lunedì, 18 novembre 2019
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LA CONSEGNA DI UNA PROMESSA

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0c8cd173-ee9c-4e60-b5a0-a354914ea9edUna promessa sgorgata d’impulso, quella di Flaminia Carbonaro, generata dall’apprezzamento di vedere allestita a Modica, nella sua città natale, una raccolta di testi recanti il segno della differenza di genere. Una raccolta organica di opere, 1100 libri, selezionati dalla Consulta Femminile che ne ha curato la scelta messa a disposizione della collettività tramite la realizzazione di una sezione della Biblioteca civica.

Una collezione di libri selezionati per facilitare la conoscenza del sapere delle donne sui diversi ambiti, tramite cui le donne si esprimono a partire dalla propria soggettività, in cui finalmente osano dirsi, senza essere dette da altri.

Una sezione di genere per dare un’opportunità alla conoscenza dell’essenza delle donne e della storia del loro cammino, privo finalmente di quella contaminazione di stereotipi che per millenni ha filtrato l’immagine della loro essenza e realtà.

L’emozione nata sei mesi fa, cioè all’atto della presentazione al pubblico della riapertura della “Biblioteca delle Donne”, Flaminia Carbonaro l’ha palesata pronunciando un impegno: voglio contribuire, ha detto, donando una mia opera a questa importante realizzazione, voglio contribuire a sottolineare il valore materiale e simbolico della scelta compiuta dalla Consulta Femminile.

Preso l’impegno si è messa all’opera ed è venuta fuori “Domina Dolens”, ovvero una statuetta raffigurante una donna accovacciata, che raccoglie nello spazio di distensione delle sue gambe piegate, come in una sorta di grembo, la comunità simbolizzata da tante casette, una donna seduta a terra in una postura che è insieme di riposo da fatica, testimoniata dal braccio abbandonato sul ginocchio con la mano penzolante, ma anche di meditazione, poiché l’altra mano sorregge la fronte del capo reclinato in atteggiamento pensante.

Diciamo che Flaminia è riuscita mirabilmente a mettere in forma estetica, cioè a rendere plastica, quella che è la missione, l’essenza d’azione che la L.R.27/77 (legge istitutiva della Consulta Femminile) attribuisce alle donne che aderiscono a codesto “Organo del Comune”, la statuetta ne sintetizza la missione specifica, cioè il concorso del pensiero femminile al bene della comunità tutta.

Ammirando la realizzazione del genio creativo di Flaminia, un’emozione forte l’hanno ricevuta le Consultrici che, in risposta, hanno creduto opportuno nominare l’autrice dell’opera “Consultrice Onoraria”.

Il tutto si è concretizzato venerdì 28 giugno, quando è stata inaugurata l’esposizione delle sculture di Flaminia Carbonaro presso i locali della “Biblioteca delle Donne” sita all’interno della Biblioteca Civica S. Quasimodo.

L’esposizione delle opere, che è stata curata dalla prof. Arch. Eugenia Calvaruso, si protrarrà fino alla conclusione della prima settimana di agosto, pertanto è visitabile nell’orario di apertura della Biblioteca, cioè tutti i giorni, dal lunedì pomeriggio fino a tutta la giornata del venerdì.

I pezzi in esposizione sono in tutto 6, tutti in armonia con il titolo dell’esposizione “Città Dominae”, perché l’autrice crea a partire dalla sua identità fondativa e costitutiva del suo essere al mondo.

E’ la donna consapevole di questa differenza di genere che guida l’artista, perché è a partire da quest’ottica che guarda la realtà fenomenologica che la circonda, è da questo punto di vista che si interroga ed interroga il mondo, è da questa posizione ontologica che contribuisce alla lettura della realtà umana, ora con dolore e sofferenza, ora con forza critica, ora con passione civica, cioè con tutte queste dimensioni insieme, perché nella psiche femminile la complessità è sempre attiva, in opera simultanea!

Flaminia specifica che il fatto di manipolare l’argilla, la terra, la materia, non è affatto un caso perché la materia ha la stessa radice di “mater”, colei che ordina, prepara, attraverso il suo corpo, alla vita.

Lavorando l’argilla Flaminia Carbonaro riassume i suoi archetipi, sciogliendosi nelle immagini che ci restituisce con un linguaggio che di volta in volta si rivolge ad un passato metabolizzato affiorante e a un presente contaminato.

I suoi lavori non sono il frutto di “sapienza di bottega”, ma di una pregnante “intuizione” ovvero di quella luce dell’intelletto che attraversando le emozioni va dritto alle cose, con lucidità immediata. L’autrice parte da una tecnica semplice, procede con l’innocenza di una bambina, per esprimere sentimenti forti con forme sintetiche.

Interrogata sulla sua attività artistica Flaminia ama dire: “Amo lavorare l’argilla perché è estremamente duttile. A volte parto senza un’idea precisa e la manipolazione dolcemente lascia emergere forme che sorprendono anche me. E’ come se l’idea avesse vita propria e la mia mano ne fosse semplice esecutrice. Altre volte però l’idea affiora nel dormiveglia del mattino e credo di essere io a condurre il gioco. Strada facendo però, l’argilla mi trasporta e fra noi si intesse un dialogo giocoso che può diventare impegnativo se risveglia emozioni sopite. Ma il modellare piano piano le placa. Così, la scultura diventa una via di fuga o uno strumento per lenire il dolore esistenziale e, mentre io do forma all’argilla, lei trasforma me”.  

Flaminia Carbonaro è nata a Modica, da suo padre, fotografo di professione, ma anche scultore-scalpellino, eredita la passione per le arti visive. Già da ragazzina dimostra talento per il disegno tanto che gli insegnanti di scuola media suggeriscono al genitore di concederle di seguire un indirizzo artistico. Purtroppo il più vicino istituto sorge a Comiso e le ragazzine, si sa, vanno protette. I suoi studi procedono con il liceo e diviene medico specialista, presta la sua opera presso l’ospedale S. Marta del Carmine di Rovereto.

Anche durante gli anni d’impegno lavorativo la vena artistica l’accompagna come un fiume inabissato che di tanto in tanto affiora. Ora, ormai in congedo dal lavoro professionale, la vena creativa è riemersa e permane evidente, tanto da farla essere presente in diverse mostre.

Nel 2013 è ospite alla Biblioteca civica di Rovereto con la personale “Il corpo giocato e ritrovato”, alla Fondazione Grimaldi di Modica con la collettiva “Arte per sognare”, le cui opere sono state donate all’Ospedale Maggiore ed esposte in permanenza presso il reparto di Cardiologia.

Nel 2014 espone ad Arco, con “Luna e… dintorni”. Nel 2015 a Rovereto con la personale “Fra corpo ed anima”. Nel 2018 a Modica, ospite del “Centro Studi sulla Contea di Modica”, presso il Palazzo De Leva, con la personale “Donna e Lune”.

Carmela Giannì

 

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