mietitura, della spigolatura, della trebbiatura, della vendemmia, della raccolta delle olive. Viene portata in scena la famosa opera “Lu cummattimientu di orlando e Rinardu”, il combattimento di Orlando e Rinaldo. I giorni di festa erano l’occasione per riunire la famiglia. Grandi e piccini si svegliavano di buon’ora per preparare innumerevoli pietanze da consumare durante i lunghi pasti. Intere giornate trascorse attorno a tavole imbandite, abbuffandosi e giocando a tombola, a carte, al gioco dell’oca, ecc.

“La Storia infinita”: una rievocazione di canti natalizi, poesie, preghiere, ninne nanne per rivivere l’atmosfera del Natale; una narrazione dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele, dell’Amore della Vergine Maria, della venuta del Messia, dei presepi, quello di San Francesco e quello dei continenti, della sofferenza del pellegrini, dell’emigrante, del carcerato, del povero contadino che con sacrificio e dedizione lavorava la terra, vivendo una vita fatta di cose semplici ma ricca di principi morali e religiosi. Il tutto arricchito dai tradizionali canti dei pastori come: A ddi timpi friddusi e scuri, Nun rummiti ciù pastura, Sutta ‘mperi ri nucidda, Diu vi manna n’ammasciata, e tanti altri.

“Joca, pani e amuri”: un viaggio culturale alla scoperta delle tradizioni dei nostri avi e dei nostri nonni. Un viaggio articolato in tappe, in ognuna delle quali vengono presentati quadri di vita popolare: i giochi dei bambini, la vita nelle viuzze e nei cortili, le difficoltà quotidiane che la povera gente doveva affrontare per portare a casa il minimo per poter sfamare la famiglia, la preparazione del pane, le diverse sfaccettature dell’Amore: romantico, ostacolato da padri gelosi, di sdegno, puro e incondizionato come quello della mamma per il proprio figlio.

“Annata ricca, massaru cuntentu”: una commedia agreste in due atti, scritta da Nino Martoglio nel 1921, allegramente rivisitata dal gruppo sempre seguito da Marcello Bruno, che presenta una giornata di lavoro nella vigna e nella masseria di Massaru Michelangilu, dove in tempo di vendemmia e nella notte di San Michele, il profumo dell’uva e del mosto s’intreccia con la voglia di divertirsi e di innamorarsi dei contadini e dei vendemmiatori. Un susseguirsi di storie di tradimenti, intrighi amorosi, ammiccamenti. In quella notte tutto è lecito, l’importante è che l’annata è ricca e u massaru è cuntentu.

Ultimo grande successo nel 2018, al Teatro Garibaldi, il 14 gennaio la prima e poi il 27 maggio la seconda, con la commedia “Turi u miricanu”, di Nunzio Cocivera e Vincenzo Prestigiacomo. Un’esilarante commedia che ha fatto ridere a crepapelle la platea pur parlando di una realtà che forse esiste ancora e di uno zio che, tornato dall’America, trova i suoi terreni e beni in balia di parenti approfittatori e nullatenenti.

Quasi tutto pronto per il prossimo spettacolo dell’associazione “Ciuri ri Maj” che è già alle porte. Gli artisti, non per caso ma per passione, infatti, il 13 aprile si esibiranno al Teatro Garibaldi con lo spettacolo “I commedianti”, una commedia in due atti di Pippo Spampinato, liberamente rielaborata da Marcello Bruno e con Giuseppe Iozzia, Enza Giurdanella, Celestina Cappello, Emerenziana Cappello, Giovanni Napolitano, Elia Puglisi, Salvatore Cappello, Caterina Fidone, Giusy Galota, Emanuela Floridia, Ausilia La Ferla, Nino Abate, Gianfranco Giurdanella, Cinzia Sparacino, Lorenza Scarso, Giorgio Roccasalva.

Ad ogni spettacolo una scena, una storia, una famiglia diversa, così come li chiamo io che, assistendo alle loro prove serali, dove s’incontrano dopo un giorno di lavoro o di problemi o di gioie familiari, dimenticano per un paio d’ore il giorno appena trascorso e, spesso insieme ai propri figli, si divertono a recitare, ma non è difficile per loro, perché il teatro non è altro che una famiglia unita, è la realtà della nostra stessa vita sociale e quotidiana che, incontrandosi e unendo con umorismo generazioni diverse ma pur sempre uguali, la rende unica.

Un grazie particolare e un grande in bocca al lupo per tutti i “commedianti” e soprattutto un grazie al grande attore, regista e padre dell’associazione Marcello Bruno che si dedica con anima e corpo alla sua missione, da non avere neppure il tempo per farsi intervistare ma che, con la sua semplicità, riesce a far amare il teatro, ad amare lui stesso tutti i componenti e ad essere amato indistintamente da tutti per la sua grande umiltà e umanità.

Sofia Ruta

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