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La Modica di Enzo Belluardo




LA SCUOLA CHE DIVENTA FAMIGLIA…

Ed ecco giunta la fine di un altro anno scolastico, è tempo di bilanci, di scrutini, di esami e di prese di coscienza…

Si, questa, la coscienza: un’entità troppo celata e fragile, una facoltà che studiosi un tempo provavano a scoprire per varcare confini mai esplorati prima, come viaggiatori spaziali dell’io e del tempo in cui questa si contorce e si dilata propagando quella sua fragile e indefinita essenza che spinge il mondo in avanti in realtà, si evolve l’umanità grazie alla coscienza o perlopiù in questo tempo di quello che ne rimane.

Quest’anno scolastico appena concluso è stato un anno per me molto particolare, un anno lavorativo come mai ne avevo vissuti prima, un anno che mi ha davvero scosso e che ha lasciato un segno molto profondo in me…

Credo che sia stato un anno così complesso tanto che la coscienza più intima di tutti quelli che lo hanno vissuto con me sia stata così scossa da non dimenticarne mai le fattezze.

Noi pionieri del futuro, nel bel mezzo del percorso verso la maturità siamo stati risucchiati da un vortice spaventoso che di colpo ha spazzato via la luce, spazzato via quel sorriso, spento i suoi occhi per sempre…

Di colpo, ho visto tutte le speranze dei miei ragazzi frantumarsi come specchi, e noi adulti tutti lì, come pietre nere, guardavamo con gli occhi serrati, piangevamo con loro Vanessa, la nostra ragazza dal sorriso radioso…

Ed io lì cercavo di dare un senso a quel cumulo di macerie, pezzi di speranze frantumate, fragilità ammassate… Il dolore, lo sgomento, l’angoscia, la paura, il senso di precarietà, l’apatica indifferenza per la vita ci hanno sommersi… tutti pesantemente inondati da quella nube nera di morte!

Ma ecco che accade: la scuola tutta, tutta davvero, ogni elemento della più antica comunità formativa, purtroppo oggi spesso additata e giudicata, ha reso possibile la ripresa, ogni componente di questa grande comunità era là forte e determinato a sostenere la partenza di questi giovani distrutti dagli eventi, ma consapevoli che non sarebbero mai stati soli ad affrontarli. Posso affermare di aver davvero visto la scuola che diventa famiglia, un luogo in cui ritrovare se stessi, luogo di affetti e di prove, luogo in cui sei costretto a specchiarti per affrontare ciò che bolle in te, luogo in cui ti metti davvero in discussione con la tua coscienza per capire chi sei veramente e cosa vuoi…

Ed è così che pian piano UNITI abbiamo cercato uno spiraglio per risalire in superficie per ritrovare lentamente lei, la signora che sola ci ha aiutato a ritrovare la forza, la coscienza dell’essere vivi per riconoscere appunto questo grande dono in ognuno di noi! Abbiamo lentamente ripreso a guardare in faccia la realtà e uniti, tra mille fragilità siamo riusciti a riacquistare la consapevolezza della missione che tutti abbiamo da affrontare ogni giorno: la vita! Una missione che ognuno di noi deve affrontare anche per onorare l’esistenza di chi adesso non c’è più, vivere e ritornare a sperare perché questa è la missione di noi uomini: vivere, intensamente, fino in fondo e con la consapevolezza che in noi c’è quella signora che ci sussurra spesso che dono meraviglioso possiamo essere per gli altri e per noi stessi…

Graziana Iurato




QUANDO LE LACRIME ERANO VERE

Dal 10 al 13 giugno del 1981 tutta l’Italia rimase incollata davanti al televisore per seguire le operazioni di soccorso del piccolo Alfredino Rampi, caduto in un pozzo.

C’eravamo tutti. Davvero. Soffrivamo. Avevamo paura. Non c’era chi non lo sentisse come suo figlio. Ma tutti, proprio tutti, eravamo certi che Alfredino sarebbe stato salvato. Chi era già in villeggiatura restava a casa o dovunque ci fosse un televisore acceso, dimentico di tutto il resto. C’era un bambino, solo, spaventato, un bambino che dovevamo aiutare, salvare, a tutti i costi! E ci saremo riusciti. Indiscutibile. Ma quando l’ultimo soccorritore non ci riuscì, alla sua disperazione fece eco quella di tutti noi Era una disperazione reale, che sentivamo nel profondo, che rivivevamo nel buio della notte sentendoci tutti rotolare giù, in quel tunnel di oscurità e morte. Chissà, forse stavamo vivendo il presagio di quel che sarebbe stata la vita della nostra gente un giorno, un giorno non troppo lontano, negli anni Duemila…

Fu la tragedia di un bambino, di un bambino e della sua famiglia, che si era trasformata in una tragedia dell’Italia tutta.

Oggi di tragedie ne accadono ogni giorno. Sono intorno a noi. Le guardiamo, ma di sfuggita. Le accettiamo. Bambini che muoiono in mare. Bambini uccisi dai genitori. Bambini affamati, disidratati, destinati a morire di consunzione. Gli passiamo accanto e continuiamo la nostra strada di un’indifferenza ormai abituale. Oh, sì, ci mostriamo indignati sui social e questo ci fa sentire in pace con la coscienza. Una coscienza che non c’è più.

Che cosa ci ha portati a tutto questo? Che cosa ci ha fatto diventare delle macchine protese esclusivamente verso il profitto, capaci di apprezzare solo la ricchezza e non più la vita?

Credere, amare, provare gratitudine, condividere gioie e dolori oggi è diventato solo un post su Facebook o un cinguettio, solo per mostrare agli altri che possediamo dei valori. Ma sono valori immaginari, valori posticci, fotografie di qualcosa che non esiste più: la capacità di provare sincere, reali emozioni.

Perché?

Perché abbiamo perso la nostra identità di esseri umani fino a ridurci a dei pupazzetti ritagliati nella carta da un qualche Grande Burattinaio che ci usa nel più assoluto disinteresse della nostra esistenza? Chi è costui? Oh, lo sappiamo benissimo! E’ uno sparuto numero di uomini (uomini?!) che possiedono da soli il novanta per cento delle ricchezze e del potere del pianeta e per questo possono decidere della vita e del destino di tutta l’umanità.

E la gente si rifugia nelle chiese e nelle moschee per chiedere aiuto a un Dio nel quale non crede più perché non crede più nella vita dell’altro, nel rispetto per l’altro, nell’amore (non è una parola grossa!) per l’altro.

Se oggi un altro Alfredino cadesse in un pozzo, paremmo soffrire per lui, angosciarci per lui, piangere per lui, morire anche un po’ con lui? No, oggi scriveremmo un post su Facebook e ci sentiremmo in pace. Con la nostra coscienza? Macché, con l’immagine che vogliamo mostrare agli altri di una coscienza che non esiste più.




I CONCERTI A PALAZZO SPADARO, A SCICLI

Si è appena conclusa l’undicesima stagione concertistica “I concerti a Palazzo Spadaro” organizzata dall’associazione Amici della Musica Peppino Cultrera, diretta dal M° Francesco Mirabella. L’associazione amici della musica Peppino Cultrera di Scicli è nata 11 anni fa per rendere merito alla splendida persona di Peppino Cultrera, Maestro di grande levatura morale e professionale nonché capostipite di una rinomata scuola pianistica del conservatorio di Catania.
Attiva sin dalla nascita nell’organizzazione di stagioni concertistiche, la nostra associazione è l’unica che da anni porta avanti (sebbene a fatica) nutriti calendari di concerti di musica classica.
Il nome delle nostre stagioni concertistiche è semplice ed è legato ad uno dei più bei palazzi storici di Scicli: “I concerti a Palazzo Spadaro”.
Negli anni siamo arrivati ad organizzare 130 concerti (ricordiamo che nel territorio di Scicli mancava da tempo uno spazio musicale del genere) i quali sono tutti stati offerti in maniera assolutamente gratuita al nostro pubblico; 130 concerti che hanno visto la presenza di grandi artisti, alcuni premiati in concorsi di Federazione (Chopin di Varsavia, Busoni di Bolzano, Tchaikovsky di Mosca ecc.), altri docenti di Conservatori di chiara fama (Moscow Conservatory, China Conservatory di Pechino, Washington Catholic University ecc.) altri ancora orchestrali di importanti orchestre nazionali ed estere (Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, Orchestra della Scala di Milano, Orchestra la Fenice, ecc.)
Abbiamo avuto concertisti provenienti da innumerevoli Paesi (Italia, Germania, Bulgaria, Belgio, Francia, Russia, Corea del sud, Georgia, USA, Svizzera, Ucraina, Polonia, Irlanda, Croazia, Spagna, Giappone e Cina), una grande varietà di strumentisti e formazioni di musica da camera (dai solista alla musica da camera con ensemble dal duo al settimino; orchestre d’archi, orchestre da camera, orchestre filarmoniche, cori vocali, ensemble di vario genere) e abbiamo ospitato concerti di musica barocca, classica, moderna e alle volte jazz.
Ognuno degli artisti si è letteralmente “innamorato” della nostra splendida città, dell’incantevole cornice di Palazzo Spadaro e del calore umano offerto dal nostro oramai fedele pubblico. Tanti di questi artisti sono tornati nelle nostre zone semplicemente per trascorrere vacanze e addirittura due, talmente impressionati positivamente, hanno acquistato case nello sciclitano.
Grazie ai contatti diretti del nostro direttore Artistico, Francesco Mirabella, concertista e docente del conservatorio di Sassari, siamo stati in grado di offrire un livello musicale spesso veramente di altissimo livello.
Se siamo inoltre riusciti ad offrire tutti questi concerti di alto livello e in maniera gratuita al nostro pubblico dobbiamo ringraziare gli sponsor che ci hanno sostenuto sino ad ora e alcuni fedeli soci che ci aiutano con delle donazioni.
La nostra stagione concertistica, oltre a rappresentare per i sostenitori e per l’intera comunità una importante occasione di crescita culturale, rappresenta una notevole risorsa per una città nel pieno del proprio sviluppo turistico.




INIZIA IL PERCORSO DI RISALITA PER L’OPERA PIA “MICHELE GRIMALDI”

Dell’origine, della finalità, del trentennale percorso virtuoso di attività, del successivo lungo periodo di abbandono del’ “Opera Pia Michele Grimaldi” abbiamo scritto nel numero del 24 marzo scorso. Adesso ritorniamo sull’argomento per riferire del cammino di ripresa.

Il consiglio di amministrazione attualmente in carica, tutti professionisti con competenze nel settore agronomico, consapevoli e sufficientemente motivati, marciano con passo sincrono con l’obiettivo di riprendere la marcia secondo la volontà del fondatore, operano determinati a riprendere un cammino virtuoso.

Dopo la fase di ricognizione e riordino delle questioni lasciate in sospeso per troppo tempo, finalmente con le redini in mano, hanno già avviato la programmazione delle attività compatibili col bilancio.

Intendono agire sul piano del recupero degli immobili agendo azioni utili almeno a fermare il degrado; riavviare l’attività di sostegno economico tramite borse di studio verso i giovani meritevoli ma in svantaggio economico; attivare azioni per migliorare la qualità esistenziale degli abitanti della zona di Cannizzara, zona ancora densamente abitata.

Sul piano del recupero dell’attività ordinaria prioritario era l’adeguamento dei canoni di affitto delle varie tenute prima del rinnovo dei contratti man mano che vanno in scadenza. E’ già avvenuto per Minciucci, a settembre prossimo avverrà per Cannizzara. Insomma normalizzare e moralizzare una previsione di bilancio in modo da potere programmare azioni compatibili con lo stesso.

Fuori dalla gestione commissariale, che per sua natura si limita alla gestione dell’ordinario, che tradotto in pratica significa rinnovo di ciò che scade senza neanche entrare nel merito, il consiglio invece assume la responsabilità del vaglio di ogni situazione, tenendo presente la volontà del fondatore per attuare le finalità da questi volute.

Pertanto, dopo anni di abbandono dalla dimensione di responsabilità, lentamente,  rientra sotto un governo responsabile e si può procedere con una programmazione ordinata basata su risorse modeste, ma prevedibili e certe.

In fase di programmazione il consiglio ha già deliberato la destinazione del bilancio: il 50% verrà destinato al miglioramento degli immobili; una fetta fissata tra il 10-20% sarà destinato a delle borse di studio a studenti di scuola media o di indirizzo agronomico, del territorio comunale, studenti meritevoli, cioè con giudizio ottimo;  inoltre, una borsa di studio dell’ammontare di 500 €, verrà assegnata entro il 2019 (sempre valutando giudizio di merito e reddito) ad uno studente di scuola superiore che intende scegliere il corso universitario nella facoltà di agronomia o veterinaria.

Sul versante della messa in reddito del patrimonio improduttivo, che è anche quello che va in declino e costituisce offesa alla memoria e alla volontà del cavaliere Michele Grimaldi che intese metterlo a disposizione dei bisognosi, ecco, fra questi sprechi c’è l’appartamento di Catania, inutilizzato da anni, necessitante di restauro per ridiventare fruibile.

L’immobile purtroppo è in comproprietà col Comune di Modica, che non ha risorse da destinarvi, né è motivato a farlo rivivere mentre può diventare un utile alloggio per studenti modicani che hanno difficoltà a mantenere un affitto e a ragione di ciò si vedono costretti ad interrompere gli studi.

Contro questo spreco, il presidente Sortino sta lavorando quotidianamente con il Comune di Modica per la definizione di una convenzione che deve registrare la cessione in comodato d’uso, da parte del Comune verso l’Opera Pia per 10 anni, la quale in cambio effettuerà le opere di bonifica necessarie alla fruizione.

L’accordo per questa cessione esiste già, ma l’atto della formalizzazione si sta dimostrando un parto difficile, perché quando i funzionari comunali devono uscire fuori dalla routine quotidiana prendono tempo, cioè spostano le scadenze, e poi le rispostano, e poi ancora, ma prima o poi, poiché la pazienza del professor Sortino è infinita, si giungerà a conclusione e finalmente potranno iniziare i lavori di restauro e magari per l’anno 2020 potrà essere fruito, con grande sollievo di alcuni studenti che avendo l’alloggio gratuito o comunque scontato potranno studiare con qualche preoccupazione in meno.

Il consiglio di amministrazione dispone, a Cannizzara, di una piccola porzione di terra adiacente il complesso, 2 ettari circa, uno stralcio di qualità preziosa, sul punto di essere avviato a produzione; questo verrà gestito in proprio, per attività di ricerca, cioè adibendolo alla coltivazione di varietà di grani speciali, ad esempio quelli senza glutine. Questa coltivazione avverrà sotto il controllo dell’Università di Catania, Facoltà di Agraria, con cui il Consiglio di Amministrazione ha provveduto a stipulare una convenzione. Questa attività costituirà la base per l’elaborazione di tesi di laurea di tipo sperimentale, i laureandi verranno guidati verso la comprensione della vocazione territoriale, verranno sostenuti nell’acquisizione di competenze, insomma viene offerto loro un servizio di tutoraggio anche ai fini della carriera.

A fianco delle azioni definibili di corretta amministrazione sono state programmate delle azioni con ricaduta sul piano culturale ed esistenziale sia degli abitanti di Cannizzara, ma anche altre più ambiziose con ricaduta sul più vasto contesto del Val di Noto.

L’Opera Pia persegue tali orientamenti perché mira alla crescita sociale e all’integrazione fra generazioni, specialmente nel tessuto sub-urbano dove i centri di aggregazione non esistono. La prima tappa per realizzare questo obiettivo è l’offerta dell’uso gratuito del campo sportivo ormai restaurato, occorrerà solo organizzare anche con scuole e società la fruizione dello stesso.

Progetto di più ampio respiro e ricaduta su un più vasto territorio è l’organizzazione e realizzazione di un “Polo Polifunzionale” d’incontro, aggregazione e formazione.

Per il raggiungimento di codesto obiettivo occorrerà tessere la tela delle relazioni fra diversi attori, una pratica che richiede tempo e pazienza, ma, se sostenuta dalla passione etica e civile che animava il fondatore, potrà costituire un’opportunità culturale ed economica per diversi attori di un vasto comprensorio territoriale.

Il presidente Sortino, congiuntamente a tutti i componenti del consiglio di amministrazione, hanno illustrato questo progetto innanzitutto al Vescovo che ne è rimasto favorevolmente impressionato. Per la realizzazione del progetto occorre la collaborazione col Comune di Modica e la Curia di Noto.

L’Opera Pia dispone e metterà a disposizione i locali coperti (3000 mq), che potranno essere utilizzati come supporto alla sperimentazione, ricerca e formazione didattica, ma anche utilizzati come sale conferenze e laboratori. Per la realizzazione di tutto ciò, naturalmente sarà necessario stipulare convenzioni con l’Università, gli Istituti scolastici, la CCIAA, i consorzi e le imprese locali.

Le aule didattiche potranno essere utilizzate per l’organizzazione di corsi di formazione a vario titolo connessi con la produzione del territorio, ad esempio conoscenza del parco naturalistico e archeologico di Cava Ispica, corsi di botanica per la conoscenza delle erbe aromatiche e le essenze tipiche, ma anche per realizzare corsi di storia dell’arte, corsi di cucina, di ricettività turistica, rivolti principalmente ai soggetti coinvolti alla ricettività turistica al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti ed evitare banali improvvisazioni.

Una parte della struttura potrebbe essere dedicata a Centro Espositivo, ovvero una vetrina permanente di tutte le eccellenze agroalimentari dell’intera area del Sud-Est siciliano.

La struttura potrà accogliere anche una zona museale per la salvaguardia dell’immenso patrimonio materiale ed immateriale del nostro territorio.

Carmela Giannì




LA SCOMMESSA AMOROSA DI PEDRO CANO

Da Bufalino “Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla… ci vuole una certa qualità d’animo…” ed è proprio quest’ultima che traspare dalle opere dell’artista di origine spagnola, Pedro Cano, esposte in Via Sant’Anna a Ragusa.

Spingendosi a sud di Napoli, città cui fanno capo in genere gli itinerari turistici di massa, la sua sensibilità pittorica, di respiro internazionale, si ritrova a scoprire l’incantevole armonia di due città distanti solo fisica­mente perché unite nel concreto dal comune denomina­tore di una composizione architettonica peculiaris­sima, configu­rata con un intreccio abitativo quasi giocoso, come se a determinarlo fosse stata la mano di un unico progettista: sono Matera e Ragusa, Ibla, ritengo doveroso aggiungere io.

Non avremmo ipotizzato il ricorso all’acquerello come tecnica per raffigurare la corposità dei Sassi e la contorsione ardita del barocco ibleo, eppure Cano, forte della sua perizia in materia, l’ha scelto come strumento privilegiato per restituirci su preziosa carta fabrianese, frangiata perché fatta a mano, delle immagini rarefatte, sognanti oserei dire, sotto una luce, quasi di matrice fotografica, che a volte incombe e a volte si sottrae.

Di certo se per le 55 opere ispirate a “Le città invisibili” di Calvino l’autore ha dovuto molto giocare di fantasia, per queste invece è stato sufficiente coglierne abilmente la peculiare fisicità per farcene sentire il cuore pulsante.

E non ci ha interessato come visitatori individuare di quale scorcio o edificio importante trattasse ogni opera, il linguaggio da cartolina insomma, ma quella visione d’assieme che innesta l’uno abitato con l’altro facendoli dialogare in una sorta di abbraccio amoroso.

E se Matera guadagna nell’espansione della orizzon­talità, Ibla mostra la sua superbia nella dimensione ascensionale e quindi alla fine verticale.

Sono stati scelti infatti intenzionalmente dall’artista i due diversi formati proprio perché ritenuti adatti ad enfatizzare le peculiarità delle DUE CITTÀ A SUD, come le ha denominate egli stesso.

Il suddetto invito benevolo a trasgredire il famoso “Vedi Napoli e poi muori” di Goethiana memoria, ha spinto Cano, e noi di riflesso, più in basso lungo il nostro Stivale a toccare con occhi stupiti meravigliose realtà che l’uomo ha saputo creare nello sforzo continuo di adattamento al substrato naturale.

Per chiarire la natura della scommessa accennata nel titolo, occorre rivelare che il Cano ritiene che Ibla possa diventare anch’essa in futuro capitale europea della cultura.

La qual cosa non ci dispiacerebbe affatto, anzi!

La mostra sarà godibile fino al 14 luglio dal martedì alla domenica nei seguenti orari: 10/13 – 17/21.

Servizio e foto diAnna Caschetto

 




MONSERRATO, BELVEDERE DIMENTICATO

979be945-4699-4dbf-9ea6-0109436c66b5Siamo finalmente in estate. Dopo un maggio decisamente autunnale, a giugno il sole si sta prendendo una bella rivincita sulle nuvole, forse esagerando un po’… mai contenti!

Modica è piena di turisti, purtroppo spesso solo di velocissimo transito, attirati in gran numero come in altre parti del Distretto di Sud-Est dalla curiosità di conoscere da vicino un territorio di fascino straordinario, fino a qualche tempo fa sconosciuto ma diventato famoso per essere stato scelto come sfondo delle storie del commissario Montalbano.

Oltre che buon cibo e più che dignitose situazioni per confortevoli pernottamenti, al fine di incentivare un turismo più stanziale Modica dovrebbe capire che si deve attrezzare per offrire ai visitatori che decidono di scendere fin qui nonostante la pessima qualità delle strade, la latitanza delle ferrovie e la precarietà degli aeroporti, la possibilità di godere di tutta la città, con chiese, musei e palazzi sempre visitabili e con percorsi attrezzati per passeggiate panoramiche.

Il panorama forse più significativo della città è quello che si gode dalla sommità della collina del Monserrato: da lì la “melagrana spaccata” di Gesualdo Bufalino si rivela in tutta la sua strepitosa struttura rupestre.

Fino a qualche decennio fa un casale posto proprio sull’orlo del dirupo ospitava una pizzeria, modesta e casereccia, che però permetteva di contemplare il paesaggio in compagnia di amici e di una birra gelata. Si potevano passare serene e fresche serate estive al chiaro di luna ammirando dall’alto una città brillante di luci, in alternativa all’afa sciroccosa di Marina di Modica.

Poi, per le esigenze tecnologiche delle moderne vie di telecomunicazione, la posizione di Monserrato fu scelta per ospitare antenne e tralicci che, nel tempo, sono diventati una vera selva.

Attualmente lo stato di degrado di quello 2e1658c7-f8d3-4e5b-baae-086d3fd72b13432dcd55-0050-41c2-b11a-8a93acd2f52e70749a88-207f-4b34-80b9-1007ee33c3f6che dovrebbe essere un’eccellenza nel menù dell’offerta turistica è disperante. Oltre ai ripetitori di segnale tv, antenne paraboliche e antenne per la telefonia mobile hanno occupato financo gli accessi agli edifici che ospitavano la pizzeria. Ovunque enormi blocchi di fondazione in calcestruzzo per reggere i tralicci, griglie e reticolati, fili spinati, cavi elettrici e cassette a muro, il tutto condito dalle solite scritte di writersperditempo e da una quantità di rottami e residui di vecchi impianti obsoleti. Per riuscire a vedere il panorama bisogna faticosamente farsi largo tra cumuli di immondizia ed erbacce.

Sarà molto difficile riuscire a bonificare il sito spostando altrove tutto l’ambaradam tecnologico, visto che l’orografia modicana è estremamente complessa e che ancora tante parti della città hanno difficoltà di ricezione dei segnali. Provate a sentire la radio in macchina mentre percorrete Corso Umberto, soprattutto la RAI alla quale siamo costretti a pagare il canone: è un’esperienza da quarto mondo!

Però pretendere la rimozione della ferraglia abbandonata da parte degli enti/gestori è certamente fattibile, così come una generale ripulitura del terreno dall’immondizia e dall’erbacce. Sarebbe bello riuscire anche a riusare gli edifici che occupano il punto dal quale si gode il meglio del panorama, ed attrezzare una zona di sosta confortevole.

Purtroppo questo sembra essere l’ennesimo capitolo del libro dei sogni…

Tuttavia, qualcosa si può fare almeno per migliorare la vista del Monserrato da Modica Bassa, sistemando le pendici della vetta semplicemente con l’aiuto delle piante. Diverse decine di anni fa l’Ente Forestale piantumò dappertutto sulle prode rocciose delle cave una gran quantità di pini d’Aleppo, cipressi ed eucalipti. Lo scopo era quello di bloccare la franosità e, probabilmente, rendere meno arido il paesaggio.

Il microclima della città ne ha risentito con l’aumento dell’umidità nell’aria, cosa che non è stata gradita dalle murature di pietra delle case antiche. Una lunga serie di eventi meteorologici sfavorevoli ha provveduto ad espiantare o a stroncare numerosi alberi ad alto fusto che, piantati sulla roccia, non avevano potuto sviluppare un impianto radicale adeguato. Se alcune parti della città godono ora di frescura, come la “piccola Svizzera” nei pressi del ponte di Via San Giuliano, la collina di Monserrato si presenta spelacchiata e con ancora qualche tronco abbattuto non rimosso. Per un solido effetto antifrana e per un gradevole colpo d’occhio in tutte le stagioni si potrebbero piantumare essenze estremamente rustiche con apparato radicale potente e ben ramificato: cespugli di oleandro di vari colori alternati a macchie di lentisco, ed euforbie dai bei cespugli globosi che qui nascono spontanee. Il lentisco, in particolare, ha proprietà spiccatamente pedogenetiche ed è estremamente resistente agli incendi, cosa che certamente non guasta vista la quantità esagerata di danni da fuoco che ogni anno si registrano nel nostro territorio.

Se l’occhio, superato l’impervio ma pittoresco quartiere che dallo Stretto si inerpica lungo la Via Mercè sulle pendici del Monserrato, prima di essere ferito dalla vista dei tralicci potesse godere dello spettacolo offerto dalle rigogliose fioriture degli oleandri non sarebbe cosa cattiva. La proposta è economica e realizzabile, e l’effetto delle fioriture si può già da tempo verificare al parco di San Giuseppe Timpuni e in varie zone della Sorda. Essendo sia l’oleandro che l’euforbia piante velenose, sistemarle su pendii rocciosi non alla portata dei bambini ci sembra un altro fattore positivo.

A proposito di bambini, sul Monserrato esiste un parco giochi che da diversi anni è completato con giochi, casette di legno, scivoli e panchine. Costato un sacco di soldi comunitari (per una volta non rimandati indietro grazie all’impegno dell’allora sindaco Piero Torchi!), non è mai stato aperto al pubblico ed è in uno stato di totale abbandono, vandalizzato dai soliti idioti e colonizzato da erbacce alte più di un metro. Su quest’opera pubblica oggetto di un significativo spreco di denaro esiste una documentazione visitabile comodamente su Internet. Ma fa male assai…

L. deNaro Papa




Ma che cos’è?




Le ricette della Strega (a cura di Adele Susino)

 Timballo di melanzane e pesce sciabola

Ingredienti:
3 melanzane, pesce sciabola sfilettato, 1 mazzo di prezzemolo, 2 cucchiai di capperi, 1 spicchio d’aglio, 1 ciuffo di menta, 1 peperoncino, 2 cucchiai di mandorle tritate, q.b. di sale e olio evo, q.b. di pangrattato, q.b. di farina per impanare, olio di semi di arachide per friggere

Preparazione:
Tagliare a fette le melanzane e, dopo averle tenute in acqua e sale, infarinarle e friggerle in olio profondo, metterle da parte. Infarinare i filetti di pesce e friggerli. Frullare insieme il prezzemolo, la menta, i capperi, il peperoncino e le mandorle, aggiungendo olio fino ad ottenere una salsa fluida. Sistemare in una pirofila, a strati, le melanzane e il pesce, avendo cura di bagnare ogni strato con la salsa, terminare con una generosa spolverata di pangrattato. Infornare a 180 gradi fin quando si forma una crosticina croccante. Servire tiepido.
Se si vuole evitare il passaggio in forno aggiungere al pesto dell’aceto di vino bianco, fare sempre gli strati e consumare il timballo dopo averlo fatto riposare alcune ore.




TEMPO D’ESAMI (DI STATO ?)  

Erano già una farsa. Gli esami di Terza Media ora sono anche una beffa. Una volta, fino a qualche anno fa, le Commissioni erano formate dai docenti interni alla scuola, che avevano tenuto insegnamenti delle varie materie nelle classi terze. Le Commissioni erano presiedute dai Presidenti, che di norma erano i Presidi, non però della stessa scuola, ma di altre scuole della Provincia, nominati dal Provveditorato agli Studi. Insomma il Presidente-Preside esterno si presumeva che assicurasse una certa serietà nello svolgimento di detti esami. Ora siamo ridotti a Commissioni formate sempre dai docenti interni, ma anche il Presidente è interno, cioè la Commissione è presieduta dallo stesso preside (ora dirigente scolastico) della scuola. Quale interesse allora ha il preside-dirigente scolastico, se non quello di promuovere tutti i suoi alunni delle terze classi e di passare sopra e oltre le insufficienze di preparazione dei suoi alunni? Se ci tiene alla sua scuola e ai suoi alunni e ai suoi docenti, e alle famiglie dei suoi alunni, allora vigila e controlla e verifica, e così facendo verifica e controlla anche il lavoro dei suoi docenti, cioè dei docenti della sua scuola e potrebbe anche essere e farsi anche garante dell’autovalutazione della sua scuola, garantendo che il livello di preparazione conseguito dai suoi alunni sia “serio”. Facendo parte della Commissione i docenti diventano Commissari, cioè docenti cui viene affidato dallo Stato (perché di Esami di Stato si tratta!) l’accertamento del livello di preparazione degli alunni, che, se riconosciuti “preparati”, conseguono il titolo di Licenza dalla Scuola Media. Ora non c’è neppure il cosiddetto Diploma! C’erano anche quelli non ritenuti e giudicati sufficientemente preparati, che, se riconosciuti tali dalla Commissione, non conseguivano la detta licenza.

Negli anni, però, tutto è “scivolato” verso il basso. Con il sistema Paese, anche questa sua parte istituzionale è scivolata. Non poteva essere diversamente.

Ora il Presidente (in assenza del preside, perché impegnato nella Presidenza di altra Commissione d’Esami finali della Scuola Secondaria di II Grado), può essere anche un docente della stessa scuola o addirittura anche una docente della scuola Primaria o d’Infanzia a cui il Dirigente scolastico delega l’incarico-compito di presiedere la Commissione d’esami. E sapete perché? Perché il MIUR ha voluto riconoscere anche ai Dirigenti Scolastici (che reclamavano il riconoscimento di tale status) delle Scuole Medie (ora sono quasi tutti Istituti Comprensivi di scuola dell’Infanzia, della Primaria e della Scuola Secondaria di 1° grado) il diritto di presiedere le Commissioni degli Esami di Maturità (chiamiamoli ancora così per intenderci), essendo Dirigenti Scolastici (ma senza l’esperienza! ch’è cosa assai importante) come gli altri colleghi delle Scuole Superiori. Per l’ambizione di farsi ufficiale superioreal comando di un battaglione, il capitano-preside-dirigente scolasticoabbandona la ”sua truppa” al suo destino. Ed è…” Caporetto”!

Capirete allora che la confusione regna sovrana. Le competenze a presiedere una commissione non si improvvisano. Sono frutto di lavoro, di impegno quotidiano, sono frutto di studio e d’esperienza e non basta una delega a darti le competenze e le conoscenze necessarie a presiedere una commissione d’esami. Che volete ancora? Siamo caduti dalla padella… e siamo già belli e bruciati e si sente già a distanza la puzza di… bruciato. Ma questo è il Paese.

Se nessuno alza la voce…

Traggo occasione per scrivere questo articolo, più che spunto, da una lettera inviata alla Redazione di OrizzonteScuola, nella quale una docente lamenta di essere sottoposta, ogni giorno, a un tour de forcedi 10 ore e più, continuative, di lavoro perché impegnata, in qualità di commissaria d’esami negli Esami di Stato di Licenza Media, e ciò solo per finire al più presto e chiudere quanto prima l’anno scolastico:

Scrive la docente-commissaria:-“una corsa contro il tempo per poter chiudere sempre prima i cancelli della scuola…. Mi trovo in commissione d’esame di stato di Terza media e, avendo più di una  classe, ho turni di lavoro disumani, più di [una] volta dalle otto del mattino fino alle otto di  sera o anche più… Si dovrebbe considerare,  nel formulare un calendario di esame, intanto le condizioni climatiche e le altissime temperature degli ambienti scolastici prive di alcun tipo di apparecchio refrigerante, e la resistenza fisica e mentale di insegnanti e alunni.”

La docente dimostra di avere più giudizio della sua Dirigente.

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Chi vince e chi perde. Chi ci guadagna e chi ci rimette.

Partiamo da chi ci rimette.

Ci rimettela serietà della Scuola; della Scuola come Istituzione dello Stato per l’istruzione pubblica: artt. 33 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Ci rimettonole singole scuole, quale più quale meno: ci rimettonoi ragazzi che l’hanno frequentata per tre anni e percepiscono e si rendono conto, dopo aver dato gli esami e essere stati tutti promossi (100%), dell’inutilità degli esami di terza media, che non aggiungono nulla alla loro preparazione, non accertano nulla, non valutano nulla,  non certificano nulla, meno che meno le cosiddette competenze, mai acquisite e mai da nessuno verificate.

Ci rimettono ancorai ragazzi che frequenteranno le scuole secondarie di 2° grado e quelli che non frequenteranno più, perché avranno capito anzi tempo che perdere tempo non giova; meglio il lavoro quale che sia, perché il lavoro, se non l’afferri subito, non lo trovi o lo trovi con difficoltà. Si salvano solo – come sempre e come in passato – i figli di papà che si giovano delle conoscenze paterne e materne e trovano sempre chi li raccomanda.

Ci rimettonoanche i docenti, le professoresse, ormai solo femmine nell’80% e più del personale, sole sacerdotesse rimaste a celebrare i ”sacri riti” delle attività didattiche scolastiche. I docenti, anche per via di questa farsa degli esami finali di terza media, ma non solo, perdono presso la pubblica opinione sempre più di credibilità, di prestigio, di autorevolezza, rispetto degli altri e di se stessi; sì, anche di se stessi, perché alla fine percepiscono anch’essi che qualcuno ha barato, di essere stati ingannati e di restare ingannati nei risultati della loro fatica.

Ci rimette lo Stato, la società, il mercato del lavoro.

Ci rimettiamotutti noi, cittadini, che vediamo lo sfascio e lo subiamo; e fosse solo questo!

Se nessuno alza la voce…

Chi ci guadagna?

Nessuno, alla fine.

Chi, degli alunni, ha forze e sostanze sue e di famiglia ce la fa e ce la farà comunque; ma se resta e all’età giusta non emigra, ci rimette pure lui, perché resta dentro questa rete del ragno, che mafia e camorra e varie altre organizzazioni malavitose anti-Stato concorrono a tessere e dove lo Stato, nonostante la buona volontà e il sacrificio di alcuni “buoni” (vedi Falcone, vedi Borsellino) resta intrappolato.

Voce che grida nel deserto.

VDMR