lunedì, 18 novembre 2019
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TORBIDE STORIE

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Quest’estate esplosa all’improvviso ci ha portato aria caldissima e cieli velati dalla sabbia africana: oltre al clima appiccicoso alcune notizie esplose in questi giorni con grande clamore ci hanno lasciati boccheggianti e semi soffocati dalla nausea.

IL CASO “SEA WATCH”

La nave Sea Watch, di proprietà di una ONG tedesca e battente bandiera olandese, dopo essere stata più volte posta sotto sequestro sia da Malta che dall’Italia, a pochi giorni dall’ultimo dissequestro, avvenuto il I° giugno scorso, si è subito portata ad incrociare davanti alle coste libiche in cerca di profughi da salvare. Il 12 giugno ha trasbordato 53 profughi da un natante partito dalla Libia, dirigendosi subito verso Lampedusa dopo aver ignorato l’ingiunzione della guardia costiera libica di riportare indietro i migranti. Riportare in quel paese gente che in qualche modo è riuscita a lasciare gli spaventosi campi-lager istituiti sulla base di ipocriti accordi tra governi, dove subiscono ogni sorta di soprusi e violenze, non è cosa possibile: i profughi devono sbarcare in un porto sicuro, e in Libia è in atto una guerra civile.

Chi ha segnalato questo natante? La ONG dispone di un velivolo con cui pattuglia dall’alto il mare, e comunque non mancano telefoni cellulari satellitari in mano ai profughi, ai salvatori e agli scafisti: resta del tutto da provare se la congettura di complicità nel traffico di esseri umani da parte di alcune ONG abbia fondamento.

La comandante Carola Rackete ha escluso per principio di poter fare rotta su un porto tunisino – Sfax è il più vicino – ritenendo anch’esso porto non sicuro non per motivi bellici, ma perché altre volte la Tunisia ha riportato i profughi da dove erano partiti. L’isola di Malta è un poco più distante e, soprattutto, non consente l’avvicinamento a navi con carico umano da sbarcare.

Dopo una quindicina di giorni passati a chiedere all’Italia di poter attraccare a Lampedusa nonostante la politica dei “porti chiusi” voluta dal ministro dell’Interno Salvini, la Sea Watch forza il blocco ed entra in porto. I profughi scendono finalmente a terra, scendono anche i cinque parlamentari di sinistra che hanno condiviso per solidarietà la “crociera” per un paio di giorni, e la Rackete viene arrestata.

Molti lampedusani, probabilmente arcistufi di essere sempre loro a dover ospitare gente che ha bisogno di tutto per tempi anche molto lunghi e in strutture sovraffollate quando non fatiscenti nel quasi totale disinteresse del resto della nazione, dopo non aver rieletto a sindaco la battagliera Giusi Nicolini e dopo aver negato il voto europeo all’eroico dottor Bartolo salvatore di centinaia di vite, hanno accolto con urla e insulti la capitana. La battaglia mediatica, già al calor bianco prima dell’approdo lampedusano, si è trasformata in una sorta di antitesi estrema tra angeli e demoni.

Nonostante l’evidente infrazione della legge italiana e l’episodio del contatto con la motovedetta della Guardia di Finanza in fase di attracco, i cui contorni nebulosi hanno consentito ogni sorta di speculazione e di botta e risposta tra esperti o presunti tali, da una parte c’è stata la santificazione immediata di Carola, con puntuale proposta per il conferimento del premio Nobel per la pace, mentre dall’altra si è assistito allo spettacolo nauseabondo del fiorire di fake news spudorate e di insulti volgari e beceri di marca maschilista che, spiace dover constatare un’altra volta, sono usciti dalla bocca di un ministro che non perde occasione per titillare i più bassi istinti del popolo. Alla capitana sono stati contestati l’essere donna, l’essere plurilaureata e poliglotta, l’essere ricca di famiglia, di avere un padre trafficante d’armi (!), di sfoggiare una capigliatura rastafariana ricca di dreadlocks, di non indossare candide uniformi marinare: insomma, un’altra rompiballe come Greta, e per giunta dedita alla pirateria! Nonostante il respingimento del ricorso presentato alla Corte dei Diritti Umani di Strasburgo e l’ingresso in porto fuorilegge, la GIP agrigentina Alessandra Vella non ha convalidato l’arresto e Carola è libera, con grandi furie di Salvini.

Al di là del folklore, l’esempio è contagioso: violare le leggi italiane si può fare e non si rischia nulla. Stiamo assistendo in queste ore ad un rialzare la testa di altre ONG che stanno tornando in attività andando di nuovo a pattugliare le coste libiche alla ricerca di gommoni sgonfi e di barconi marci carichi di disperati, con l’intento dichiarato di sbarcare tutti a Lampedusa, ignorando la disponibilità dei maltesi a soccorrere i bisognosi di cure e facendosi un baffo dei “porti chiusi”, cosa che fanno senza problemi piccole imbarcazioni che arrivano alla spicciolata in piccoli gruppi.

I trafficanti si fregano le mani felici della ripresa dei loro affari immondi, che potrebbero avere un incremento esponenziale dalla minacciata liberazione di almeno ottomila persone detenute nei campi profughi da parte di al Serraj, in concomitanza con il bombardamento di un centro di detenzione per migranti alle porte di Tripoli, con diverse decine di morti, operato dal generale Haftar. Pare che in Libia ci siano almeno 80.000 persone che vogliono arrivare in Europa… ne vedremo delle belle.

L’aspetto torbido della faccenda Sea Watch sta nel gran fumo mediatico che l’ha avvolta con la diatriba tra “buonisti”, presumibilmente di sinistra, e “kattivi”, segnatamente leghisti e perciò razzisti, omofobi, maschilisti, fascisti, etc. La parte avuta dalla capitana tedesca può essere letta in più modi: è la madre Teresa dei Sette Mari o una bieca provocatrice al soldo dei poteri oscuri che vogliono l’Italia strangolata da un’Europa monodiretta franco-tedesca, e soprattutto privata da un governo che promette un cambiamento non gradito? O peggio: è una pedina di Soros che, a detta dei complottisti, vuole riempire l’Europa di manodopera africana di basso costo costringendo anche gli europei a produrre a prezzi da fame? Pochi padroni e tanti schiavi? Effetto della Via della Seta, concorrenza della Cina? Chissà.

Visto il pedigree di impegno per l’ambiente, la militanza in Greenpeace, le missioni in Australia e nell’Artico, tutte cose sicuramente assai scomode, è possibile che Carola Rackete sia animata da buoni sentimenti assolutisti che rasentano il fanatismo visionario e che la sua missione umanitaria salvifica sia stata abilmente utilizzata per scopi ben diversi, a sua insaputa. Forse, non volendo, ha fatto il gioco di Salvini, rendendolo ormai solidamente leader rappresentante dell’Italia intera agli occhi del mondo, nel bene e nel male. E lo ha fatto sulla pelle di 42 disgraziati.

I BAMBINI DI REGGIO EMILIA

Questa è una storiaccia che mai avremmo potuto immaginare potesse venire alla luce nel nostro paese di italiani-brava-gente. Coinvolti in una ripugnante impresa ideata a scopo di lucro sono indagati sindaci, assessori, assistenti sociali e psicologi, associazioni private di assistenza all’infanzia, case-famiglia e genitori affidatari della ricca provincia di Reggio Emilia ma con addentellati in altre regioni del nord.

Al momento sono agli arresti domiciliari, ma se alla fine di indagini e processi costoro dovessero essere riconosciuti colpevoli meriterebbero galera a vita e lavori forzati. Strappare i figli a famiglie in difficoltà invece di dare aiuto è una cosa mostruosa, specie se l’affidabilità dei minori si basa su testimonianze manipolate e su indecenti interrogatori dei bambini volti a strappare loro false verità su violenze ed abusi subiti, anche con l’ausilio di scosse elettriche! La figura paterna è stata la più colpita: psicologi e assistenti sociali sono arrivati al punto di alterare i disegni dei piccoli aggiungendo dettagli allusivi ad episodi di pedofilia. Altro dettaglio ributtante è quello dei travestimenti da “papà cattivo” usati per screditare la famiglia naturale ed indurne il rigetto.

Tutto questo per soldi, maledetti luridi soldi: le creature venivano date in affido a caro prezzo, e non sono mancati affidi concessi ad amici e parenti con profili etico-morali assolutamente incompatibili col ruolo genitoriale: dal gestore di porno-shop alla single psicolabile. Molti di questi minori hanno raccontato di aver subito in seno alle famiglie affidatarie maltrattamenti e violenze anche sessuali: questa porcheria andava avanti da anni e questi ragazzi, ormai maggiorenni, hanno cominciato a parlare.

Il torbido che avvolge questa laida faccenda è ancor più esaltato dall’estrema pruderie con cui, spiace dirlo, il PD ha cercato di sfumare il malfatto avvenuto in regioni tradizionalmente di sinistra da parte anche di eletti nelle sue liste. Segno di un certo ammorbidimento mediatico probabilmente indotto dall’imbarazzo, è che di un fatto così si interessi oramai solo la stampa locale…

UNIVERSITÀ BANDITA /CASO PALAMARA-CSM

Che l’Università sia da sempre istituzione elitaria a conduzione di stampo nepotista lo si sa da decine di anni. Chi ha frequentato un ateneo è sicuramente a conoscenza di qualche episodio di scippo di lavori di studenti da parte di cattedratici che sfornano libri a propria firma senza nemmeno citarne i contributi e di esami addomesticati per i raccomandati. Dei concorsi truccati si sapeva da tempo, e tanti validi elementi sono stati allontanati dall’ambiente universitario perché non abbastanza supportati da famiglia ed amici.

L’inchiesta, partita già qualche anno fa da Catania grazie alle denunce di ricercatori danneggiati dai concorsi fatti su misura, ha avuto una svolta dirompente grazie ad intercettazioni telefoniche che hanno svelato tutte le pieghe di queste trame e che sembrano aver inchiodato i responsabili del malfatto.

Non può che far piacere un’azione di pulizia in almeno uno dei settori che sono preposti alla formazione ed alla crescita delle future figure professionali e dirigenti del Paese, specie se siamo costretti ogni giorno a veder fuggire dall’Italia i suoi figli migliori che qui non hanno spazio e che si trovano ad arricchire altre nazioni, stavolta immigrati graditissimi…

Anche questa storia dai risvolti potenzialmente epocali però corre il rischio di scivolare nel torbido e poi nell’oblio: di questa faccenda si sta occupando il procuratore Carmelo Zuccaro, lo stesso che con piglio d’assalto ha affrontato l’argomento delle ONG colluse coi trafficanti di esseri umani. Siamo davanti ad un magistrato voglioso di mettersi in mostra per buttarsi poi nell’agone politico? Oppure è l’ennesimo magistrato integerrimo e scomodo che deve aspettarsi richiami e ritardi in carriera per decisione del Consiglio Superiore della Magistratura?

Già, il CSM.

Fa molto male vedere il terzo potere dello Stato, quello che deve essere indipendente e super partes per poter amministrare la Giustizia, che è la colonna portante dei rapporti civili, ridotto ad una miserabile camarilla di soggetti assetati di potere e di pubblico denaro.

Sono veramente tante le sentenze discutibili venute allo scoperto in questi ultimi anni: nonostante molte siano assolutamente rispondenti alle leggi, le interpretazioni di queste ultime da parte dei giudici danno spesso adito a sospetti di forzature politiche, con grande scontento dell’opinione pubblica che ormai vede ingiustizia e corruzione ovunque.

Quando poi lo scandalo travolge l’organo massimo di autocontrollo, lo sconforto è totale. L’Italia avrà mai la forza di drenare questo pantano con un’operazione di bonifica definitiva, o miasmi e fuochi fatui torneranno striscianti e malsani?

Non ci resta che sperare nell’uso prudente ma inflessibile delle nuove tecnologie di indagine, perché solo grazie al loro aiuto si stanno cominciando a sollevare i coperchi di un sistema ingiusto e malavitoso che tutti abbiamo imparato a conoscere sulla nostra pelle, ma che contro di esso siamo stati finora disarmati. Quando si aprirà il pentolone della sanità, nel quale sobbollono affari sporchi e politica alla faccia del merito e della capacità, ci sarà da ridere. Anche sollevare il coperchio dai tegami della cucina di mamma RAI potrebbe essere un’iniziativa simpatica.

Ma essere costretti a confidare nella incorruttibilità tecnologica significa dover demandare ogni decisione all’intelligenza artificiale, ai robot. Purché i robot siano programmati secondo le tre leggi della robotica formulate da Isaac Asimov.

Per ora non possiamo fare altro che sguazzare nella melma nella speranza di scorgere una luce, ma che sia prodotta da led a risparmio energetico e, per favore, a luce calda.

Lavinia P. de Naro Papa 

 

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