sabato, 14 dicembre 2019
l'editoriale di Luisa Montù

SCUOLA UMILIATA E OFFESA

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Certo, dai tempi di Socrate la scuola è cambiata, doveva esserlo necessariamente, doveva adattarsi al mutare dei tempi.

L’adattamento però non può, non deve coincidere con il degrado. Fino a che punto infatti possiamo dire che sia il degrado dell’ambiente a generare una scuola degradata e non che, più probabilmente, una scuola degradata provochi il degrado di ciò su cui agisce?

Sono decenni che in Italia si apportano modifiche a quest’istituzione, nell’intento, probabilmente, di dare agli alunni una scuola più moderna, che accosti alle antiche conoscenze i tanti progressi avvenuti nel campo della scienza e della tecnologia. Magnifico intento, ma da qui a riuscire a realizzarlo ce ne corre!

Tanto per cominciare, bisogna distinguere il nozionismo dalla conoscenza. Eh, già, si deve risalire proprio a monte del concetto di modernizzazione della scuola che ne determina le modifiche. Se il nozionismo può essere inutile e fastidioso, la conoscenza è fondamentale per qualsiasi attività l’uomo intenda svolgere. Il caldaista non basta che sappia installare una caldaia, dovrò innanzi tutto conoscere a fondo il suo funzionamento, i singoli più piccoli pezzi che la compongono, essere in grado di rispondere a tutti i “perché” si possano presentare relativamente al suo uso. Così, se vogliamo capire qualcosa del mondo nel quale ci troviamo a vivere e operare, dobbiamo conoscerne la storia. Ma conoscere la storia non vuol dire ricordare esattamente in che anno avvenne la battaglia di Waterloo o la durata esatta delle guerre puniche, quanto piuttosto capire il perché Napoleone fu sconfitto a Waterloo o quale motivo indusse Giulio Cesare a intraprendere la guerra in Gallia. C’è un’enorme differenza! Se vogliamo introdurre nella scuola le nuove tecnologie, non basterà insegnare a digitare su un computer i tasti control+alt+canc per riavviarlo, ma si dovrà spiegare il perché l’uso di quei tasti genera il riavvio.

E’ così per ogni cosa, invece nella scuola italiana si è via via e sempre di più trascurata la conoscenza. Se oggi i nostri figli più eruditi al sentire di nome di Mussolini pensano ad Alessandra e non vanno oltre, la colpa certo non è loro, semmai di quei professori che, senza alcuna responsabilità propria, sono stati privati, ai tempi della loro scuola, di quella conoscenza che oggi dovrebbero, e probabilmente vorrebbero anche, impartire ai propri alunni, perché pure a loro, a suo tempo, è stata negata.

Se questa è la scuola che abbiamo costruito negli ultimi decenni, una scuola in cui non si sa nulla e si pretende di sapere tutto, tanto vale usarla per insegnare ai bambini (basta ai bambini…) a leggere e scrivere, possibilmente a scrivere in italiano, perché poi non serve altro.

Se invece vogliamo davvero ricostruire la scuola, una scuola che sia utile sul serio e migliori la società anziché peggiorarla, forniamo in primo luogo agli insegnanti gli strumenti per farlo, ne hanno bisogno e sicuramente lo desiderano.

Come procedere? Al punto in cui siamo arrivati, è una cosa estremamente difficile, ma se non si affronta il problema al più presto diventerà impossibile farlo, sempre che non lo sia già.

A volte, per costruire e costruire bene, è necessario azzerare tutto e da lì ricominciare. Oggi ne abbiamo le capacità? E, soprattutto, ne abbiamo la forza? Sinceramente, abbiamo paura di no.

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