venerdì, 15 novembre 2019
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SCHIAVI DELLA VIOLENZA

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L’8 ottobre 2019, una giovane diciannovenne viene minacciata e stuprata a Milano. Arrestato l’aggressore, un quarantanovenne di origine peruviana.

Il giorno 9 invece, a Como, una notte intera di violenze su una giovane tredicenne. Fermati due nigeriani (nigeriana anche la ragazza).

Sempre il 9, un quarantenne di Teramo è stato arrestato sotto il portone della propria abitazione: minacciava urlando la consorte che, stanca di rimproveri e sopraffazioni, ha allertato il 113.

Il 10, a Bologna, un tunisino segrega la moglie in casa e la pesta a sangue: arrestato.

Il 12, nel foggiano, un agente penitenziario uccide la propria moglie e le figlie rispettivamente di undici anni una e diciotto l’altra, poi si suicida

Sempre il 12 ottobre, l’immigrato originario del Togo, che aveva aggredito il 9 settembre due donne alla stazione di Lecco, nel sottopasso, spingendo a terra una giovane per poi prendere a pugni una donna cinquantenne, è stato assolto dopo l’esito della perizia psichiatrica – ritenuto totalmente incapace di intendere e volere, ma dovrà trascorrere i prossimi due anni in una struttura sanitaria -.

Il 17, a Roma, sono stati arrestati due tunisini senza fissa dimora e con precedenti: si erano accaniti con calci e pugni contro un uomo invalido di sessant’anni per rubargli il portafoglio.

Potrei continuare all’infinito, perché, ad ogni ora del giorno e della notte, la violenza la fa da padrona sulle strade, nelle stazioni, negli uffici, nelle case, nelle scuole, nelle strutture per anziani, nelle chiese, e qui mi fermo ma so che in ogni luogo non c’è più d’avere fiducia in qualcuno.

Eppure, se mi guardo bene attorno, se leggo e cerco una buona notizia, la trovo! Ma non devo assolutamente farmi soggiogare da quelle brutte. Devo ignorarle e riempirmi la mente solo di persone e cose buone e belle. Perché ci sono, sono coloro che aiutano i loro simili, sono volontari (siamo noi tutti) che, oltre che alla propria vita, si dedicano a quella dei più bisognosi di affetto e di aiuto. Lo fanno in silenzio e proprio per questo dovrebbero ogni giorno apparire sui giornali, nelle televisioni, parlandone e scrivendo delle loro buone azioni, perché se il peggio ci entra nella mente terrorizzandoci e rendendoci impossibile vivere, il meglio delle persone ci ridà la fiducia per un mondo vivibile e migliore, senza violenza.

Ecco, l’unico modo per ammazzare la violenza è questo: non propagandarla, non pubblicizzarla, prendere, sì, i colpevoli e arrestarli tutti, ma senza mostrarceli e senza dirci neppure i loro nomi. Non vogliamo sapere che faccia hanno o imparare come si uccide una vita o con quali armi o parole. Ignorarli insomma, ma sapere che dal chiuso e buio non usciranno mai, perché sono quelli che del loro non vivere si permettono di rendere buia e di togliere luce alla vita delle persone normali o deboli per vere infermità.

Cambiare la legge sulla violenza, non dare né tempo e né spazio a chi, gira e rigira, continua coi suoi sporchi comodi a terrorizzare un mondo intero, rendendolo schiavo della violenza.

Questo mio pensiero è dedicato a tutti noi e anche a coloro che apparentemente si mostrano buoni e giusti ma comunque giudici e traditori. Non dimentichiamo mai che un giorno le vittime potremmo essere noi e, viceversa, anche gli assassini, perché s’impara presto il peggio se ogni giorno ce ne nutriamo, tralasciando il buono e il bello.

Sofia Ruta

 

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