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MONSERRATO, BELVEDERE DIMENTICATO

979be945-4699-4dbf-9ea6-0109436c66b5Siamo finalmente in estate. Dopo un maggio decisamente autunnale, a giugno il sole si sta prendendo una bella rivincita sulle nuvole, forse esagerando un po’… mai contenti!

Modica è piena di turisti, purtroppo spesso solo di velocissimo transito, attirati in gran numero come in altre parti del Distretto di Sud-Est dalla curiosità di conoscere da vicino un territorio di fascino straordinario, fino a qualche tempo fa sconosciuto ma diventato famoso per essere stato scelto come sfondo delle storie del commissario Montalbano.

Oltre che buon cibo e più che dignitose situazioni per confortevoli pernottamenti, al fine di incentivare un turismo più stanziale Modica dovrebbe capire che si deve attrezzare per offrire ai visitatori che decidono di scendere fin qui nonostante la pessima qualità delle strade, la latitanza delle ferrovie e la precarietà degli aeroporti, la possibilità di godere di tutta la città, con chiese, musei e palazzi sempre visitabili e con percorsi attrezzati per passeggiate panoramiche.

Il panorama forse più significativo della città è quello che si gode dalla sommità della collina del Monserrato: da lì la “melagrana spaccata” di Gesualdo Bufalino si rivela in tutta la sua strepitosa struttura rupestre.

Fino a qualche decennio fa un casale posto proprio sull’orlo del dirupo ospitava una pizzeria, modesta e casereccia, che però permetteva di contemplare il paesaggio in compagnia di amici e di una birra gelata. Si potevano passare serene e fresche serate estive al chiaro di luna ammirando dall’alto una città brillante di luci, in alternativa all’afa sciroccosa di Marina di Modica.

Poi, per le esigenze tecnologiche delle moderne vie di telecomunicazione, la posizione di Monserrato fu scelta per ospitare antenne e tralicci che, nel tempo, sono diventati una vera selva.

Attualmente lo stato di degrado di quello 2e1658c7-f8d3-4e5b-baae-086d3fd72b13432dcd55-0050-41c2-b11a-8a93acd2f52e70749a88-207f-4b34-80b9-1007ee33c3f6che dovrebbe essere un’eccellenza nel menù dell’offerta turistica è disperante. Oltre ai ripetitori di segnale tv, antenne paraboliche e antenne per la telefonia mobile hanno occupato financo gli accessi agli edifici che ospitavano la pizzeria. Ovunque enormi blocchi di fondazione in calcestruzzo per reggere i tralicci, griglie e reticolati, fili spinati, cavi elettrici e cassette a muro, il tutto condito dalle solite scritte di writersperditempo e da una quantità di rottami e residui di vecchi impianti obsoleti. Per riuscire a vedere il panorama bisogna faticosamente farsi largo tra cumuli di immondizia ed erbacce.

Sarà molto difficile riuscire a bonificare il sito spostando altrove tutto l’ambaradam tecnologico, visto che l’orografia modicana è estremamente complessa e che ancora tante parti della città hanno difficoltà di ricezione dei segnali. Provate a sentire la radio in macchina mentre percorrete Corso Umberto, soprattutto la RAI alla quale siamo costretti a pagare il canone: è un’esperienza da quarto mondo!

Però pretendere la rimozione della ferraglia abbandonata da parte degli enti/gestori è certamente fattibile, così come una generale ripulitura del terreno dall’immondizia e dall’erbacce. Sarebbe bello riuscire anche a riusare gli edifici che occupano il punto dal quale si gode il meglio del panorama, ed attrezzare una zona di sosta confortevole.

Purtroppo questo sembra essere l’ennesimo capitolo del libro dei sogni…

Tuttavia, qualcosa si può fare almeno per migliorare la vista del Monserrato da Modica Bassa, sistemando le pendici della vetta semplicemente con l’aiuto delle piante. Diverse decine di anni fa l’Ente Forestale piantumò dappertutto sulle prode rocciose delle cave una gran quantità di pini d’Aleppo, cipressi ed eucalipti. Lo scopo era quello di bloccare la franosità e, probabilmente, rendere meno arido il paesaggio.

Il microclima della città ne ha risentito con l’aumento dell’umidità nell’aria, cosa che non è stata gradita dalle murature di pietra delle case antiche. Una lunga serie di eventi meteorologici sfavorevoli ha provveduto ad espiantare o a stroncare numerosi alberi ad alto fusto che, piantati sulla roccia, non avevano potuto sviluppare un impianto radicale adeguato. Se alcune parti della città godono ora di frescura, come la “piccola Svizzera” nei pressi del ponte di Via San Giuliano, la collina di Monserrato si presenta spelacchiata e con ancora qualche tronco abbattuto non rimosso. Per un solido effetto antifrana e per un gradevole colpo d’occhio in tutte le stagioni si potrebbero piantumare essenze estremamente rustiche con apparato radicale potente e ben ramificato: cespugli di oleandro di vari colori alternati a macchie di lentisco, ed euforbie dai bei cespugli globosi che qui nascono spontanee. Il lentisco, in particolare, ha proprietà spiccatamente pedogenetiche ed è estremamente resistente agli incendi, cosa che certamente non guasta vista la quantità esagerata di danni da fuoco che ogni anno si registrano nel nostro territorio.

Se l’occhio, superato l’impervio ma pittoresco quartiere che dallo Stretto si inerpica lungo la Via Mercè sulle pendici del Monserrato, prima di essere ferito dalla vista dei tralicci potesse godere dello spettacolo offerto dalle rigogliose fioriture degli oleandri non sarebbe cosa cattiva. La proposta è economica e realizzabile, e l’effetto delle fioriture si può già da tempo verificare al parco di San Giuseppe Timpuni e in varie zone della Sorda. Essendo sia l’oleandro che l’euforbia piante velenose, sistemarle su pendii rocciosi non alla portata dei bambini ci sembra un altro fattore positivo.

A proposito di bambini, sul Monserrato esiste un parco giochi che da diversi anni è completato con giochi, casette di legno, scivoli e panchine. Costato un sacco di soldi comunitari (per una volta non rimandati indietro grazie all’impegno dell’allora sindaco Piero Torchi!), non è mai stato aperto al pubblico ed è in uno stato di totale abbandono, vandalizzato dai soliti idioti e colonizzato da erbacce alte più di un metro. Su quest’opera pubblica oggetto di un significativo spreco di denaro esiste una documentazione visitabile comodamente su Internet. Ma fa male assai…

L. deNaro Papa