lunedì, 18 novembre 2019
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A PROPOSITO DI NONNI

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90f5adb4-d888-4b55-88f1-004044e674a199f913a4-5f99-49aa-be22-8756bd1008b80f47a3fd-591e-4e23-8973-99448d209bf0Intorno alle giornate “dedicate” (agli innamorati, alle mamme, ai papà ecc. ecc.) verso cui molti di noi provano una certa dose di fastidio in quanto vi ravvisano strumentalizzazione commerciale ed ipocrisia di costume, va comunque considerato il fatto che mettono al centro, per richiamarne l’attenzione, “un valore”. Che questo valore venga poi onorato o svilito dipende da noi, per noi intendo comunità ed istituzioni.

In questi giorni si è celebrata la Festa dei Nonni, alcuni di noi hanno colto l’occasione per scambiare auguri sui social, altri per fare regali, altri ancora per sottolineare il ruolo sociale determinante di queste figure quale supporto alle famiglie moderne, insomma azioni collaterali.

Poi c’è la scuola, istituzione tanto vituperata, ma che comunque affronta e svolge un ruolo eccezionale nei confronti dei giovani, perché coglie l’occasione delle giornate dedicate per tematizzare e fare riflettere gli allievi sul tema della giornata.

Della scuola ci lamentiamo, del resto lo facciamo su tutto perché lamentarsi è facile, ma verso il ruolo che svolge dovremmo essere tutti un po’ meno superficiali e un po’ più grati, specialmente verso la primaria ed elementare. Entrambi questi ordini riescono, con l’impegno meritevole delle maestre, ad assolvere ad un ruolo grandioso di riempimento di senso determinante verso la strutturazione della personalità dei piccoli che la frequentano.

Lo psichiatra Umberto Galimberti sostiene, e personalmente concordo, che queste figure svolgono un lavoro prezioso e genuino, oltre che molto pesante, per cui meriterebbero di essere retribuite molto meglio, il professore azzarda l’ipotesi di invertire la paga tra maestre e docenti universitari, giusto per ristabilire giustizia di merito sociale.

Le maestre, competenti e attente alla fase evolutiva degli alunni che hanno in carico, effettuano sapientemente una programmazione che richiede una pianificazione di contenuti con cui riempire questi spazi di giornate dedicate, pianificazione che spesso richiede un impegno extrascolastico, un impegno di fantasia e di riflessione che nessuno valuta e riconosce, ma che genera, per i piccoli preziosa tessitura di senso.

Infatti se nella scuola dell’infanzia si mette a tema la figura dei nonni come ruolo affettivo e di accudimento, nelle elementari la stessa figura viene presentata come figura educativa perché portatrice di esperienza. Tutto ciò non con lezioni-predica, ma con attività dove i bambini diventano protagonisti emozionati, perché le maestre lo sanno benissimo, i bambini fanno tesoro solamente di ciò che attiva le loro emozioni.

Voglio entrare nel merito riportando, come esempio, l’attività ideata ed effettuata in una seconda elementare dove ai nonni è stato richiesto di raccontare e mostrare come giocavano quando erano bambini. L’idea può apparire banale, invece ha avuto l’esito di fare emergere il cambiamento epocale verificatosi nel sessantennio che separa le due generazioni, un cambiamento che ha perno nello sviluppo tecnologico, ma di una entità tale da rendere ai piccoli di oggi semplicemente inimmaginabile la condizione di un bambino di allora.

Per poter comprendere la mutata condizione era necessario costruire un ponte, un ponte dimostrativo, una narrazione semplice, drammatizzata dagli attori testimoni di questo cambiamento.

Questo hanno ideato le maestre, lo hanno organizzato, dedicando tempo ed energia sia per l’ideazione che per l’organizzazione, e con la semplicità diretta delle testimonianze snocciolate dai nonni, nell’avvicendarsi della rappresentazione di uno dei giochi effettuati da piccoli è venuto fuori il ponte capace di collegare le due realtà distanti e differenti. E’ venuta fuori una dimostrazione vivace, evocativa, immaginifica, drammatizzata, mimata, oltre che emozionata, capace di dipingere un mondo altro, ma non per questo privo di felicità e di divertimento.

E’ stata testimoniata una condizione in cui, pur disponendo di pochissimi giocattoli, a volte totalmente assenti, altri elementi contribuivano come pretesto, come mezzo o stimolo per giocare con godimento.

Sono venute fuori pratiche apparentemente elementari, vedi il gioco della campana disegnata a terra col gesso, il saltellare dentro ai sacchi, il salto con la corda, il lancio della trottola tramite il filo attorcigliato, la complicità tra nonni e nipoti caricati su una carriola spinta a velocità, le gare a coppie su tre gambe perché quella accostata, legata tramite un elastico, diventava una, e poi gli indovinelli, che rappresentano un mondo carico di sorprese!

Il godimento dei piccoli è stato palese, ma quello dei nonni non è stato da meno, mentre con grande attenzione rendevano partecipi i nipoti degli accorgimenti da praticare per riuscire e per non farsi male. I bambini hanno apprezzato le novità, ma soprattutto hanno goduto della complicità con gli adulti che li guidavano e che partecipavano divertiti.

Diciamo che l’occasione ha dato spazio al dono più prezioso, il regalo più gradito dai bambini di tutti i tempi, ovvero l’attenzione e la complicità degli adulti, condizione che il tempo attuale rende sempre più rara, specialmente tra genitori e figli.

Purtroppo i genitori contemporanei, entrambi risucchiati da attività lavorative sempre più sregolate, sempre più precarie, sempre più stressanti non possono più consentirsi il lusso della relazione di godimento coi loro bambini.

Sappiamo tutti che l’indisponibilità di tempo da dedicare ai bambini in fase di strutturazione della personalità è un danno irreparabile perché impedisce di creare quel ponte tra generazioni capace di consentire l’apprendimento delle condotte e l’esempio dei comportamenti adeguati per vivere sane e soddisfacenti relazioni.

Carmela Giannì

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