giovedì, 21 novembre 2019
l'editoriale di Luisa Montù

UNIVERSI PARALLELI

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Stiamo vivendo anni difficili in Italia.

Le tasse, sia statali che comunali, diventano sempre più esose e sempre più ingiuste.

La salute non è più un diritto del cittadino, ma un privilegio per il ricco.

La giustizia si accartoccia su se stessa sfornando sentenze incomprensibili e insensate, rendendo nella gente sempre più forte la convinzione del diritto di farsi giustizia da sé.

La scuola non educa più, non insegna più, essendosi trasformata in un luogo in cui bivaccare in attesa di ottenere un lavoro che non arriverà mai. Aumenta quasi giornalmente il prezzo della benzina, dell’auto, della casa e anche dei generei alimentari, ma quello degli stipendi e delle pensioni non cresce in proporzione.

Si ha paura di uscire perché possiamo essere aggrediti o scippati in qualsiasi momento, a qualsiasi ora, ma si ha anche paura di restare in casa perché chiunque potrebbe entrare a derubarci, a ucciderci, e andarsene poi libero.

Le città sono sempre più abbandonate a se stesse, sporche, con strade dissestate, trasporti malfunzionanti, se funzionanti, per colpa di chi amministra e delle ditte alle quali chi amministra è costretto ad affidarsi per gestire determinati servizi, ma non si riesce mai a capire di chi è colpa veramente. Di sicuro mancano i controlli, col risultato che il funzionario traffichino può gestire i propri interessi come gli fa più comodo alla faccia di chi, a un passo da lui, svolge correttamente il suo lavoro, come pare succeda per le aste dei beni pignorati, delle quali sembra non si occupi nessuno, e di tanti altri servizi per il cui malfunzionamento paga sempre e solo il cittadino.

Le scelte politiche si rivelano sempre più bizzarre e incomprensibili.

Insomma, il cittadino, nel suo vivere quotidiano, si sente sempre più sommerso di letame e non capisce perché.

A questo punto ci si aspetterebbe che, presa inevitabilmente consapevolezza di tutto questo, si chiedesse cosa fare per opporvisi, cercasse di capire di quali strumenti dispone per farlo e agisse di conseguenza. Questo vorrebbe la logica, ma pare che proprio della logica nella nostra era si sia persa ogni traccia.

Che succede infatti in realtà?

La fantascienza propone spesso l’ipotesi degli universi paralleli, per cui il nostro mondo, il nostro universo, non è unico, ma ne esistono innumerevoli altri che si differenziano dal nostro a volte in modo anche minimo, a volte no, in cui esistiamo noi, ma la nostra vita è diversa, per piccoli o grandi particolari. E’ chiaro che questo è un sunto estremamente semplicistico di un concetto affascinante che ha ispirato largamente tanti scrittori, ma a noi fa sorgere il pensiero che molti abitanti di questo pianeta siano stati vittime di una distorsione temporale, un buco nero o chissà cosa, che li ha mescolati con altri se stessi di altri universi paralleli al punto che hanno perso qualsiasi consapevolezza della propria esistenza reale, del proprio mondo, dei propri bisogni, dei propri pensieri.

Perché ci sentiamo costretti a tuffarci in quest’ipotesi? Perché non capiamo per quale incomprensibile motivo si continui a trasferire non solo la nostra attenzione ma anche la nostra ansia, il nostro appassionato interesse, persino la nostra rabbia su argomenti che, pur se importanti, pur se avvincenti, possono stimolare la discussione fra persone che non hanno problemi ben più personali e gravi di cui occuparsi.

Il vero problema pare sia Greta. E’ manovrata da qualcuno o no? Capire questo sì che è appassionante, si può pure arrivare alle mani per discuterne. Ora, se è lecito chiedersi se sia manovrata o meno (in fondo, è proprio sul porsi delle domande che si basa l’evoluzione), denigrarla è aberrante.

Da tipici italiani che contestano tutto e non accettano ciò che viene loro comandato, ci ribelliamo al buonismo che riteniamo ci si voglia imporre nei confronti degli immigrati, ma, come pecorelle al pascolo, corriamo a comprare il prodotto X o Y solo perché una ditta carica di soldi compra costosissimi spazi in televisione e su internet durante i quali farci il lavaggio del cervello.

Oggi però l’unica cosa che conta è decidere se il crocifisso debba essere appeso nelle scuole italiane oppure no. Non se ne discute soltanto (il che sarebbe lecito e anche opportuno): ci si arrabbia, si diventa cattivi. Ma quell’uomo che morì in croce per aver predicato la fratellanza e il perdono, sì, Gesù, proprio lui, che direbbe se si reincarnasse nuovamente oggi tra noi? Ci tratterebbe di sicuro come trattò i mercanti nel tempio! Al di là comunque di qualsiasi disquisizione religiosa che non è nostro compito, riteniamo che sia giusto, anzi doveroso, restare legati alle nostre tradizioni, ma anche, e soprattutto, rispettarle, e questa, in particolare, che simboleggia amore e perdono non può essere affrontata con violenza ostile, un atteggiamento che non rispetta quel simbolo bellissimo che invece rappresenta. E’ ben noto che la Chiesa cattolica per prima scelse d’imporre quello che avrebbe dovuto essere amore con la forza, tradendo lo spirito delle proprie origini, ma oggi noi ci crediamo, o almeno dichiariamo, illuminati, evoluti, da certi fraintendimenti ci saremmo dovuti svincolare completamente.

Ma forse, semplicemente, nell’universo parallelo col quale ci siamo confusi, pensatori, filosofi, scienziati si sono smarriti fra la folla di saltimbanchi e giocolieri e nessuno si è accorto di loro.

 

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