sabato, 14 dicembre 2019
l'editoriale di Luisa Montù

DI CHI È LA COLPA?

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Mai come quest’anno le strade italiane sono state insanguinate ed è stato sangue di giovani, di giovanissimi e il dolore, l’indignazione della gente, giusti e comprensibili, per carità, hanno additato un solo responsabile: colui o colei che la sciagura ha causato direttamente ritenendolo comunque colpevole, indipendentemente dalle circostanze.

Comprensibile e umano. Comprensibile e anche giusto finché si chiede a chiunque si metta alla guida di un automezzo non solo di rispettare le norme stradali, ma anche di essere sempre consapevole che in quel momento è come se si trovasse in mano una pistola col proiettile in canna per cui la minima pressione distratta sul grilletto gli può far uccidere qualcuno senza averne in alcun modo l’intenzione.

Giusto, certo. Come è giusto chiedere che la pena sia proporzionale alla responsabilità avuta dal soggetto nel causare il sinistro. E’ evidente che chi si mette al volante sotto l’effetto di alcool o stupefacenti (anche qui, bisogna valutare, in caso di assunzione di alcolici, che non si può fissare una quantità standard per determinare il grado di alterazione di una persona, perché la dose che per qualcuno può essere insignificante per qualcun altro non lo è e viceversa), chi si fa i selfie mentre guida, chi decide di effettuare un sorpasso in curva avrà una responsabilità maggiore da chi viene improvvisamente accecato dal sole o incappa in una chiazza d’olio, anche se, quando ci si trova alla guida, si dovrebbe sempre essere in grado di prevedere pure l’imprevisto.

Se però pensiamo a lui come al solo responsabile della disgrazia sbagliamo, e sbagliamo di grosso. Se da un lato occorrerebbe maggiore attenzione nel rilasciare una patente e forse anche una modifica delle norme che ne consentono il rilascio visto lo spropositato aumento del traffico veicolare, dall’altro dobbiamo denunciare come responsabile (e dovrebbe esserlo anche penalmente) un sistema che permette nella nostra penisola (e in particolare al Sud) l’esistenza di strade così sciatte, così mal tenute, così abbandonate da rappresentare un costante pericolo di morte per chiunque abbia a percorrerle.

Pensiamo alla Sea Watch, parliamo della Sea Watch, esaltiamo la Capitana o la insultiamo, non esiste altro in questo momento, almeno per la stampa compiacente, quindi per tutti noi che ne siamo dipendenti. Ma nessuno ha avuto il sospetto che il grande battere la grancassa su questo argomento sia il modo più comodo per distogliere la nostra attenzione dalle gravissime responsabilità nei nostri confronti che hanno gli amministratori di questo paese, dal Capo dello Stato all’ultimo impiegato del comune più piccolo, nessuno escluso?

Quando si fa parte di una società, ogni cosa che accade non è mai colpa esclusiva di uno solo, e, a seconda di ciò su cui ricade, può essere colpa di molti, di moltissimi. Finché non si capirà che comandare è l’esatto contrario di governare, finché non si capirà che governare vuol dire mettersi al servizio del Paese anziché del più utile potente di turno, allora gli italiani continueranno a morire e a delinquere, a seconda di come capita, e gli assassini resteranno sempre assassini ma saranno sempre meno colpevoli, proprio come l’arma, che uccide, sì, ma per colpa di chi la impugna.

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