sabato, 14 dicembre 2019
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MODICA, CITTÀ SORPRENDENTE 

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Tanti, tanti anni fa una giovane coppia si recò in Comune a chiedere informazioni presso l’Ufficio di Stato Civile per la celebrazione del proprio matrimonio col rito civile. La richiesta, insolita a quei tempi, suscitò stupore e meraviglia tra il personale presente, e un’anziana ma arguta impiegata se ne uscì con “Mariamaria! Allura u Sinnaco s’ha vestiri ri Ovo ri Pasqua!”, alludendo alla fascia tricolore che il primo cittadino deve indossare per le cerimonie.

Al giorno d’oggi, Modica è diventata la città del cioccolato, materia prima delle uova di Pasqua. Un uovo di cioccolato senza dentro la sorpresa è inimmaginabile: e Modica è diventata città ricca di sorprese.

Una mattina gli abitanti del Consolo, a Modica Alta, videro con sgomento una banda di energumeni muniti di seghe a motore distruggere un buon numero di alberi nella vasta area di fronte al Dirupo Rosso. Nessuno conosceva il motivo di questa azione, e a nessuna domanda fu fornita risposta. Visto che era in corso la ristrutturazione dell’ex mulino Roccasalva e si sapeva che sarebbe diventato una struttura multifunzionale, con maxi farmacia, studi medici e professionali, cominciò a serpeggiare la voce che si stesse creando uno spazio da dedicare al parcheggio. Un parcheggio privato su suolo pubblico! Il malumore della gente cresceva col passare delle ore, arricchito da altre illazioni malevole. Solo il giorno dopo l’assessore Lorefice comparve sul luogo del misfatto a spiegare che erano stati eliminati alberi vecchi, ritenuti pericolosi per l’incolumità pubblica.

Tempo prima, l’abbattimento improvviso di tutti i pini che ombreggiavano il plesso scolastico della Sorda aveva generato sorpresa: sgradita a tutti coloro che avevano frequentato le scuole e ricordavano il conforto della frescura offerta dagli alberi dopo ore di afose lezioni, gradita da alcuni abitanti delle vie interessate dal massacro, convinti che i pini portassero loro in casa zanzare, topi e altra fauna… La risposta alla domanda del perché fosse stata brutalmente eliminata una buona parte del verde, che aiutava a rendere digeribile la bruttezza del quartiere, fu che le radici dei pini stavano provocando dissesti fatali agli edifici scolastici, anche se parecchio distanti da essi.

Una sorpresa, una gran brutta sorpresa la ebbe tutta la città quando in una calda mattina estiva le seghe a motore fecero scempio dei quasi 50 pini che, piantati incautamente a fungere da spartitraffico, ombreggiavano la Via Aldo Moro prospiciente all’Ospedale Maggiore. Solo dopo che i social si erano riempiti di commenti dapprima sgomenti, poi sempre più rabbiosi e violenti, da Palazzo San Domenico arrivò la motivazione dell’opera devastante, apparentemente vandalica e malignamente eseguita in prossimità del Ferragosto, quando la maggior parte dei modicani si è trasferita a Marina e ci sono meno testimoni: le radici di quei poveri alberi, già più volte tagliate, continuavano senza possibilità di recupero a creare il dissesto del manto stradale, con grave pericolo soprattutto per i veicoli a due ruote.

All’inizio della scorsa estate, in coincidenza con l’arrivo dei primi turisti, sotto gli occhi esterrefatti degli automobilisti che transitavano di prima mattina sul raccordo tra la SS.115 e la camionale/superstrada per Pozzallo, tutti gli alberi presenti venivano percossi e malamente cimati a colpi di ruspa! In un giorno furono fatte sparire siepi di oleandro e di acacia salina, e i tronchi spezzati degli eucalipti spiccavano in una landa desertificata che pareva fosse stata generata da un tornado. Alla sollevazione popolare seguita allo scempio, mentre al sindaco veniva confermata la qualifica di “mani di forbice”, fu detto che l’operazione era funzionale al miglioramento della visibilità del punto di snodo. In effetti, i furbastri che volevano evitare code e rallentamenti alla rotatoria del Sacro Cuore, si immettevano sulla via per Pozzallo e, con rapida quanto incosciente conversione ad U in piena curva, ritornavano verso la rotatoria provenendo così da destra e trovando la corsia libera…

La Natura, fortunatamente, sta rimettendo le cose a posto e alberi e cespugli stanno vegetando più rigogliosi che mai. L’occhio vuole la sua parte, e il verde offre alla cattiva edilizia una grossa ancora di salvezza: cosa sarebbe Marina di Modica senza lo straordinario, lussureggiante rigoglio vegetale che ne copre l’orrore urbanistico ed edilizio?

Non si comprende quale sia il motivo che spinge l’Amministrazione a porre continuamente la gente davanti al fatto compiuto, indipendentemente dalla bontà, quantomeno intenzionale, del motivo di atti dall’apparenza efferatamente vandalica, esponendosi così a critiche, malumori ed illazioni anche molto pesanti. Lo stesso atteggiamento di altero disprezzo per i cittadini contribuenti si osserva in occasione di lavori stradali in parti di città poco considerate, tipo Modica Alta, tardivamente segnalati da fogli A4 scritti in caratteri poco leggibili a distanza, affissi su sostegni di fortuna.

Da notare, per contro, che ogni intervento sicuramente positivo viene ampiamente annunciato e, se poi anche eseguito, debitamente riportato dalle cronache delle emittenti televisive locali, occasione di ricche passerelle! Dopo il felice trapianto nelle rotatorie di olivi e carrubi, estirpati a San Filippo per i lavori della costruenda (?) autostrada, l’iniziativa del piantare querce!

Mettere la gente di fronte al malfatto compiuto, contando sulla memoria corta dei modicani, sembra essere pagante anche per i privati.

Dopo lo sconcerto e la fiumana di critiche e di insulti generati dalla sua comparsa, la scivola di cemento che orripila la scalinata di Via Castello pare sia stata digerita dai più, che hanno accettato la spiegazione che tale manufatto, di natura provvisoria, sia utile ai lavori di ristrutturazione di un edificio altrimenti irraggiungibile da mezzi meccanici, con buona pace delle anime pie che credevano fosse stata creata una pista per disabili in carrozzina o per il passaggio delle lettighe del 118!

Similmente l’opinione pubblica è rimasta sconcertata dalla devastazione dell’ultimo brandello verde di Via Sacro Cuore: tranne due scarne washingtonie, nulla è rimasto del misterioso giardino della Villa Valenti. Essendo proprietà privata, quanto prima l’area verrà occupata da un altro palazzone, probabilmente candido e ricco di vetrate come la moda impone: ennesimo edificio residenziale destinato a rimanere senza residenti, come larga parte di tutti quelli della via, rumorosa e inquinata dal traffico.

Se si pensa che è obbligo di legge esporre un grande cartello dove siano riportati tutti i dati inerenti al cantiere, e che basterebbe rendere nota la motivazione di certi lavori per evitare di creare ogni volta un gran casino, si tasta con mano l’incredibilmente radicata mancanza di senso civico della gente: talmente ormai insita nella popolazione che viene a mancare financo la capacità di autodifesa dai soprusi più smaccati.

L’uovo di cioccolato modicano sembra essere capace di contenere solo amare sorprese, capaci di generare malumori, malessere, critiche e insulti a corto raggio e di breve durata, forse utili a distogliere l’attenzione del popolo da altri stringenti problemi che tutti conoscono, che tutti subiscono ma che pochi pervicacemente combattono, anche in nome di una popolazione fatalista, immemore, perennemente prona ai piedi di chiunque.

Lavinia P. de Naro Papa

 

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