mercoledì, 1 Febbraio 2023

UN MIRABILE PROGETTO IDEATO UN SECOLO FA

image_pdfimage_print

foto 2 cannizzarafoto 1 cannizzarafoto 4Il cavaliere Michele Grimaldi era un nobile signore, ricco, scapolo, colto, profondo conoscitore della condizione socio economica del contesto, generoso e desideroso di sollevare le sorti dei soggetti più poveri (contadini) che a quei tempi costituivano i 3/5 della popolazione complessiva del Comune, allora consistente di 62.000 abitanti.

Il cavaliere, non avendo creato una sua famiglia, trovandosi quindi privo di eredi, a conclusione della sua vita, redige un testamento nel quale precisa la volontà di destinare il cospicuo patrimonio immobiliare di cui dispone come risorsa per fondare due scuole convitto destinate ai figli dei contadini e a quelli degli artigiani. Idea insomma un progetto di affrancamento dalla miseria e di istruzione professionale e formazione umana affinché le giovani generazioni, figli di poveri, potessero studiare e prepararsi professionalmente ad una vita autonoma e dignitosa.

Il cavaliere Michele Grimaldi muore nel 1920 (si approssima il centenario da quando l’idea venne concepita), il progetto da lui ideato per decollare ebbe bisogno di ben dieci anni, venne avviato negli anni trenta e per trent’anni consecutivi funzionò alla perfezione, si rivelò una risorsa grandiosa che formò moltissimi giovani.

Il progetto era concepito come un vero e proprio collegio dove ai giovani veniva offerto vitto, alloggio, equipaggiamento vestiario (una vera e propria divisa) e istruzione, teorica e pratica. L’impresa formativa era dotata di personale docente, amministrativo, tecnico-pratico, oltre naturalmente al personale capace di fare funzionare tutto il servizio (suore, cuciniere e inservienti). Tutto il personale era ingaggiato con contratti regolari secondo la normativa prevista.

Un’impresa di tal genere era perfettamente gestibile sul piano economico perché le risorse fornite dai circa 150 ettari di terreno fertile dato in locazione a diversi soggetti forniva un reddito capace di coprire le spese.

Negli anni ‘60 cambiò l’economia e anche la società, il progetto andò in declino, perché nessuno fu in grado di riconvertirlo in maniera adeguata alle mutate esigenze sociali. Se il Grimaldi fosse stato in vita, capace com’era di leggere le dinamiche sociali, ideare e realizzare la riconversione sarebbe stata una strategia simultanea e indolore.

Purtroppo le cose andarono diversamente, il consiglio d’amministrazione che avrebbe dovuto reggere la fase di declino della scuola convitto abbandonò in maniera irresponsabile il governo della situazione. Occorre spendere due parole sull’organo di governo così come era stato concepito dalla volontà del Grimaldi, è un passaggio determinante perché altrimenti non si comprende il disastro da cui deriva lo stato di deterioramento in cui tutto il capitale oggi giace.

Il consiglio di amministrazione era composto da 5 componenti: un presidente designato dal Vescovo, due consiglieri designati rispettivamente dalla Chiesa di S. Giorgio e di S. Pietro, uno designato dal Comune, uno dalla Regione.

Non ci vuole molto a comprendere che il cavaliere Grimaldi individuava nel Vescovo una sorta di autorità morale garante del procedere etico dell’impresa, infatti gli delegava la scelta della figura rappresentante.

La vacanza di governo, dopo l’abbandono irresponsabile del consiglio di amministrazione, venne formalmente tamponata con la nomina di un commissario designato dall’assessorato alla famiglia da parte della Regione Siciliana. Quando si delega la gestione ad un commissario l’unica fiammella che si mantiene accesa è il rinnovo dei contratti in scadenza già esistenti, senza entrare nel merito dell’adeguatezza o meno. Fu così che l’abbandono di un governo presente e vigile, progettuale ed eticamente responsabile verso la volontà del fondatore creò un disastro culturale ed economico che per dirsi necessiterebbe l’urlo.

Le ville, gli immobili destinati al convitto, il campetto di calcio, la Chiesa, l’orto attiguo che produceva risorse utili alla mensa del convitto, tutto, per anni è rimasto in stato di abbandono, l’incuria e il tempo hanno ridotto quelli che erano autentici gioielli in relitti che fanno piangere il cuore e offendono la mente.

Per quanto riguarda le cinque tenute che complessivamente ammontano a oltre 150 ettari sono in mano a locatari che li detengono a condizioni stabilite in tempi remoti, cioè a condizioni economiche fuori da ogni ragionevole attuale parametro, con la conseguenza che l’introito redditizio  è praticamente risibile, inoltre, la mancanza di governo vigile e presente per un tempo così lungo ha indotto i locatari a pensare che potevano astenersi anche dal pagare e, ancora peggio, ha incoraggiato qualcuno di essi ad apportare modifiche che realizzano danno al fondo.

Sarà che la Chiesa ha troppi lasciti di cui prendersi cura, sarà che non ha la cultura di ingaggiare figure competenti cui affidare la cura delle imprese, sarà che il Vescovo del tempo era particolarmente distratto sulle cose terrene, sarà stato che il governo dei processi di cambiamento sociale turbano le anime di laici e prelati togliendo loro la lucidità, insomma si consumò un tradimento della volontà di Michele Grimaldi nel silenzio generale, cioè come avvengono tutti i tradimenti.

Dopo decenni di silenzio, abbandono, irresponsabilità di Chiesa e istituzioni civili, sotto la sindaca tura Buscema venne finalmente ripristinato un consiglio di amministrazione che con sacro furore cercò di mettere ordine, anche con l’aiuto dell’azione giudiziaria, ma, giunta la scadenza del mandato, anziché rinnovare le cariche di chi stava lavorando per riportare la situazione nel rispetto della volontà testamentaria del Grimaldi, inspiegabilmente arrivò di nuovo un commissario e si consumò un bell’arretramento di posizione conquistata. Uno scandalo!

Adesso da un anno e mezzo circa è all’opera un nuovo consiglio di amministrazione composto da cinque componenti di chiara competenza di settore, sta operando con solerzia, l’attuale Presidente, il prof. Orazio Sortino, destina tutto il suo tempo non solo a mettere ordine, ma anche ad elaborare progetti, a realizzare eventi, ad effettuare mediazioni col Comune per riuscire a mettere a reddito un appartamento esistente a Catania che, come tutto il resto, giaceva in abbandono e che presto diventerà albergo (a prezzi modici) di studenti modicani che frequentano l’Università della città.

Il professore Sortino, col suo stile silenzioso e discreto, ha avviato una larga attività progettuale di cui parleremo in un articolo successivo per non appesantire la trattazione.

Inoltre, passo strategico di grande valenza, di recente, con carte alla mano e con progetti elaborati nel dettaglio, si è recato dal Vescovo per presentare l’operato e le prospettive su cui si intende agire per portare la situazione nell’alveo pensato e voluto dal cavaliere Michele Grimaldi.

Ho sottolineato questo incontro tra l’attuale consiglio di amministrazione dell’Opera Pia e il Vescovo come passaggio “strategico”, costituisce infatti, a mio parere, una tappa fondamentale per evitare che, in assenza di carte protocollate, si possano verificare distrazioni capaci di fare intromettere commissari capaci di atti notarili privi di responsabilità etica.

Nell’incontro con l’attuale consiglio di amministrazione il Vescovo è stato messo al corrente, tramite ampia e dettagliata illustrazione, sia dello stato dell’arte, nonché delle future possibili strategie di azione man mano che i contratti avviati, quelli che vincolano l’utilizzo fruttuoso delle tenute agricole, andranno in scadenza.

L’attuale consiglio di amministrazione ha le idee abbastanza chiare su cosa e su come avviare nuovi progetti declinati sul crinale etico del fondatore dell’opera pia, progetti che potranno sostenersi col reddito derivante dalle tenute.

Carmela Giannì

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