sabato, 14 dicembre 2019
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ALESSANDRO SPARACINO. IL TEATRO E LA VITA

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image1                            “Soffiate venti…
                              Turbini e cateratte del cielo, diluviate…
                              E voi, sulfurei lampi…”

Non si tratta di cronaca meteorologica (benché si addica a questi difficili giorni di ira) ma un assaggio del shakespeariano “Re Lear” incastonato ne “Il canto del cigno” di Anton Cechov, atto unico scritto a 26 anni, che è stato per Alessandro Sparacino una specie di palinsesto su cui modellare la sua “Lunga notte”, in cartellone al Piccolo Palcoscenico per quattro sere di spettacoli.
Il tema su cui si impernia la piece è il Teatro e anche la Vita, entrambi in perenne equilibrio (o squilibrio) tra finzione e reale: nel camerino di un teatro, ricostruito con dovizia di particolari, va in scena l’incerta certezza di ogni rappresentazione, incanto e follia, energia e cuore, finzione veridica tanto irreale quanto innervata nella fattualità dell’esistere.
Sul palco – mondo un vecchio attore dorme, sogna un premio alla carriera mai arrivato…
Il risveglio diventa un fiume in piena di rimpianti, di esaltanti incontri con i grandi autori, con il Bardo (non può mai mancare) e i suoi amati personaggi. Amleto, Macbeth, Enrico, Lear…
Costumi e corone, parrucche e cerone. È una vita tra “le vaste e desolate brughiere d’Inghilterra”, nel breve volgere di una clessidra sulle amate tavole del palcoscenico, guardando dall’orlo dell’abisso.
Con Alessandro Sparacino, intransigente e misurato nello scrivere, dirigere e recitare, c’è Angelo Abela, immancabile e impagabile nel cambiare costume e personaggio; insieme contribuiscono alla costruzione della verità inventata tra umori e pulsioni diverse, tra necessità sceniche e scenari necessari per sopravvivere; morendo come personaggio per nascere persona, con tutte le delusioni, gli aneddoti, i sogni.
Una gara a chi è il più bravo dove a vincere è sempre il Teatro. Perché questo è sempre il nocciolo della questione: tutto è teatro, anche vivere con la parte assegnata da chiunque sia il Capocomico. Non resta altro che morire… dormire… sognare, forse…

Marisa Scopello

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