sabato, 14 dicembre 2019
l'editoriale di Luisa Montù

LA POLITICA DELL’ODIO NON È POLITICA

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Quando un popolo è oppresso da un dittatore, la storia ce lo insegna, fa la rivoluzione. E’ vittima dell’ingiustizia, quindi è normale che odi il tiranno.

Il monarca invece che vuole allargare i propri confini e aggradisce il monarca del regno vicino, lo fa per avidità, non per odio.

In un paese democratico, dove i cittadini, attraverso il voto, sono chiamati a scegliere da chi vogliono essere governati, i partiti politici sono tenuti a esprimere le proprie idee, a controbattere con argomenti validi e coerenti le idee altrui nonché a dimostrare coi fatti di avere le capacità di guidare il paese verso il miglioramento e la crescita. Questa si chiama dialettica democratica e dovrebbe consentire al cittadino di capire a chi affidarsi.

Durante l’ultima crisi di governo (ma non solo, perché si tratta di un malvezzo che prosegue già da un bel po’ e si va ingigantendo di giorno in giorno) sono volati gli insulti, ai quali poi hanno fatto da cassa di risonanza media e social, perché, inutile dirlo, argomento troppo ghiotto ai fini della maledetta audience per lasciarlo passare inosservato.

Pensiamo a Renzi che, intervistato, dichiarava di non volersi alleare col M5S perché questo l’aveva insultato. Poi ha superato questa impuntatura, forse anche perché si è reso conto che le parole grosse erano volate da tutte le parti, tra fazioni opposte e fazioni alleate, ed erano state così tante da finire per perdere ogni significato. Un po’ come il romano che, incontrando un amico che non vedeva da tempo, lo abbraccia e gli dice: “Te possino, quanto te vojo bbene!”.

Ci sorge il dubbio che tale tipo di linguaggio nasconda la scarsezza di idee e di capacità concrete, sicuramente l’educazione alla politica e ai suoi strumenti. Fosse solo questo, la preoccupazione potrebbe essere relativa, perché le persone con le idee chiare, capaci di esprimersi in maniera sobria pur se decisa e ferma, ove ci siano, finiscono per essere riconosciute, apprezzate e seguite, non solo, ma sanno spiegare con logica e chiarezza le loro ragioni e accettano il confronto senza paura e, ove se ne rendano conto, hanno anche l’intelligenza e il coraggio di modificare le proprie idee. Quello che invece deve allarmare, e parecchio, è la constatazione che la massa, non abituata a riflettere, è contagiata dall’odio che appare in superficie e lo fa suo. Tanto per fare un esempio fin troppo comune, il problema dell’immigrazione clandestina va risolto: come ha detto giustamente Giuseppe Conte, visto che facciamo parte dell’Europa, deve essere trattato come un problema europeo e non solo italiano, ma questo sia per il bene di chi accoglie sia per quello di chi chiede di essere accolto. Non dimentichiamo che molto spesso queste persone pagano cifre per loro enormi convinte di trovare la salvezza dalle persecuzioni o dagli stenti e invece finiscono nelle grinfie di delinquenti che, senza timore di sbagliare, si possono definire mercanti di schiavi a tutti gli effetti, e questo in una società evoluta deve essere combattuto per il benessere e la dignità non solo di chi già ne fa parte ma anche di chi vi vuole entrare. Da come però è stato affrontato l’argomento in sede politica, dalle parole che sono state dette, dai toni che sono stati usati, la gente ha percepito che dovevamo sbarazzarci dell’uomo nero brutto e cattivo che veniva a invadere il nostro paese ed è diventata razzista! Ci pensate? Gli italiani razzisti! Gli italiani, che sono il popolo discendente dalla maggiore mescolanza di popoli mai vista! Ma se sarebbe stato logico aspettarsi che chi razzista non era e non intendeva diventarlo facesse ragionare chi lo era o lo stava diventando, abbiamo preso un abbaglio, perché le ragioni giuste espresse mediante offese hanno finito per apparire ingiuste.

Adesso sta per essere varato il nuovo governo, che vede il M5S alleato alla sinistra. Dal governo gialloverde siamo passati a un governo giallorosso, il cui presidente del Consiglio è ancora Giuseppe Conte. I contrari, come è d’obbligo, già prevedono disastri a raffica, i favorevoli un successo dopo l’altro. Gli italiani chiedono stabilità, tranquillità, crescita economica, quello cioè che qualsiasi popolo chiede e deve chiedere al proprio governo. Se questo riuscirà a darglieli, sarà stato di sicuro un successo, ma se sarà capace di farlo con dignità, rispetto e correttezza, questo sarà il valore in più di cui la nostra gente ha estremo bisogno.

Oggi pare sia stato dimostrato che Voltaire non abbia mai detto: “Non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita perché tu lo possa dire” e che la frase gli sia stata attribuita da Evelyn Beatrice Hall, autrice di una biografia del grande scrittore francese, ma, che sia stata detta o meno, vorremmo che tutti noi, ma proprio tutti, a cominciare da chi il paese lo vuole guidare, la facessimo nostra. E la rispettassimo.

 

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