lunedì, 18 novembre 2019
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UNA SCOMPARSA DIETRO L’ALTRA. IL RICORDO DI PIERO

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Conobbi Piero Iemmolo un bel po’ di anni fa, in ambito ospedaliero, dove io lavoravo già da un po’ e dove lui, giovane medico, giunse.

Un ragazzo riservato, all’apparenza timido, discreto, ma con uno sguardo assai attento, mobile e vivido, un miscuglio intrigante, una posizione oscillante tra la riservatezza, la compostezza e la serietà del suo porsi, e quello sguardo, indagatore, curioso, ricercante, a cui niente sfuggiva.

Scambiavamo qualche parola nella fugacità del tempo che si può sottrarre all’impegno che il nostro lavoro richiedeva, ma la nostra relazione cresceva al di là delle parole dette, non saprei dire di cosa si nutriva, ma cresceva la confidenza perché cresceva la fiducia reciproca. Forse l’intuito ci aveva suggerito e mostrato quello che la razionalità stentava a riconoscere, la risonanza dei valori che ci accomunavano.

Poi un giorno mi consegnò un articolo ritagliato dal giornale Il Manifesto, lo lessi e gli risposi con una lettera, non ricordo più, ovviamente, cosa scrissi al di là delle considerazioni sul contenuto dell’articolo, me ne consegnò un altro e poi un altro ancora. Anche io gliene passai qualcuno, attorno a cui ci scambiavamo considerazioni che ci trovavano non solo concordi, ma con emozione e sentimenti sovrapponibili, tutto nelle piccole pause o a conclusione di un turno, nel cortile, mentre ci recavamo a prendere la macchina per tornare a casa.

Mentre, sul filo della memoria, metto insieme questi scambi comunicativi mi rendo conto che il tutto assomiglia ad un corteggiamento amoroso, lo era infatti, anche se non sul piano in cui ciò comunemente s’intende. Era un corteggiamento fra due anime sospinte dall’intuito, il quale aveva intravvisto la possibilità di rispecchiamento, un messaggio che non passava per il razionale, ma che ci sospingeva all’incontro.

Finché un giorno gli passai un libro che avevo appena finito di leggere, “Il Vangelo secondo Gesù” di José Saramago. Quando Piero finì di leggerlo mi chiese un appuntamento per parlarne, fu una comunicazione dell’anima, un incontro che fece cadere le normali difese che le convenzioni sociali richiedono. Parlammo dei sentimenti che il libro ci aveva suscitato, venne fuori la commozione, insomma caddero tutte le barriere, dopo quel colloquio fu come se ci conoscessimo a fondo da sempre, da tempo immemore.

La nostra comunicazione assunse lo stile della complicità, spesso anche le parole erano superflue, bastava uno sguardo, un muover di ciglia per intendersi.

Poi venne la proposta ufficiale: perché non ti unisci a noi del gruppo di S. Pietro? Tu devi stare con noi!

Rammento quanto mi fu difficile esprimere la mia singolare posizione rispetto alla cattolicità, mi fu necessario dire che accettavo la preghiera ma mi sentivo in imbarazzo verso il rito, dovetti chiarire che ascoltavo le parole sacre la domenica mattina tramite la trasmissione “Uomini e profeti” ma avevo resistenze verso i preti, svelai che la mia guisa spirituale era Padre Ernesto Balducci, chiarii a me stessa, per parlare a lui, quale era la mia posizione di cristiana non cattolica, confessai ciò che non avevo mai chiarito ai miei congiunti, venne fuori tutto ciò che a suo tempo non avevo saputo chiarire a mia madre che, da fervente cattolica osservante, si disperava del mio essere restia alla pratica, insomma si aprirono le porte di sicurezza e fu inondazione!

Ascoltò tutto con l’abilità d’ascolto che lo contraddiceva e che lo rendeva unico e speciale, e commentò: per come sei dovresti stare con noi, staresti bene!

Rimanemmo complici e condividemmo tante iniziative culturali. Quando mi congedai dal posto di lavoro i nostri incontri divennero meno frequenti, ma l’intesa era tale che si riprendeva da dove ci eravamo lasciati, con l’agio di chi divide la quotidianità, come se la distanza temporale non ci fosse stata.

Rammento la sua appassionata confidenza attorno alla nomina di Padre Corrado Lorefice a Vescovo e il conseguente abbandono della parrocchia di Modica, rammento l’ordine in cui erano collocate le sue emozioni, rammento la nostra conversazione e la condivisione del rammarico per la perdita di questa figura carismatica capace di infondere fiducia a giovani e adulti, e del ruolo simbolico che rivestiva per la comunità.

Rammento molte altre cose condivise, le risate, le occhiate d’intesa, le considerazioni sull’essere cittadini e testimoni.

Mi affidai a lui come chirurgo, gli affidai la mia famiglia, lui seppe intessere relazioni significative anche con loro, come del resto riusciva con tutti, su questo versante era eccezionale, riusciva ad essere leggero restando profondo, sapeva essere ironico e accattivante, sapeva sdrammatizzare senza banalizzare. Riusciva ad intessere relazioni significative davvero con chiunque, a prescindere dal livello culturale o dalla posizione psicologica dell’interlocutore. Era un mago della risata e un genio del sorriso, era un uomo maturo e sereno che irradiava luce.

Il mese di luglio è stato un lutto in costante ampliamento, abbiamo assistito ad una scomparsa dopo l’altra, una serie di schioppettate a ripetizione, una decimazione, una sorta di peste, personalmente ho addosso questa sensazione.

Se ne sono andati molti amici, persone con le quali avevo relazioni significative, persone speciali che, per aspetti diversi, avevano intercettato il mio cammino lasciandovi un segno profondo, un segno che con la loro dipartita è diventato una lacerazione.

Nonostante la razionalità ci dica che siamo fatti per la morte, quando il momento giunge la razionalità non ha la forza di fronteggiare il dolore che il distacco arreca, anche in presenza di malattie e di sofferenze, la resistenza verso la fine di una relazione è causa di dolore acuto, perché in effetti viene a mancare un frammento di specchio nel quale ci eravamo riflessi e quindi a scomparire è anche una parte di noi.

Saputo dell’incidente accaduto a Piero mi ero illusa che avrebbe potuto farcela perché giovane e forte, ci avevo voluto credere, avevo sperato, la sua scomparsa mi ha paralizzato, lo specchio si è infranto!

Carmela Giannì

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