sabato, 14 dicembre 2019
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UNO STUDIO ANTROPOLOGICO MA NON SOLO

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Nel mese di novembre è uscito, per la casa editrice Alpes, un libro di grande interesse per tutti coloro che, per motivi di studio, di lavoro o anche semplice curiosità, si occupano di quella complicata scienza che è la psicologia.

Si tratta di una raccolta di scritti del professor Emilio Servadio, luminare nel settore, molto stimato dallo stesso Freud, relativi a un viaggio di studio da lui effettuato nella Lucania dei maghi e dei guaritori, svoltosi nella seconda metà del Novecento in compagnia e collaborazione con un importante antropologo, Ernesto De Martino, un medico, prof. Pitzurra, e altri ricercatori, con lo scopo di capire il rapporto tra psicologia e parapsicologia.

La pubblicazione, dal titolo “In viaggio con De Martino”, è stata curata dalla dottoressa Biancamaria Puma, allieva dello stesso Servadio alla quale la figlia del professore ha donato gli scritti e che, per questo, ha creato un archivio oggi prezioso per gli studiosi.

La ricerca si svolge nella zona rurale della Lucania e studia sia i guaritori che le persone che a loro si rivolgono cercando di spiegare i fenomeni rilevati attraverso la psicologia. Ma qui si va oltre, conclude Servadio, ritenendo che non si possano completamente prendere le distanze dai fenomeni psi, se mai questi andrebbero approfonditi coi criteri della scienza ma con mentalità più aperta e consapevole.

Non staremo qui ad analizzare la metodologia della ricerca, che, seppur di estremo interesse e qualità, appartiene più al lettore specializzato che a colui che si rivolge alla psicologia non per motivi di studio quanto per cercar di capire se stesso e il mondo che lo circonda.

Quello che lascia perplessi è che il tentativo di Emilio Servadio di scalfire, attraverso la psicologia, le barriere della parapsicologia non abbia avuto seguito. Si continua a considerare la parapsicologia una non-scienza e la si relega tra le fantasie e le superstizioni. Se il tentativo di Servadio è sembrato azzardato, in realtà sembra molto più azzardato l’abbandono dello studio di fenomeni che pure hanno trovato e trovano ancora riscontro nella realtà. Lo ripetiamo: nella realtà, non nella superstizione.

Oggi poi si vede un ritorno al desiderio di soprannaturale, cosa normale nei periodi di depressione economica e incertezza politica, ma resta il fatto che le scoperte scientifiche sono state fatte e non si possono negare. D’accordo, è proprio dei nostri tempi la pletora dei complottisti, che lavorano (ma per lo più di fantasia) per negare i progressi e le conquiste che l’uomo, pur nella sua piccolezza, è riuscito a fare nel campo scientifico e tecnologico, ma proprio l’esistenza di chi nega lo sbarco sulla luna o, ancor più, di chi cerca addirittura di convincerci che la terra è piatta, ci fa capire quanto sia importante per gli studi scientifici penetrare nella barriere della mente per interpretare, a favore della crescita reale dell’umanità, le deviazioni fantastiche che si trasformano in orpelli e ne soffocano l’evoluzione concreta.

Luisa Montù

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