mercoledì, 22 gennaio 2020
3e913795-1efc-435d-bf93-130c0fa9456a

NATALE SÌ, NATALE NO

Print pagePDF pageEmail page

…….C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va

——————————————–

Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno…

Cari amici vi scrivo

Auguri a manca, auguri a dritta! Abbracci e baci a tutti! Gli auguri si sprecano per Natale e per Pasqua, le ricorrenze festive più importanti dell’anno. Ma occorre dire che sono feste religiose solo nel mondo cattolico e più estesamente cristiano. Eppure, nel nostro tempo, nei paesi cosiddetti occidentali, dove nel lungo tempo la chiesa di Roma ha diffuso (e talora imposto) la sua dottrina, ma non l’autentico e semplice messaggio di Gesù, questi auguri suonano dissonanti, perché troppo convenzionali, espressi soprattutto per sociale bon ton.

Personalmente mi parrebbe di fare peccato e, se posso, mi astengo dal farli, per primo, a parenti e affini, a cui voglio riservare un trattamento sincero.

Ma auguri di che? Sono anni, decenni, secoli, millenni, e tuttavia non “cresciamo in consapevolezza”. Egoismi e interessi di parte sono sempre in agguato, pronti a scattare. Io, Noi! – Tu, Voi! Guerre e conflitti dappertutto e in tutto il mondo. Oggi i paesi occidentali hanno imparato a farsi la guerra, non più sul proprio suolo (troppo intriso di sangue), facendola invece combattere ad altri popoli, su suolo straniero tra paesi stranieri, fomentando e fiancheggiando ora questo ora quest’altro paese. Se, dalla fine del secondo conflitto mondiale, abbiamo vissuto lunghi decenni di pace in Europa, è perché la guerra l’abbiamo “sapientemente” saputo esportare, facendola guerreggiare però con armi fabbricate da noi, vendendole ad altri paesi in guerra e guadagnandoci per giunta e riuscendo a non fermare la produzione dell’industria bellica, che diversamente sarebbe entrata in crisi di mercato, con conseguenze immaginabili anche nel mercato del lavoro.

Ma auguri di che? Dovrebbero essere auguri, auspici, incoraggiamenti e speranze, intenzioni e pratiche di pace, almeno tra noi, anche in ambito familiare. No neppure tra noi, fratelli, sorelle, padri e figli, c’è pace! E’ Natale. E poi arriva il nuovo anno. Siccome voglio essere e sono sincero (anche fin troppo), mi astengo dal farvi gli auguri.

Uno che non la canta

Condividi!