venerdì, 15 novembre 2019
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NOI E I NOSTRI FIGLI

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Non dobbiamo amarli troppo. Dove sono i nostri figli? Dove siamo noi?

Sabato 12 ottobre a Modica presso la Domus di S. Pietro la dottoressa e scrittrice M. Teresa Moscato dell’Università di Bologna ha tenuto una conferenza sul rapporto genitori-figli e sull’importanza che l’educazione delle figure genitoriali riveste nella crescita personale di ogni individuo. L’incontro era inserito nel programma più ampio della “Marcialonga della solidarietà”, evento patrocinato dal Comune di Modica ideato e organizzato dall’AGESC cittadina. La dottoressa Moscato ha avviato la conferenza introducendo il discorso sull’importanza della genitorialità oggi in considerazione alla formazione dei nostri figli. Prendendo spunto dall’esortazione apostolica che Papa Francesco ha sapientemente trasmesso nella sua lettera dal titolo Amoris Laetitia, ha ribadito l’importanza della famiglia come primaria istituzione educativa che opera in modo diretto sulla piena formazione dei figli, la pedagogista ha poi parlato di quanto essenziale sia farli sempre sentire “preziosi ai nostri occhi”, preziosi come gemme che rivestono il nostro cuore di purezza. In Amoris Laetitia le parole del Papa ricordano che: “Per disporsi ad un vero incontro con l’altro, si richiede uno sguardo amabile posato su di lui” […]; ed è su questo aspetto che la dottoressa Moscato ha incentrato il suo ragionamento, percorso che ha saputo davvero coinvolgere tutti i presenti anche perché esponeva queste tesi con esempi e riferimenti che partono proprio dalla nostra realtà frenetica in cui cresciamo i nostri figli, tra la fretta che ci soffoca e gli impegni che ci schiacciano, viviamo ed educhiamo i nostri bambini in brevi frammenti di lucidità dove tutto sembra così difficile… Bisogna sforzarsi di spiegare sempre i rimproveri proponendo loro anche un’altra possibilità in ogni situazione, non bisogna ammonire un figlio senza prospettargli l’altra possibile azione, ma la cosa essenziale è che non bisogna mai trattarli da nemici, è sbagliato riprenderli e discutere come in una guerra tra “opposti”. Ciò che importa è la pazienza del dialogo costruttivo, dell’ammonizione spiegata e ragionata, con amorevolezza si deve rimproverare l’errore che hanno commesso e mostrargli nel contempo l’altra via possibile che certamente, se percorsa, porta al bene e alla gratificazione personale. Amarli per poi renderli autonomi e liberi di affrontare con sicurezza e determinazione la vita, questo dovrebbe fare ogni genitore, e infine non bisogna mai dimenticare che “L’amore può spingersi oltre la giustizia e straripare gratuitamente, “senza sperarne nulla” fino ad arrivare all’amore più grande, che è dare la vita per gli altri.” (Lc 6,35) (Gv 15,13).

Graziana Iurato

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