sabato, 14 dicembre 2019
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PRONTO SOCCORSO? MICA TANTO!

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Mezzogiorno, non di fuoco, ma di vero stupito intontimento quello che hanno vissuto gli astanti, qualche giorno fa, dinanzi all’ingresso dell’Ospedale Maggiore di Modica.

Una giovane donna si accascia nei pressi della ringhiera che fa da recinto e separa la struttura ospedaliera dalla strada (Via Aldo Moro) con il traffico intenso dell’ora di punta. L’intenzione della donna è sicuramente quella di raggiungere il Pronto Soccorso prima che le sue condizioni di salute peggiorino, magari già confortata dall’idea che avrebbe ricevuto lì IMMEDIATO SOCCORSO più che PRONTO, trovandosi in prossimità dell’ospedale cittadino…, ma non ce l’ha fatta, è stramazzata a terra, ai piedi dei passanti. L’istinto dice loro di sollevarla e adagiarla sul muretto della ringhiera, mentre qualcuno va di corsa verso l’ospedale, sicuro di trovare un medico pronto a intervenire per un immediato soccorso. La risposta è sta che bisogna seguire la prassi, cioè chiamare il 118.

Il 118 viene chiamato prontamente, ma risponde la sede di Catania che gentilmente inoltra la segnalazione a Modica. Fatto. Possono tirare un sospiro di sollievo tutti i presenti (quasi tutte donne!), ma la signora continua a impallidire, le labbra si fanno violacee, infine perde coscienza. La rabbia dovuta all’impotenza monta, si decide di prenderla di peso e portarla all’interno, ma qualcuno consiglia di non toccarla, perché è pericoloso. Allora si pensa di far venire il medico di turno qui, sul posto. No, non è possibile, il medico non può abbandonare la sua sede di servizio. Può venire un infermiere, allora? No, potrebbe essere accusato di abbandono del posto di lavoro.

Basta, qualcuno vorrebbe correre a prendere una sedia a rotelle. “Non si arrischi – dice qualcun altro – potrebbe essere accusato di appropriazione indebita di ausili ospedalieri”. Intanto la signora è ormai cianotica, le palpebre si sono serrate. La burocrazia la sta uccidendo. Di ambulanze, nel frattempo, entrano ed escono dal cortile, ma nessuna di queste viene per prendere la poverina: si deve aspettare il 118 e dagli addetti ai lavori viene l’esortazione di non insistere e di non intralciare il traffico. Arriva qualcuno vestito di verde, è un infermiere, spinge una sedia a rotelle, ma le condizioni della signora gli fanno considerare e dire ad alta voce che sarebbe stata più opportuna una barella. Non c’è tempo e, non si sa per quale miracolo, la signora si trova catapultata su quella sedia. Intanto l’infermiere, mentre non può fare a meno di chiederle “Signora, cosa si sente?”, di corsa la porta verso il tunnel del Pronto Soccorso.

Ecco fatto, è nelle mani giuste, pensano gli astanti e tornano alle faccende che, per quel frangente, avevano accantonato.

Speriamo che si sia risolto tutto per il meglio, ma l’episodio crea parecchie perplessità, una tra queste la seguente: dai tempi dei tempi le leggi sono il fondamento principale alla base di una civile comunità, ma il civile buonsenso dovrebbe essere l’ingrediente principale di tali leggi. Ricordiamo, infatti, di avere appreso dai libri di scuola come gli antichi Greci distinguevano fra le leggi degli uomini e le leggi degli Dei. Queste ultime dovrebbero corrispondere all’Ethos, la coscienza dentro ciascuno di noi.

A titolo d’informazione, quando l’ambulanza del 118 arriva la signora non è più sul posto.

Giuseppina Partenza

 

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