giovedì, 21 novembre 2019
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CATASTROFI… UMANE

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Le chiamano catastrofi naturali ma sono state costruite nel tempo e senza alcun rispetto dall’uomo. Quell’uomo che si sente onnipotente anche davanti a Dio, quello che sa di non essere niente ma si nasconde dietro un tutto falso e apparentemente bello e molto proficuo per lui stesso.

Mi spiego. Il terreno arido o fertile, i corsi d’acqua, gli alberi, il mare, le nostre colline, le pianure e anche le montagne, sono state violentate nel tempo dalla mano dell’uomo, il peggior nemico della natura, che non ha saputo rispettare per niente il suo habitat naturale.

Ha edificato infatti in ogni dove e, pur di arricchirsi, spregiudicatamente, dimenticando e omettendo che, se non lui, i suoi figli potessero diventare ed essere un giorno le vittime del suo operato osceno. E così è stato ed è immancabilmente adesso.

Ha costruito ponti per collegare paesi, strade sconnesse e disconnesse, case, ville, serre, capannoni, grandi strutture, ma non ha tenuto conto di cosa ha tolto alla terra per averli.

Ha rubato ossigeno e barriere naturali fatte di alberi, tagliandoli senza pietà, ha strappato alla terra pietre, colline, valli e montagne.

Ha ostruito senza rispetto i corsi d’acqua momentaneamente prosciugati, tralasciando che la natura dorme ma ogni tanto si sveglia e la Sicilia, si sa, è l’isola della siccità ma ogni tanto ci piove e pericolosamente anche.

E quando accade, la pioggia torrenziale che dovrebbe essere la nostra scorta della secca estate, non trova vasche di raccolta sufficienti, perché al loro posto ci sono serre per ortaggi, capannoni con dentro animali, trattori e macchinari agricoli e allora allaga i campi, le aziende agricole, le strade e le stradine di campagna, il tutto costruito a dismisura sotto e addirittura dentro gli argini di piccoli torrenti che, riempiendosi per farsi strada, distruggono e portano via tutti i nostri averi e la nostra vita.

E non è normale dare la colpa alla natura, come non è normale che applaudiamo chi ci avvisa dell’allerta meteo tanto aspettata e, se poi non arriva, siamo capaci di criticare con disprezzo chi ci ha allertati.

Non è normale neppure che si debbano applaudire i volontari, i cittadini o il primo cittadino di una città qualsiasi, o i vigili del fuoco e la protezione civile che sono presenti e fanno il loro lavoro solo dopo che le tragedie sono accadute.

Non è normale neppure che ogni politico si faccia propaganda presentandosi presuntuosamente sui luoghi distrutti o affiancando nei funerali i parenti delle vittime.

Cosa hanno fatto gli intelligentoni che si sono susseguiti in tutti questi anni, nell’attesa di nuovi eventi climatici disastrosi? Nulla!

Eppure lo sappiamo tutti cosa è accaduto nelle alluvioni avvenute in passato e che in ogni dove dell’Italia o della Sicilia (anche a Modica) hanno trascinato via centinaia di persone, ettari di terreno, case e animali, annegandoli senza pietà tra acqua e fango torrenziale, fiumi e torrenti in piena (da premettere che allora non c’era tanto cemento, non esistevano tanti ponti, non c’erano case nel letto del fiume ma tanta terra che assorbiva e forse anche tanti alberi di ulivo, di carrube ecc., io non lo so, non c’ero ma l’ho sentito dire).

Ecco cosa hanno fatto, dunque: hanno semplicemente pregato che non accadessero più disgrazie causate dalle alluvioni e sono rimasti a guardare, anzi, hanno sperato che non accadessero nel frangente della loro vita, intanto hanno continuato ad arricchirsi chiudendo gli occhi su tante cose.

Non hanno mai, nessuno di loro o di quelli che si sono succeduti, intrapreso una strada diversa e più onesta per migliorare la viabilità: quella di trasportare ogni casa, ogni azienda, ogni palazzo costruito malamente, in un luogo più sicuro.

Già, io me lo chiedo sempre questo e ho semplicemente assistito da lontano agli ultimi eventi alluvionali di questi giorni ma la paura che un giorno mi ci trovi io o la mia famiglia nel mezzo, è tanta. E allora penso: non sarebbe meglio spendere per prevenire che per ricostruire sempre sullo stesso posto aspettando che tutto si ripeta ancora?

Stiamo attenti però, la scelta giusta da fare (e lo penso io che non sono un ingegnere o un architetto, quindi posso sbagliare), sarebbe quella appunto di non ricostruire nello stesso spazio del quale abbiamo abusato senza rispetto nei riguardi della natura e dell’uomo stesso, ma in uno spazio migliore e più sicuro, lavorando tutti onestamente e controllando le strutture prima e mai dopo che siano crollate. Dopo si può solo piangere.

In questo caso sì che potremmo applaudire veramente e con orgoglio tutti coloro che quando il tempo è bello lavorano diligentemente e quando arriva il mal tempo, sono presenti pur stando stretti in un abbraccio, ognuno nelle proprie case e con le proprie famiglie, con gli occhi luccicanti di felicità per avere anticipato i disastri e non avere nessuno da salvare ma per avere salvato in tempo il tutto e tante vite umane dal peggio (vale anche per le scuole e tutte le strutture pubbliche, non aspettiamo che crollino per raccogliere poi angeli già volati in cielo).

Solo così, collaborando anticipatamente insieme, senza ingordigia e invidia, ognuno col nostro mestiere, mettendo in atto in ogni campo le nostre attitudini migliori, potremmo essere orgogliosi di avere protetto veramente la nostra vita, quella dei nostri figli o fratelli e della nostra madre terra, la più calpestata e disprezzata, eppure, come una mamma, piena di doni da apprezzare.

Non esistono medaglie che possano ripagare la bontà umana e ci si sentirebbe appagati e grandi veramente ad essere corretti e buoni.

Sofia Ruta

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