sabato, 14 dicembre 2019
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VILLA VALENTI: UN’OCCASIONE PERDUTA?

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723ab742-4e38-431c-9b39-ef87b81a593cIl disappunto che hanno dimostrato alcuni modicani nel vedere sparire il giardino di villa Valenti ci spinge a scrivere una piccola nota sulla faccenda.

La Villa Valenti ricopre un’area triangolare delimitata da Via Sacro Cuore e da Via Fosso Tantillo. Il cancello d’ingresso è situato sul vertice dell’angolo acuto formato dall’intersezione delle due vie.

La villa, disabitata da almeno una cinquantina d’anni, nel tempo era stata ingoiata da una fitta vegetazione proliferata sull’impianto del giardino inselvatichito. Al centro l’edificio residenziale, piccolo ma grazioso esempio di architettura razionalista che dovrebbe risalire agli anni ’30 del secolo scorso.

Chi ha una certa età e ricorda la Via Sacro Cuore com’era prima che il ponte Guerrieri determinasse lo spostamento della statale 115 dall’attraversamento della città all’altopiano, ha ancora in mente una graziosa strada che dalla piazza della chiesa del Sacro Cuore se ne scendeva dolcemente verso Scicli, bordata di villini ricchi di verde, con palme, araucarie, pini, bagolari e ailanti, aiuole fiorite, alberi da frutto ed orti. Come Via Risorgimento verso il mare di Pozzallo, era la strada delle seconde case dei modicani verso il mare di Sampieri.

Il micidiale incrocio tra la S.P.42 Sorda-Scicli e la S.S.115, felicemente risolto attualmente dalla rotatoria dopo anni di semaforo poco rispettato e di incidenti anche mortali, ha determinato il facile raggiungimento di Modica da tutto il comparto del Sud-Est, di fatto ponendovela al centro. La Via Sacro Cuore è diventata l’asse portante dell’espansione periferica sull’altopiano: l’inurbamento del contado ed il progressivo abbandono del centro storico, ritenuto ormai desueto per vetustà e scomodità, inaccettabili per la vita “moderna”, ha fatto scomparire la quasi totalità delle villette e dei relativi spazi verdi.

Per almeno una trentina d’anni la Villa Valenti, o meglio la sua posizione, ha attirato l’attenzione dei costruttori per l’appetibilità dell’area così centrale nello sviluppo edilizio del quartiere Sorda.

Frenetiche trattative basate su valori stimati sempre più alti, condotte nella spasmodica attesa che uno strumento urbanistico rivelatosi estremamente ambiguo e caotico, fatto e disfatto dalle pressioni politiche a misura degli interessi privati, potesse saziare appetiti sempre più voraci, si sono arenate miseramente.

Passate le euforie costruttorie degli anni del dopoguerra che tanto danno hanno fatto nel centro di Modica, la revisione del P.R.G. poteva essere l’occasione di un riscatto qualitativo dello sviluppo urbano. Sciaguratamente, la città vecchia fu esclusa dal piano e lasciata lentamente morire fino al giorno in cui venne “scoperta” dai forestieri che si innamorarono della bellezza della melagrana spaccata di bufalinesca memoria, e grazie alla cioccolata “azteca” e al commissario Montalbano, seppur rimasta scomoda e ripida, la città ha ripreso a vivere anche se, purtroppo, snaturata e ridotta a fenomeno turistico commerciale.

Dopo qualche anno di stasi costruttiva, complice anche una, dapprima strisciante poi conclamata, crisi economica del settore, Via Sacro Cuore ha ripreso ad espandersi occupando le aree disponibili a norma di piano, e si sta riempiendo di grandi unità immobiliari improntate al lusso. Non stiamo qui ad indagare perché si continui a costruire case che pochi potranno/vorranno comprare, e con quali capitali si faccia tutto questo.

La realtà modicana spinge i giovani a scappare da una patria che si dimostra matrigna nei loro confronti, negando loro il lavoro che, quando c’è, è sottopagato, in nero e con orari da schiavi. I vuoti lasciati vengono in parte colmati da immigrati comunitari ed extra comunitari, gente che si adatta a vivere nei vecchi quartieri non appetiti dal turismo in case fatiscenti e che sbarca il lunario con modi spesso in conflitto col codice penale.

In sede di revisione del P.R.G., che si è trascinata per decenni con esiti totalmente deludenti, sarebbe stato possibile salvaguardare le poche aree verdi esistenti ed incrementare la creazione di nuove.

Nelle “smagliature” dello strumento urbanistico hanno trovato posto modifiche e spostamenti di destinazioni d’uso che hanno prodotto una proliferazione di pseudo locali artigianali/professionali, poi bloccati dalla magistratura e lasciati in abbandono non finiti, ma anche l’occupazione in qualche modo legalizzata di spazi destinati alla pubblica viabilità e alla creazione di verde di quartiere. L’area prospiciente Via Sacro Cuore che ha per sfondo gli edifici dell’ex Residence Pluchino doveva rimanere libera ed ospitare un piccolo parco: non solo adesso è occupata da due bassi edifici, ma l’accesso ai palazzi e alla piscina comunale avviene da due oscene straducole tortuose a senso unico che girano attorno ad essi. Lo spazio posteriore residuo ospita la strada, qualche parcheggio e, in micro spazi verdi recintati, i bomboloni del GPL da riscaldamento. Desolante.

La Villa Valenti poteva essere tutelata da una destinazione d’uso conservativa del verde, sia lasciata alla proprietà privata che, ma questa è pura utopia, espropriata per pubblica utilità.

Non sappiamo quale sia il motivo che ha sbloccato la vendita della villa e a tutt’oggi si ignora quale sarà la sorte dello spazio squallido e degradato che mostrano le foto, poiché, non essendovi impiantato alcun cantiere, non vige l’obbligo di apporre il cartello che comunichi i dati inerenti all’opera e alla concessione edilizia, al proprietario, al progettista, all’impresa, etc.

Non ci resta che sperare che l’area non venga riempita a raso da un ennesimo falansterio.

Ci illudiamo che un domani venga ripiantato un giardino che, anche se privato, riporti aria pulita, bellezza, serenità e cinguettio di uccelli per tutti.

Lavinia P. de Naro Papa

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