martedì, 26 maggio 2020
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IL MIO AMICO ANTONIO

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Antonio non c’è più. Quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, inizialmente, mi sono rifiutato di farlo. Troppe forte l’emozione, troppo lacerante la notizia della sua tragica scomparsa. Ho sofferto e ho pianto l’amico perduto, il compagno di scuola delle superiori, che non vedrò più. Antonio era più che un compagno di scuola, era un vero amico, e i ricordi vanno alle mattine di spiegazioni, compiti in classe e interrogazioni, e ai pomeriggi di compiti e di partite a pallone giocate sotto casa. Poi si cresce, dopo il diploma ognuno fa la sua strada, io studio e lavoro fuori, lui inizia un’attività commerciale che gli fa scalare rapidamente posizioni economiche con la creazione di Moda Italia, lui che si inserisce nel tessuto sociale ed economico di Modica in maniera galoppante, diventa amico di politici, di uomini potenti della città, è da una sua idea che nasce il polo commerciale, ma non dimentica un antico amore, quello che ci accomunava, ossia il calcio e il Modica calcio, soprattutto.

È nel 2002 che nasce l’idea di rilevare il Modica calcio. La squadra si trova in Eccellenza e vivacchia nell’oblio degli imprenditori locali. La fa sua, rileva una società in cui – dice – è presente solo don Pietro Scollo, e piano piano ne fa una società modello, fa una campagna acquisti importante, la squadra scala posizioni in classifica, i tifosi tornano allo stadio. Ricordo le conferenze stampa, luogo in cui ci siamo rincontrati, dove informava dei progetti e delle intenzioni di fare del Modica calcio una società sempre più forte. Anche i politici cavalcano l’onda, capiscono che c’è un grande entusiasmo attorno al suo presidente, e Antonio non si risparmia affinché la sua Modica, almeno nel calcio, si faccia rispettare. Sono anni fantastici, la squadra vince subito il campionato di Eccellenza e si ritrova in serie D, poi un altro anno esaltante finito ai play off, poi un altro campionato vinto e il salto nei professionisti. Tutti a battere le mani, l’entusiasmo è alle stelle, Antonio chiede aiuto all’imprenditoria locale, ma, a parte le pacche sulle spalle, al momento di aiutarlo economicamente, vilmente, molti imprenditori spariscono. La seria C è un campionato tosto, nel girone di andata la squadra è a metà classifica, ma la società è costretta a cedere calciatori di rilievo per rendere meno pesante il passivo societario. È l’inizio della fine, la squadra retrocederà ai play out e sarà poi radiata perché un calciatore non era stato pagato!

Nonostante la radiazione societaria, Antonio si sente in obbligo di non lasciare la città senza calcio, rileva una società semi fallita, la Libertas Acate che gioca in Eccellenza, e la cede a Radenza, poi lascia il calcio definitivamente. Il resto è cronaca spicciola, l’azienda di famiglia che perde profitti e non riesce più a rialzarsi, poi la il fallimento di Moda Italia, la lenta agonia economica, infine il tragico epilogo.

Voglio ricordarlo per quella signorilità e quella disponibilità che usava mostrare durante quelle conferenze stampa, ma anche per quella sincera amicizia che ci ha legato dagli anni della scuola e per tutto il tempo che ci siamo rivisti, per la felicità e l’orgoglio di essere padre delle sue bambine, che adesso, purtroppo, piangeranno il loro papà.

Giovanni Oddo

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