venerdì, 15 novembre 2019
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PIETÀ MEDIATICA

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Verso la metà degli anni ’50 del secolo scorso, le coscienze di tutto il mondo vennero scosse dai dati terrificanti della strage che la fame faceva in India. Furono indette collette nelle parrocchie, negli uffici, nelle scuole: tutti fummo coinvolti e donammo a piene mani: quanto eravamo buoni e compassionevoli!

Non troppo tempo passò e si scoprì che delle somme raccolte poco o nulla era arrivato agli indiani, neanche sotto forma di aiuti umanitari. Il fiume di denaro si era diviso in mille rivoli ed era finito in gran parte nelle tasche degli organizzatori delle collette per pagare tutti coloro che, in qualche modo, avevano collaborato a mettere in piedi la macchina burocratica studiata per la bisogna.

I pochi aiuti arrivati pare non fossero adatti allo scopo, tanto che uno spirito cinico produsse una vignetta nella quale erano effigiati alcuni indiani, estremamente emaciati, nell’atto di aprire una cassa piena di scatolette di carne Simmenthal, sulle quali spiccava l’immagine di una mucca, che commentavano delusi: “Ma come, noi moriamo di fame e questi ci mandano i santini!”

Comunque, da allora, ogni evento calamitoso ha fatto leva sul buon cuore della gente, ed ingenti somme sono state raccolte. Terremoti e alluvioni qui da noi abbondano, purtroppo, e abbondano anche i casi di dispersione degli aiuti e di speculazioni odiose non solo da parte dei comuni sciacalli, ma soprattutto da parte di banche e di privati ed enti che fanno sfoggio di filantropia lucrando sulle spalle dei disgraziati bisognosi di aiuto, prima illusi poi abbandonati. Le casette di Amatrice, mai arrivate, e le palazzine edificate ma già fatiscenti dell’Aquila gridano vendetta.

Martellanti e continue richieste arrivano dalla televisione: dalle antiche mille lire una tantum si è arrivati a richieste mensili dai venti euro in su, con domiciliazione bancaria, per la ricerca su ogni tipo di malattia, per l’adozione a distanza di bambini africani, per la costruzione di ospedali e scuole nei paesi del terzo mondo, per l’acquisto di pasti energetici per i bimbi denutriti… Immagini toccanti di povere creature dagli enormi occhi sgranati che spiccano su faccine smunte, corpicini deformi costretti su sedie a rotelle, eroiche mamme col ciglio umido di pianto, speaker dalle voci drammaticamente suadenti… Ultimamente ci viene richiesto di donare anche oltre la vita: il lascito testamentario a fondazioni umanitarie! Per carità, è una richiesta lecita, ma se ti arriva dalla tv tra uno spot pubblicitario e un promo, ti fa andare la cena per traverso e passare il dopocena a fare scongiuri…

Peccato non essere una nazione di plutocrati filantropi! Le nostre coscienze riposerebbero tranquille: coi soldi si può tutto! Senz’altro impegno che aprire il portafoglio, potremmo anestetizzare i sensi di colpa latenti dovuti alle condotte criminali di cui la nostra civiltà occidentale ha fatto largo uso: nei tempi passati, in maniera ruspante ma dichiarata, per arricchirsi, adesso, in maniera raffinatamente ipocrita e tecnologica, per “esportare la democrazia e i diritti civili”!

Invasioni, crociate, tratta degli schiavi, colonialismo, sfruttamento delle risorse minerarie, genocidi e stragi di civili inermi con armi chimiche, mine antiuomo, droni assassini, aerei invisibili, incendi di foreste pluviali, desertificazioni… la lista è lunga e chissà per quanto tempo ancora sapremo alimentarla.

Invece di battere sempre e solo sul tasto dell’obolo estorto con la pietà e sul volontariato delle anime pie da parte delle organizzazioni non governative, come sarebbe più serio e fruttuoso se le nazioni si accordassero a studiare e a mettere in essere degli aiuti effettivi ai poveri, agli ammalati, alle vittime di guerra. Certo, esistono l’ONU e la FAO, ma sappiamo bene quanto queste organizzazioni siano inutili, perennemente bloccate in ogni azione da veti incrociati e da scontri di interessi inconciliabili.

A nessuno fa piacere lasciare il proprio suolo natio e la propria cultura se almeno le condizioni minime di civile sopravvivenza sono garantite. Noi civilissimi occidentali saremmo perfettamente in grado, volendo, di “aiutarli a casa loro” insegnando tecniche agrarie, di ricerca d’acqua, di approvvigionamento energetico a basso impatto ambientale, esportando rudimenti fondamentali di igiene e sanità a tutte le popolazioni e, soprattutto, promuovendo la scolarizzazione capillare ed aprendo ai dotati la possibilità di studi superiori. La fame e il sottosviluppo si battono con la conoscenza, non col pacco-dono una tantum!

Come ebbe a dire Mao Zedong: “Se hai fame non ti do un pesce, ti insegno a pescare.”  I cinesi hanno seguito l’insegnamento non facile del Grande Timoniere, e col tempo e tanta fatica ce l’hanno fatta, forse anche troppo!

Ma l’occidente continua ad esportare modelli di comportamento edonistico e maleducante, nocivo per il pianeta ed ancora fondato sullo sfruttamento delle risorse e sul potere del denaro, e purtroppo nei paesi emergenti i comportamenti virtuosi spesso vengono disprezzati dai detentori del potere. Mafie e corruzione crescono come malerbe alimentate dall’ignoranza e dal bisogno.

Speriamo che l’esempio dato dal giovane premier etiope Abiy Ahmed Alì, vincitore del premio Nobel per la Pace 2019, venga seguito da tanti altri nel promuovere fratellanza e cooperazione tra popoli tenuti in stato di guerra continua dagli inconfessabili interessi di caste potenti: gli auguriamo lunga e proficua vita.

Per parte nostra, potremmo cercare di alleviare il super lavoro – in certi casi, il super guadagno – alle ONG che suppliscono come possono ai disagi di tanta gente, a volte forse inconsapevolmente agevolando l’opera malefica di chi sulla sofferenza ci specula, promuovendo una campagna di raccolta fondi mirata all’acquisto e distribuzione planetaria di profilattici e anticoncezionali: siamo troppi, e diminuendo la quantità di umani la condizione di tutti non può che migliorare.

Il Pianeta ringrazierà, e Greta potrà tornare ad andare a scuola tutti i venerdì.

l. de naro papa

 

 

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